martedì 20 dicembre 2011

Leopardi e la profezia della case editrici a pagamento


Nel pensiero XX di Leopardi (che potete leggere integralmente qui), si parla: 
...del vizio di leggere o di recitare ad altri i componimenti propri: il quale, essendo antichissimo, pure nei secoli addietro fu una miseria tollerabile, perché rara; ma oggi, che il comporre è di tutti, e che la cosa più difficile è trovare uno che non sia autore, è divenuto un flagello, una calamità pubblica, e una nuova tribolazione della vita umana.
Fa una certa impressione il fatto che già nel XIX secolo e Leopardi si lamenti del fatto che  la cosa più difficile è trovare uno che non sia autore.
Pensateci quando qualcuno vi dice che oggi tutti scrivono e nessuno legge più, al punto che chiunque ha un cassetto nel romanzo.
Ma andando avanti il poeta aggiunge che: 
Onde alcuni miei conoscenti, uomini industriosi, considerato questo punto, e persuasi che il recitare i componimenti propri sia uno de’ bisogni della natura umana, hanno pensato di provvedere a questo, e ad un tempo di volgerlo, come si volgono tutti i bisogni pubblici, ad utilità particolare. Al quale effetto in breve apriranno una scuola o accademia ovvero ateneo di ascoltazione; dove, a qualunque ora del giorno e della notte, essi, o persone stipendiate da loro, ascolteranno chi vorrà leggere a prezzi determinati: che saranno per la prosa, la prima ora, uno scudo, la seconda due, la terza quattro, la quarta otto, e così crescendo con progressione aritmetica. Per la poesia il doppio. 
Non vi fa pensare alle odierne case editrici a pagamento?