Di solito non parlo di film in questo blog (anche perché da
un paio di anni, riesco ad andare al cinema davvero raramente, per cause di
forza maggiore).
Però due parole sul Lo Hobbit le voglio dire, visto che l’ho
atteso con tanto desiderio.
Premetto, per chi non lo avesse ancora visto, che nel
seguito ci possono essere anticipazioni della trama (quindi, Anna, smetti di
leggere ora).
Cominciamo dagli aspetti positivi del film: la pellicola è
spettacolare, la qualità visiva è degna della precedente Trilogia (N.B. credo
che nella sala in cui l’ho visto non ci fosse la famigerata ripresa con doppia
quantità di frame, perché nono ho avuto le sensazioni di iperrealismo e di
documentario televisivo di cui ho letto qua e là).
Mi ha fatto piacere rivedere Frodo e il vecchio Bilbo, nella
parte iniziale del film e ritrovare, più avanti, Saruman e Galadriel (Elrond me
l’aspettavo, dai ricordi del libro, per quanto l’avessi letto molti anni fa). L’introduzione
di Radagast, per quanto assente dal libro, è piacevole. L’incontro fra Bilbo e
Gollum, poi, vale davvero tutto il film.
Però.
Però, il libro di partenza era davvero esile (si tratta in
fin dei conti di una favola e pure molto più breve del Signore degli Anelli,
che d’ora in poi indicherò come SdA) e questo crea dei vuoti di contenuto
davvero imperdonabili in un film in cui si volevano ripercorrere i toni epici
dei precedenti tre e persino la lunghezza.
Andando nel dettaglio:
- La posta in gioco del Sda era la salvezza stessa della Terra
di Mezzo. Nel Lo Hobbit c’è una scaramuccia per il possesso di una città fra
Nani e di un’altra con un drago
- I personaggi del SdA erano grandiosi, ricchi di conflitti
interiori (si pensi a Boromir e Aragorn,
al peso dell’impresa che deve sobbarcarsi Frodo, Denethor, Theoden, Faramir…). Nel libro dell Hobbit i caratteri dei vari nani erano appena
accennati e nel film questi non rimangono che delle sagome vuote. Lo stesso
Thorin Scudodiquercia, su cui si cerca di ricostruire un nuovo Aragorn, non
riesce ad avere la forza del ramingo, forse per la posta in gioco, come dicevo
prima, più bassa o forse perché caratterizzato in modo prevedibile e unidimensionale.
Si salva solo Bilbo che è dipinto davvero bene (e ovviamente Gandalf che già conosciamo)
- I combattimenti nel SdA mi facevano trepidare e mettevano al
centro i singoli personaggi (si ripensi e Merry e Pipino che provano a sbarrare
il passo al Nazgul che vuole l’anello di Frodo, ad Aragorn contro l’orco nella
scena finale della Compagnida dell’Anello, a Boromir che cerca di vendicare il
proprio onore a all’incredibile duello di Gandalf con il …) – Qui, come
conseguenza del precedente vuoto di personaggi i combattimenti, anche se
spettacolari sono da videogioco. Non c’è mai nessun dubbio su come finiranno,
le scene sono riprese da lontano, senza mai mettere al centro il singolo
personaggio (tranne nello scontro fra Thorin e l’orco bianco, con la figura da
cretino che ci fa il re dei Nani) e, per quanto spettacolari sono davvero
fredde
- Infine il continuo citare il SdA, in modalità di ripresa,
musiche, scene (diverse volte si ha la sensazione del déjà-vu, per esempio
nelle scende dei goblin che arrivano in massa lungo le pareti del sotterraneo, nella
seguente fuga fino al ponte, nella scena lungo lo strettissimo sentiero della
montagna) dà l’impressione che nulla di nuovo sia stato introdotto o detto con
questo film.
- Aggiungo che comincio a stancarmi di certi “luoghi comuni”
di un certo tipo di cinema, come la finta morte di Thorin e la scena in cui il
re dei Nani sembra rimproverare aspramente Bilbo e invece sta per abbracciarlo.
Parrà impietoso giudicare lo Hobbit raffrontandolo col SdA,
ma la sensazione che ho avuto è stata davvero di trovarmi di fronte a un copia
e incolla della trilogia originale privata del contenuto, dei personaggi e
delle emozioni.
Insomma, non dico di non andare a vederlo, ma mi pare che,
questa volta, il film mira direttamente ai portafogli del pubblico senza
passare per il suo cuore. Peccato: se si fossero limitati a farne uno solo poteva
essere davvero un capolavoro.