sabato 31 marzo 2012

Come l'Enterprise...

L'altra notte ho sognato di entrare in un centro commerciale ultra-moderno. Dall'atrio si innalzavano due scale mobili che formavano una doppia elica, come quella del DNA.
Arrivato in cima, c'era una parete, senza porte, sovrastata da un grande schermo su cui si alternavano le immagini dei vari reparti.Una volta scelto il reparto in cui andare, si attivava un tele-trasporto che ti portava lì.
La gente continuava a salire dalle scale mobili e a scomparire. Io stavo lì immobile, davanti allo schermo, perché non avevo il coraggio di usare il teletrasporto...
So che da questa scena onirica dovrei tirar fuori una storia, ma ancora non so quale...

giovedì 29 marzo 2012

A integrazione del post precedente...

Se la lettura è come un viaggio, certi best seller sono come villaggi turistici, che ti nascondono la realtà dei luoghi in cui vai con luci e colori abbaglianti.

lunedì 12 marzo 2012

"meglio non leggere affatto..."

Scrive Piero Citati sul Corriere della Sera "Credo che sia molto meglio non leggere affatto, piuttosto che leggere Dan Brown, Giorgio Faletti e Paulo Coelho".

Ha ragione? O è meglio leggere comunque?
Devo dire che l'affermazione un po' mi divide in due. Ho la sensazione che l'abbassamento del livello di cinema o letteratura, che privilegia prodotti standard e confezionati in maniera attraente, ma senza idee e senza anima sia frutto di un circolo vizioso (il produttore/editore che guarda i biglietti staccati/le vendite, decide che il pubblico vuole quello e il pubblico che va al cinema/compra i libri) pericoloso.
I libri sono alimenti per la mente e se ci alimentiamo male, la nostra mente crescerà male.
Parlavo, tempo fa, con un libraio di una libreria per ragazzi che mi spiegava come il successo di Geronimo Stilton sia dovuto a una scrittura molto semplice ed elementare (detto con accezione negativa), per cui il bambino finisce il libro con facilità è contento di essere arrivato alla fine e ne vuole altri, auto-compiacendosi di aver letto tanti libri. Questo ha in più l'effetto collaterale di rendere poco attraente la lettura dei classici per la letteratura per ragazzi.
Immagino che il meccanismo, in certi best seller, sia lo stesso.
È vero anche che i feuilleton sono sempre esistiti, ma da lì sono venuti fuori anche grandi autori come Stevenson, Flaubert, Dostoevskij e Tolstoj.
D'altra parte, nel mondo di oggi, come si può combattere il mercato? Credo che la via passi dalla scuola e dall'educazione familiare.
Soprattutto, passa attraverso insegnanti appassionati, che non si facciano fare il lavaggio del cervello dalla parola tanto alla moda oggi che è "meritocrazia", ma sappiano accendere l'entusiasmo degli alunni, anzichè far passare in loro l'idea che i classici siano una cosa pallosissima il cui unico scopo sia quello di annoiarsi e essere valutati.
Certo che se quegli insegnanti sono lettori di Moccia e non riescono ad approcciarsi a  Dostoevskij è difficile che sappiano far passare il gusto della buona lettura ai ragazzi.
Allora, forse, l'affermazione di Citati è da restringere agli educatori (e possibilmente anche ai genitori)?
È meglio che gli insegnanti non leggano affatto,  piuttosto che leggere Dan Brown, Giorgio Faletti e Paulo Coelho... Suona meglio?