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venerdì 11 ottobre 2024

Sottosopra di Luca Enoch



Immaginate che, all’improvviso, la gravità cambi direzione, ma solo per la materia organica e l’acqua: questo è lo spunto da cui prende vita la miniserie a fumetti "𝐒𝐨𝐭𝐭𝐨𝐬𝐨𝐩𝐫𝐚", scritta da 𝐋𝐮𝐜𝐚 𝐄𝐧𝐨𝐜𝐡 (autore di Sprayliz, Gea e Dragonero) e disegnata da 𝐑𝐢𝐜𝐜𝐚𝐫𝐝𝐨 𝐂𝐫𝐨𝐬𝐚 (noto, tra l'altro, per Rigor Mortis e le carte del gioco “Sì, oscuro Signore”, ideato dal mio amico Massimiliano Enrico).


Inizialmente pubblicata come volume cartonato in libreria, la serie è ora disponibile in edicola in formato economico, e ho colto l'occasione per leggerla (devo ammettere che i prezzi dei volumi Bonelli da libreria sono un po' alti per i miei gusti).

I protagonisti sono due adolescenti, la cui età precisa non viene rivelata, sopravvissuti a questa singolare apocalisse. Lui si trovava in auto al momento in cui il mondo si è “capovolto”, e suo padre è stato risucchiato verso il cielo. Lei, invece, si è salvata perché era in casa. I due hanno caratteri opposti: lei è determinata, forte e impulsiva, mentre lui è più razionale e cauto. Insieme dovranno affrontare due minacce: un gruppo di fanatici religiosi, convinti che per compiere la volontà di Dio sia necessario “aiutare” i sopravvissuti a saltare verso il cielo, e l’esercito, che invece di assistere la popolazione si concentra sulla distruzione del misterioso “nemico”.

martedì 4 febbraio 2020

Dylan e non più Dylan...


NOTA: Questa non è una recensione


Da quando Roberto Recchioni ha preso in mano Dylan Dog è facile leggere commenti di vecchi lettori arrabbiati per i cambiamenti apportati alla serie. E più i cambiamenti si accumulano più questi fan si arrabbiano: Bloch in pensione? Scandalo! Dylan col cellulare? Anatema! Copertina con Dylan e Groucho che si sposano? Bestemmia!

A questo corrisponde, mese per mese, una difesa di quelli che la gestione di RRobe l'apprezzano.
Il risultato? Si parla di nuovo di Dylan (fra i lettori, nei social, persino nei quotidiani), la serie non è più cristallizzata nel ricordo dei "primi bellissimi albi" e poi dimenticata: quindi il risultato è stato ottenuto.


Con il 401. RRobe, però, osa l'inosabile: la riscrittura delle origini e la trasformazione del personaggio.
Senza scomodare i mostri sacri (per esempio la riscrittura delle origini di Batman e Daredevil a opera di Frank Miller) il reboot dei personaggi è normale nei fumetto DC e Marvel, ma non è nemmeno completamente nuovo per la Bonelli. Lo hanno fatto per Martin Mystere e per Nathan Never (in particolare con la bellissima miniserie "Nathan Never - anno zero"), ma sempre all'esterno degli albi mensili.

Per Dyd, invece, l'evento è all'interno della serie principale. Nonostante questo, non do per scontato che questo Dylan barbuto continuerà a essere il protagonista anche dopo la fine di questo ciclo di sei albi. Ovviamente la mia è solo un'ipotesi non suffragata da prove. Ma, se così fosse, non ci sarebbe nulla di strano visto che la serie regolare ha ospitato storie come "L'ultimo uomo sulla Terra" e "La storia di Dylan Dog" senza alcuno scalpore. Vedremo...
Per quello che riguarda me, per il momento questo 401 ha soddisfatto le mie aspettative e sono curioso di vedere come andrà avanti.
PS: dalla foto non si vede, ma la copertina è dorata e bellissima. All'interno i disegni di Corrado Roi sono magistrali come sempre

lunedì 29 agosto 2016

Dylan Dog old boy...


Ho sempre snobbato i Maxi della Bonelli, considerandoli dei contenitori estivi di storie mediocri, per i lettori casuali. Poi, su consiglio del mio amico Mattia Pascal che non sopporta il nuovo corso di Dylan Dog, ho preso il Maxi (Old Boy) uscito questa estate.
Sono rimasto così piacevolmente stupito da tre storie solide e ben scritte, che mi hanno riportato all'epoca in cui Bloch doveva andare in pensione ma eravamo certi che non ci sarebbe andato mai.
La prima storia gioca in maniera sapiente con la (seppur blanda) continuity Dylaniata, la seconda traspone in chiave horror il tema dello scambio delle personalità (con un chiaro riferimento al film italiano "Se fossi in te") e la terza propone un Bloch romantico e innamorato in modo davvero molto più convincente del brutto numero 350 della serie regolare.

Sulla scia dell'entusiasmo ho preso anche il Dylan Dog Color Fest dedicato ai remake. L'albo contiene tre storie brevi che sono il rifacimento di avventure storiche dell'indagatore dell'incubo: il numero uno ("l'alba dei morti viventi"), il numero 5 ("gli uccisori") e il numero 11 ("Diabolo il grande).
Purtroppo, a differenza della splendida operazione che la Bonelli sta conducendo con Nathan Never Anno Zero, queste tre storie non aggiungono nulla alle originali e lasciano il tempo che trovano. Insomma, al contrario di quello che dice il RRobe nell'introduzione dell'albo, i capolavori è meglio lasciarli stare.

venerdì 8 luglio 2016

Mai dire non comprerò più Nathan Never


Nathan Never è il più americano dei fumetti Bonelli e non parlo dell’ambientazione, ma di certe logiche del fumetto: la continuity, gli spin off (primo fra tutti quello di Legs), i grandi eventi (per esempio la Saga Alfa, quella di Atlantide, la guerra dei mondi) dopo i quali “nulla sarà come prima”, le morti di personaggi importanti (che, a differenza di quello che avviene nelle testate di oltreoceano sono definitive) e, ora, la nuova narrazione delle origini del personaggio che sta avvenendo con Anno Zero (titolo che, non a caso, richiama l’Anno Zero di Batman).
Ho seguito per tanto tempo, con affetto, il personaggio e, fino a un certo punto, con entusiasmo. C’è stato un momento in cui, però, le trame hanno cominciato a deviare sempre più verso il giallo (anche per colpa del numero eccessivo di pagine da mandare in edicola ogni mese) e la fantascienza è diventata un pallido ricordo nella serie. Per questo avevo smesso di seguirlo. Quando c’è stato il “reboot” post guerra dei mondi ho provato a riprenderne qualche numero, ma sono rimasto deluso: la sensazione era che, invece di rinnovare la serie, si stessero tentando di riproporre stancamente le atmosfere dei primi numeri.

Ora, con il venticinquesimo anno di presenza nelle edicole, bollivano in pentola iniziative interessanti, così ho deciso di riprovarci. Ho trovato piuttosto deludente il numero 300, a partire dalle "citazioni" pedisseque di Matrix: va bene omaggiare un film, ma prenderne di peso l’ambientazione e usarla per fare metà dell’albo mi è parso eccessivo. Poi, però, ho letto i primi due numeri di Anno Zero e mi hanno conquistato. Pur essendo poco presente la fantascienza, vi ho trovato una storia avvincente e cupa, che prende allo stomaco e che gioca in modo sapiente con i personaggi. Non so se questa nuova narrazione entrerà in continuity col personaggio (alcuni degli eventi visti nel secondo numero sembrano davvero poco coerenti con quello che sappiamo… staremo a vedere) o rappresenteranno una sorta di realtà alternativa, ma era da tanto che non aspettavo un’uscita di NN con trepidazione.

Devo dire che anche il numero 301 mi è piaciuto e, direi, anche “sconvolto” per alcune scelte estreme di sceneggiatura che sono curioso di vedere come saranno risolte. Quindi, per ora, Nathan, sono tornato. Vediamo quanto tempo riuscirai a tenermi con te.

venerdì 3 aprile 2009

Addio Nathan...

− Credo dovremmo smetterla di vederci. Anche se sono affezionato a te, ormai non ti riconosco più. Sento che non abbiamo più nulla da dirci. − Afferro il bicchiere che il barista robotica mi porge e rimango in silenzio a osservare il vecchio mio amico. Lui si passa le mani fra i capelli bianchi: − Che vuoi che ti dica? Io ci provo a tenervi contenti, ma orami neanche io mi sento quello di una volta. Il mondo attorno a me è completamente cambiato. Un tempo ci avrebbero proposto di aggiungere un babalot in questo bicchiere. Entrambi storciamo la bocca all’idea di quella specie di grosso verme che un tempo, nei bar di Marte, mettevano vivo nel govos'eye. A quei tempi la colonia su Marte era ancora una piccola città, racchiusa fra le pareti di un canyon e non un grande impero comandato da misteriosi governatori mascherati. − Davvero non capisco come abbiano potuto terraformare Marte così velocemente − dico. La domanda muore in un dubbio a cui nessuno di noi due sa dare una risposta sensata. Cambio obiettivo: − I tuoi colleghi: un tempo erano gente tosta. May si è rammollita, da quando ha formato con Branko la famiglia del mulino bianco. Legs si fa vedere una volta ogni tanto ed è diventata una musona pure lei. Rimaniamo un attimo in silenzio, poi esclamiamo insieme: − Mi manca la cara vecchia Legs! − E i nuovi colleghi che mi affibbiano? − riprende Nathan. − Somigliano sempre più alle ragazze di Non è la Rai. Mi è venuto il dubbio che Darver non sia Reiser che si è fatto la plastica, ma Gianni Boncompagni con la parrucca. − E poi tutti questi universi paralleli che confondono sempre di più le acque? E tutti queste sedi decentrate dell’Agenzia Alfa? Vi hanno fatto perdere la sostanza e i valori di un tempo in favore di un maggior introito economico. − E queste telepati? Si comportano da suore, ma si vestono da pornostar… Hai ragione, Angelo, questo mondo non fa più per me. Non hai mica da consigliarmi un fumetto migliore in cui emigrare? − Potrebbe essere interessante quel Caravan che uscirà a giugno − provo a proporgli. − No. Dura solo dodici numeri. Poi mi troverei di nuovo disoccupato. Io ho bisogno di un tempo indeterminato: non ho più l’età per i contratti a progetto! − E lo dici a me? Dedicato a Nathan Never che mi tiene compagnia da tanti anni, ma sono sempre più convinto che dovrei smettere di leggere…
Nota: il disegno è di Roberto De Angelis ed è (mi pare)  la copertina del numero 200

giovedì 20 novembre 2008

Nel segno del triacanto...

Domani arriva in edicola Lilith, la nuova serie di Luca Enoch.

E visto che il mio nome è fra quello dei redattori di questa intervista a Luca (anche se il grosso del merito va a qualcun altro) la segnalo anche in questo blog.

PS l'immagine è presa dirattamente dal blog di Luca