mercoledì 30 settembre 2009

il buono, il brutto e il vampiro

Minuti Contati è un gioco divertente che mensilmente viene proposto nel Forum delle Edizioni XII. All'ora X del giorno designato vengono svelati il TEMA dell'edizione in corso, il TEMPO a disposizione (minimo un'ora, massimo tre ore) e il numero di caratteri tollerati (tra i 1000 e i 5000). Questo mese il tema era “Il buono, il brutto e il vampiro”. Ecco la mia prova:
 
La via per la salvezza “Non sono d’accordo, paparino.” “Guardati attorno Lory. Siamo in una strada in mezzo al nulla. Tiriamoli su.” “E se sono cattivi?” “Non vedi che sono tre frati?” Il SUV si fermò accanto ai tre e uno degli sportelli posteriori si aprì. Dai vetri scuri si intravedeva una mano che li invitava a entrare. “Saliamo” disse Marco. Oreste lo guardò con le palpebre semichiuse come sempre: “No.” “Raul non sta bene. E ha fame.” “E tu sai come diventa, quando sta così.” La labbra di Oreste si richiusero sui denti gialli e sgradevoli, arricciandosi come se avessero succhiato un limone. Marco, seppure abituato ai lineamenti fastidiosi del confratello, non poté fare a meno di osservarli. Era convinto che Oreste fosse un messaggio che Dio gli inviava quotidianamente: Marco, vai oltre le apparenze. “Oreste, sono certo che l’auto è il soccorso dalla Provvidenza. Raul troverà in sé la forza di controllarsi. Vero Raul?” Marco accompagnò la frase con una risata rassicurante. Raul, il cui volto era nascosto del tutto dal cappuccio e le cui mani affondavano nelle larghe maniche del saio, si limitò ad annuire. “Benvenuti. Mi chiamo Kevin” li salutò l’uomo al posto di guida. Poi rimise in moto il mezzo: “Dove vi portiamo?” “Al monastero di Ostuni. Ma solo se siete di strada” disse Mauro con allegria “Siamo rimasti in panne in un viottolo di campagna.” La ragazzina bionda che occupava il posto del passeggero non aveva staccato un attimo gli occhi da Raul. “Padre Raul ha un problema alla pelle e non sopporta la luce del sole”, si affrettò a spiegare Oreste con la sua parlata monotona. “Ora può scoprirsi: questo gioiello ha i vetri oscurati.” “Un frate può portare i capelli lunghi come te, padre Marco?” Raul affondò le unghie nel sedile e serrò i denti. La ragazzina era davvero insolente. Perché padre Raul è così pallido? Padre Oreste non potrebbe sbiancarsi i denti?  E quel troglodita di suo padre non la rimproverava. “Padre Raul quando hai sentito la chiamata?” Raul serrò ulteriormente le mandibole. Aveva troppa fame. Il digiuno è la via per la salvezza, gli diceva Marco. Ora chi avrebbe avuto bisogno di essere salvata era quella ragazzina. “In verità Raul non era una bella persona. Ha fatto cose terribili.” Oreste fece una pausa per gustare gli ulivi che scorrevano velocemente. “Il perdono ci distingue dalle bestie. Così l’abbiamo accolto, certi che potrà trovare la vera conversione del cuore.” “Ma davvero tu ami Dio, anche se ti ha fatto così brutto?” Raul scattò veloce come un serpente, la mano tesa verso la ragazzina. Kevin inchiodò e Raul si ritrovò sul sedile anteriore. Con fatica provò a tirarsi su. Kevin disse: “Perdonate Lory. È qui da secoli, ma si ostina a voler capire gli umani.” Raul si voltò. Kevin sorrideva. Al posto dei denti, vi erano delle zanne. Era buio quando scaricarono i tre cadaveri in una strada di campagna. “Il sangue dei religiosi è più gustoso, vero?” “Sì, paparino. E il più buono dei tre era Marco.” Al ricordo di quel sapore Lory si passò la lingua sulle labbra.

venerdì 18 settembre 2009

Un volto, un sorriso... e il nulla intorno...

Bob è nel bar del centro in cui lavora. Finisce il suo caffè poi si volta dalla parte sbagliata… un uomo baffuto lo vede, sorride e gli si avvicina.

Cervello di Bob: – Ricambia il sorriso, stupido! Tu non sai chi è, ma lui ti conosce. E mi raccomando: dai solo risposte generiche. Bob:[D’accordo, Cervello. Ma tu mettiti subito al lavoro.] 

Bob tira fuori il suo sorriso, cercando di trasformare la faccia “non ho idea di chi tu sia” in quella “ma dai! non immaginavo di incontrarti proprio qui”.

Unknown:Ciao Bob! Mi stavo giusto chiedendo come trovarti. In effetti il modo più facile era cercarti in mensa o al bar. Sai, io lavoro alla sede di Roma e mi capita raramente di passare da qui… Bob:In effetti… [Allora Cervello?] Cervello:Aspetta… ho trovato un ricordo… sei a pranzo a casa di qualcuno. Lui è seduto di fronte a te. Unknown:A te come va? Novità? Bob:Tutto bene. Solita vita. [Cervello, potrebbe essere lo zio della nostra amica con i capelli rossi? Lui vive a Roma e abbiamo mangiato con lui a casa di lei.] Cervello:[Negativo. Lo zio dell’amica dai capelli rossi lavora in tutt’altro ambito. Attento stai perdendo il sorriso.] Unknown:Ho saputo che ti sei sposato. Bob:Sì, sì. E t… Cervello:Non chiedere della moglie. Ho trovato un foglietto sul pavimento dell’archivio. C’è scritto che è single. Unknown:E.T? Bob:Sì… E.T…[Cervello, aiuto] L’ho visto l’altra sera in piazza Maggiore. Sbaglio o ne avevamo parlato l’ultima volta che ci siamo incontrati? Ah, no era con lo zio della mia amica con i capelli rossi. Unknown:Ehm. Capisco.

Cervello:Aspetta era a casa di una tua zia. È suo cugino. Bob:[Si ma quale zia?] Cervello:Non so. Indaga. Bob:E mia zia come sta? Unknown:Bene, bene. Te la saluto. Bob:[Sì ma quale zia?] Cervello: Agatina? Bob:[mmmh. No.] Cervello:Maria? Bob:[No. No.] Cervello:Rosella? Bob:[Ma non ho nessuna zia che si chiama Rossella!] Cervello:No? Bob: [No!] Cervello:Mmmh. Bob, credo che qui dobbiamo riformattare tutto…