3% è una serie Brasiliana di fantascienza, prodotta da
Netflix a partire da una precedente serie auto-prodotta e distribuita tramite youtube (e il fatto che in brasile si produca una serie di fantascienza, mentre in Italia non si va molto lontani da don Matteo dovrebbe farci riflettere). La serie è disponibile anche qui da noi, purtroppo senza doppiaggio in
italiano . Dico "purtroppo" perché molti utenti italiani lo snobberanno per
questa ragione: peccato, perché la serie merita di essere vista.
3% racconta di un Brasile distopico (ma
neanche tanto) in cui la povertà è imperante e l’entroterra è un luogo di
povertà, soprusi e baracche. L’unica via di salvezza è una società,
apparentemente utopica, costruita dalla “coppia fondatrice” su questo luogo misterioso chiamato offshore. La
storia non è ambientata, però, su questo offshore, che rimane invisibile a noi (ma anche agli abitanti dell'entroterra che la considerano una terra promessa o, meglio ancora, un paradiso terrestre), né nella baraccopoli (che però, di tanto in tanto, vediamo).
Lo scenario principale è un grande edificio
in cui avviene il processo di selezione per raggiungere l’offshore (o, come
dicono tutti, il Processo). Si può
partecipare a questa selezione una sola volta nella vita, al compimento dei
vent’anni. Solo il 3% dei "concorrenti" è destinato a superarla e si tratta di detiene il merito e può essere, quindi, considerato un essere umano a tutti gli effetti.
La maggior parte delle persone accetta passivamente questa situazione (anche
grazie a un sapiente uso della religione come strumento di marketing): si tratta, per quasi tutti, di un dato di fatto che non può essere
modificato. I pochi che si ribellano sono considerati da tutti "terroristi". Nel serial seguiamo le vicende di alcuni concorrenti, ma anche di colui
che gestisce il Processo, in un momento critico, visto che la sua gestione è messa in dubbio dal primo omicidio
verificatosi sull’offshore.
L’idea può sembrare non originalissima e
ricordare i meccanismi dei reality show, ma la serie è scritta benissimo: personaggi a
tutto tondo (ci si affeziona persino al “cattivo” di turno), storia avvincente
e densa di significato. Al centro di tutto, il concetto spesso sopravvalutato di
meritocrazia (certo, il merito è importante, ma come si fa davvero a misurare? Ed
è giusto chi non “merita”, debba vivere in un inferno in Terra? E il mondo costruito da questi meritevoli sarà davvero così bello?).
Forse la prossima serie ci
mostrerà l’offshore, ma già dai riflessi che ne vediamo in questa possiamo capire come questa società non sia poi così ideale, ma si tratti di un luogo dominato dall’ambizione, dalle lotte di potere e
dalla totale mancanza di pietà e spirito di fratellanza (per citare un mio
amico, in Minuti Contati, “Il primo vince, gli altri si rotolano nel fango”),
terribilmente somigliante al nostro mondo occidentale.
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