martedì 29 gennaio 2008

La tattica del Pronto soccorso
(inPaC terza parte)

La seconda parte è qui




L’attacco congiunto partì il lunedì mattina. Ioia aveva saputo da una sua amica che aveva saputo da un suo amico che quella mattina, durante l’ora di educazione fisica Bighino le avrebbe chiesto di uscire.
L’idea era semplice. Ioia la chiamava la tattica del Pronto Soccorso: “io gli faccio male e tu intervieni subito a curarlo”. Per l’occasione Ioia aveva convinto Bizzy a comprare una nuova a tuta ginnica in sostituzione di quella stile abito francescano, che di solito indossava e poi la mattina prima di andare a scuola l’aveva truccata e pettinata.

Come previsto il lunedì mattina, alla seconda ora, Bighino, fingendo di avere mal di testa, si portò ai bordi della palestra dove stazionava Ioia. Lei infatti aveva ottenuto l’esenzione dall’ora di Ginnastica con un falso certificato medico (puntava a partecipare a miss Italia e non poteva rischiare di mettere su qualche muscolo di troppo).
L’aspirante fidanzato si avvicinò all’aspirata facendo finta di essere lì per caso e le disse : “ti va di venire a prendere un gelato con me?”
“No” rispose Ioia, che avrebbe risposto di no anche se la proposta fosse venuta da un ragazzo che le piaceva (desiderava partecipare a miss Italia e non poteva rischiare di mettere su qualche chilo di troppo).
Bighino le chiese : “perché?”
“Perché…perché no!” rispose Ioia che bramava di partecipare a miss Italia e non voleva rischiare di abituarsi a dare, alle domande, qualche risposta intelligente di troppo. Poi per sottolineare il concetto colpì Bighino con un pugno nello stomaco e per non rischiare di essere fraintesa lo ribadì pestandogli violentemente un piede. Infine si allontanò lasciando campo libero all’amica.
Bizzy non si aspettava che Ioia intendesse la frase “io gli faccio male” in maniera così letterale. Si appuntò su un foglietto ‘spiegare da capo il concetto di metafora’, poi si affrettò a soccorrere Bighino.
Piccolo Principe: meno male che ci sono qui io, tua amica e tua fortuna. Posso provare ad aiutarti?” era la semplice frase che avrebbe dovuto dire e che aveva provato più volte col suo crotalo di peluche. Emozionata com’era invece le venne fuori “Princiolo picchipe : ci hai provato con la tua amica. Fortuna che mena male!
Bighino guardò la ragazza con l’aria stupita.
Bizzy decise di essere la donna più cretina del mondo e scappò negli spogliatoi a piangere. Fra le lacrime disse a Ioia : “mi ha guardato con lo stupore di chi crede che una ragazza sia intelligente e scopre all’improvviso che è stupida”:
Bighino disse al suo amico che si era avvicinato a vedere come stava : “Ma Bizzy è sempre stata così bella? Io ero convinto fosse la brutta copia di uno scimpanzé!”
“Ma che ti ha detto?” chiese l’amico
“Non l’ho sentito! Era troppo impegnato a godere della sua bellezza”.

- Fine terza parte -

lunedì 21 gennaio 2008

Magistro multa utilia dicenda sunt
(inPaC - parte seconda)

La prima parte potete leggerla qui




Bizzoca era la migliore amica di Ioia, sebbene a vederle insieme fossero diverse come il sapone e una trousse a forma di orsacchiotto vezzoso.
Ioia indossava sempre abiti all’ultima moda. Bizzoca vestiva semplice e poco colorata.
Ioia aveva come scopo nella vita lo shopping e la sua lettura preferita era Novella 2000. Bizzoca si dedicava al catechismo e predicava la Buona Novella.
All’inizio il loro rapporto era stato basato esclusivamente sull’aiuto allo studio che Ioia chiedeva a Bizzy (così la chamava). Non che a Ioia interessasse davvero migliorare i propri voti. La madre però aveva minacciato di tagliarle i fondi per la profumeria se fosse stata bocciata.
Bizzy a sua volta aveva accettato perché stare al fianco di Ioia era l’unico modo per accaparrarsi una piccola percentuale dell’attenzione di Bighino (attenzione che in genere si concretizzava nella frase : “puoi dire a Ioia che…”) di cui era pazzamente innamorata sin dal primo anno del Liceo.
Nonostante le basi traballanti alla fine erano divenute amiche per davvero o almeno così credevano.

La sera in cui Ioia si era trovata a osservare dalla finestra di casa sua Bighino che le dedicava un graffito aveva pensato che poteva approfittare dell’occasione per liberarsi della fastidiose attenzioni del ragazzo ed allo stesso tempo compiere una buona azione.
Chiamò allora l’amica, che dalle due di pomeriggio cercava di spiegarle la differenza fra perifrastica attiva e passiva cominciando dalle basi (ovvero come si scrive la parola “perifrastica”) e le disse: “Bizzy guarda! E’ per te!”
Ioia le fece posto alla finestra. Bizzy si affacciò e vide Bighino che indicava verso di lei e poi verso il graffito urlando “E' PER TE!” incapace di distinguere i lineamenti delle due ragazze da quella distanza.
Convinta che si riferisse a lei anche dal carattere religioso della scritta, Bizzy arrosì, sussultò, poi esultò,  infine partì con uno scatto da centometrista verso la porta d’ingresso. Ioia l’afferò al volo con una presa da rugby: “dove vai?”.
“Corro da lui. Non voglio perdere l’occasione!”
Ioia si rese conto che le serviva tempo per portare a compimento la sua idea. Doveva dissuaderla a muoversi.
“Ma no! Non devi fare così: devi farlo friggere nel suo brodo” (la cucina non era il suo forte) “Fallo aspettare un po’: intanto io ti aiuto a comprare qualche vestito, a truccarti, a cambiare pettinatura…”
“Ma che dici : lui mi vuole così.”
“Ehm…certo…ma gli uomini tu non li conosci bene: sono come dei bambini. Se hanno subito il loro giocattolo in mano, si stancano e ne vogliono un altro. Per legarli a te devi essere il giocattolo più bello che abbiano avuto! Devi essere la Playstation quattro quando tutti hanno la tre!”
“Funziona?”
“Sì."
Fece un pausa e poi aggiunse: "Almeno finché in giro non c’è la cinque…”

- fine seconda parte -


martedì 15 gennaio 2008

Vite da bus

Noi, viaggiatori da bus, pestiamo piedi. Noi, viaggiatori da bus, abbiamo le scarpe sporche delle impronte altrui. Noi, viaggiatori da bus, spintoniamo e veniamo spintonati, cediamo posti che vengono rifiutati da vecchiette troppo orgogliose per accettare, cediamo posti e siamo sgridati da anziani signori ansiosi di insegnarci che siamo giovani non dovremmo sederci, neppure se il bus fosse vuoto, a meno che non siamo molto stanchi.  "Perché ti sei seduto? Eri molto stanco?”. E se rispondessimo di sì? Noi viaggiatori di bus impariamo a riconoscere le nostre facce, ogni mattina alla stessa ora ma non ci salutiamo incontrandoci sul bus. C’è quello che somiglia a Marco Berry e quando alla fermata c’è lui siamo sicuri che la nostra corsa non è passata. E’ sempre puntuale Marco. C’è la ragazza che guarda con fastidio me e la mia Armonia, noi due viaggiatori da bus, perché a quest’ora del mattino abbiamo voglia di sorridere. Nessuno dovrebbe aver voglia di sorridere così presto. C’è la lettrice cronica. Deve leggere sia che stia seduta, sia che stia in piedi. Fosse necessario reggersi con i denti all’apposito sostegno, lo farebbe pur di leggere il suo Guerra e Pace. Ci sono i due adolescenti: lui, capelli ricci a fungo, sembra disinteressarsi completamente all’apparenza. Se deve coprirsi perché fa freddo, lo farà: nulla di più. Lei sempre carina, sempre perfetta, sempre in ritardo sulla lezione da studiare per oggi : “Me la ripeti?”, chiede a lui, “così magari mi ricordo qualcosa”. Lui l’anno prossimo si iscriverà a filosofia. Lei vuol girare il mondo, aiutare gli altri : “Dopo gli esami partirò per il Kenya con un’associazione di volontari”. Noi, viaggiatori da bus, vite che si toccano per pochi minuti, fino alla nostra fermata, fino a quando dobbiamo scendere per incontrare altre vite. Non ci salutiamo scendendo dal bus. Se ci incontriamo, però, per caso, per strada, ci scambiamo un sorriso spontaneo: abbiamo passato tanto tempo insieme, noi viaggiatori da bus.

martedì 8 gennaio 2008

inPaC (speriamo che diventi un musical)


Bighino, così lo chiamavano gli amici, era un aspirante teppista del rione Borgo. In verità troppo buono per essere un vero teppista e troppo miope per riuscirci anche quando ci si metteva davvero d’impegno.
Bighino, un tempo ragazzo serio e studioso, aveva deciso che sarebbe divenuto il più duro e fico della quinta C quando, invitando ad uscire Ioia, la più bella delle sue compagne , si era sentito rispondere che certo le sarebbe piaciuto, ma da quando aveva visto al cinema 3MsC aveva promesso a sé stessa che il suo prossimo ragazzo sarebbe stato il più possibile simile a Step, se non Step in persona.

Bighino allora si era procurato una copia del film che minacciava di rovinare il suo sogno d’amore e l’aveva studiata attentamente.
Poi per darsi l’aria da bullo aveva buttato via gli occhiali, che lo rendevano troppo simile a un secchione, rinunciando così a godere della bellezza di lei pur di conquistarne il cuore.
Infine aveva deciso di intraprendere le attività più "toste" che gli venivano in mente: avrebbe cominciato a frequentare il gruppo più scalmanato di Ultrà, avrebbe realizzato dei magnifici graffiti in giro per la città e si sarebbe persino procurato una vecchia motocicletta con cui gareggiare nelle corse clandestine.

Il nuovo stile di vita non aveva giovato, però, alla sua salute, già dai primi giorni.
Alla sua prima partita, a causa della sua carenza visiva, aveva esultato più volte ai gol della squadra avversaria. I suoi compagni di curva a fine match sfogarono su di lui la rabbia del cinque a zero subito.
La sua attività di graffitaro risultò ancora più pericolosa: la sua prima opera l’aveva dipinta sul muro di un palazzo, mentre su di esso iniziavano le le operazioni di demolizione, la seconda sul portone della scuola mentre il preside lo osservava da circa tre metri di distanza (ovvero il limite massimo del suo campo visivo), la terza su una macchina dei carabinieri, con gli agenti seduti al suo interno.

Con le poche ossa intere che gli rimanevano si era poi recato sul luogo in cui si sarebbe tenuta la corsa del secolo. Stavolta le cose sentiva che gli sarebbero andate bene : Ioia era lì a guardarlo, i suoi amici secchioni erano lì a fare il tifo per lui.
Quasi tutti quelli che lo conoscevano in realtà lo avevano seguito lì… anche i due carabinieri…
A questo punto aveva stabilito che, finché riusciva ancora a reggersi sulle proprie gambe, avrebbe dovuto tentare l’attacco diretto.

Due notti dopo si recò di fronte a casa di Ioia, aspettò che lei si affacciasse alla finestra (per non sbagliare questa volta si era portato un amico) e, attingendo al proprio dialetto, realizzò per lei un graffito, ponendola molto più in alto di quanto fossero Step e Babi :
“Io e te in petto a Cristo”



- Fine prima parte -

mercoledì 2 gennaio 2008

Nostalgia...

La nostalgia comincia due giorni prima di partire. Lente che si frappone fra me e ciò che ho davanti agli occhi. Lente strana che mette a fuoco eppure rende irreale il mondo. Perdo di sincronia con ciò che vivo, che diventa già ricordo. Strano scherzo della mente che più prova a fermare l’istante e più si accorge di quanto esso sia sfuggente.