Pare che ormai la parola "fantascienza" faccia paura sia a chi scrive (leggo sulle notizie di Fantascienza.com, come il romanzo Le quattro dita delle morte, avrebbe contenuti tipici del genere, ma "l’autore non riconosce la sua opera come fantascienza"), che a chi legge e recensisce (si veda come inizia questa recensione di Ferro Sette).
Certo, visto i cali di vendite che hanno avuto le opere di questo genere (ormai nelle librerie bisogna cercarle con la lente d'ingrandimento) e la fama di lettura da ragazzini (giusto ieri, mentre davo un'occhiata allo scaffale della libreria Ambasciatori, uno dei pochi in cui si riesca a trovare un po' di scelta, un papà mi è passato dietro e ha detto al figlio: "Ecco tu dovresti leggere queste cose. Io le leggevo da piccolo"), questo atteggiamento non è così incomprensibile.
Quindi non stupisce che perfino Fanucci, pubblichi il nuovo romanzo di Gibson, con lo strillo in copertina:
Il re assoluto della speculative fiction, ritorna con un trhiller distopico a sfondo tecnologico
Ora, sarà pur vero che gli ultimi romanzi di Gibson sono diversi dai suoi vecchi romanzi di fantascienza pura. Ma, per esempio, sul sito SF signals, è scritto che, con Zero History, "William Gibson melds the form of the thriller with the observations of science fiction".
Invece, in Italia, si cercano tutti i possibili giri di parole per evitare di scrivere Fantascienza: Speculative fiction; Thriller distopico; Sfondo tecnologico. Certo la creatività è da ammirare.
Ma se avessero ragione loro? E se bastasse inventare un nuovo nome per permettere a tutti di leggere i libri di fantascienza senza vergognarsi?
Invece, in Italia, si cercano tutti i possibili giri di parole per evitare di scrivere Fantascienza: Speculative fiction; Thriller distopico; Sfondo tecnologico. Certo la creatività è da ammirare.
Ma se avessero ragione loro? E se bastasse inventare un nuovo nome per permettere a tutti di leggere i libri di fantascienza senza vergognarsi?