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mercoledì 11 maggio 2011

Poesia ermetica impegnata

(poesia collaborativa precaria post-moderna in stile Vogon)

Lolita di Kubrick.
Il cubo di Rubik.
Il libro di Ubik.
il culo di Ruby.
Io rubo tu lucri.
Alacri baratti
fra voti e poltrone.
Tronisti e volpone,
golpisti interiori,
che strappano idee
e piantan gramigna.
Lo schermo quadrato
diventa matrigna.

venerdì 16 luglio 2010

Cercando il segreto dell'universo

(poesia collaborativa precaria post-moderna)

Morale e moralismo Turare e turismo Che dico? Che dici? Aspromonte e aspramente. Mar Caspio e "caspita che mare". Mar nero e armeno. Mare Tirreno e amare un terrone. Mangiare un torrone e bere un brodino. Scalare un torrone e salire un gradino. Fumare uno smoking. Smacchiare un profumo. Parlare a un tallone. Achille gli dice: “non mi tradire” Lui gli risponde: “sono con te” Tagliare un pallone. “Già te lo chiesi, te lo ripropongo: cosa contraddistingue l'umanità rispetto all'animalità?” “Che un vecchio animale non starebbe a minacciare un gruppo di cuccioli impegnati nel gioco, solo per invidia della loro età.”
di Bob e Carl

martedì 1 dicembre 2009

Filastrocca...

La traccia dell'esercio diceva di scrivere un componimento basato sul "rosso". Visto che l'ho svolto, anche se non mi riguardava direttamente, adesso lo metto qui:
Il rosso rimosso Un Tasso Rosso e un Verme Vermiglio finita la pioggia guardarono in alto il sole fiammante nel cielo ora terso e accanto un magnifico arcobaleno. Il Tasso, commosso dal bello scenario, nel fulvo suo manto nascose il suo pianto. La voce del Verme suonava allarmata: “Qualcuno ci aiuti. Che accade lì in basso?” Il Tasso fu scosso da quello che vide: il rosso sfilato dall’arcobaleno. Dei sette colori, ve n’era uno in meno. Insieme guardarono il mondo lì intorno. Non era scarlatto più il manto del Tasso. Neppure il bruco amaranto appariva. Il rosso lì attorno pian piano spariva. Il Tasso di corsa partì alla ricerca di porpora, cremisi, scarlatto e vermiglio, del rosso e di ogni colore suo figlio. Pensava a un mondo senza il rossore su timide guance. Ne ebbe timore. Il sole al tramonto provò a ricordare ed ebbe rimpianto di quel rosseggiare. Saltò oltre un fosso, passò pure un dosso con celere passo, rischiando anche l’osso del collo. Pensava: “non posso lasciare che accada. È un problema grosso”. Giunse infine all’arcobaleno. Pareva ci avesse impiegato un baleno. Un vecchio, vestito con camice bianco, teneva un pennello e un secchio lì accanto. “Signore ti prego mi devi ascoltare. Son corso fin qui solo per reclamare il colore rosso.” Il vecchio fu mosso a pietà dal Tasso arrivato di corsa fin là: “Avrei sperato giungesse qui un uomo, volendo richiedere il mio perdono per essere stato egli troppo distratto per godere il bello del mondo che ho fatto. Ma troppo occupati a pensare al denaro nessuno di loro pare essersi accorto di questo mio furto così poco ortodosso compiuto ai danni del tuo pelo rosso. Per questo ora, Tasso, a te dono il mondo. Fanne buon uso. Ce n’è uno solo. E se mi accorgessi di un tuo passo falso, nell’esser custode di questo tesoro, lo toglierò a te come ora a coloro che si sono scordati del mio capolavoro.”

domenica 18 gennaio 2009

Fra terra e cielo

Buongiorno dolce creatura sospesa fra la terra e il cielo. Troppo bella e pura per la polvere di quaggiù. Troppo esili le nuvole per farvi il nido che vorresti. Allora prova a chiudere gli occhi e pensa solo al vento che ti tiene su e ti accarezza le ali. Domani troverai una nuvola su cui posarti, ma oggi vivi appieno il volo per arrivarci. Anche quando ti darà vertigine. Anche quando la meta ti sembra irraggiungibile. Ti accorgerai che il vento è lì a sostenerti.

lunedì 12 gennaio 2009

Vanno via

Vanno via, senza neppure essersi presentati. Vanno via, nonostante fossero stati invitati. Vanno via. Non sai nome, sesso, né segno zodiacale. Vanno via. Speri solo che tornerai ad aspettare. Forse il mondo non era di loro gusto. Forse ritenevano non fosse il momento giusto. Hai scelto per loro, ma volevano diritto di parola. Li hai chiamati, ma hanno voluto lasciarti sola. Vanno via, lasciando in te il ricordo del loro niente. Vanno via. Per alcuni non erano neppure gente. Vanno via. Ora speri abbiano almeno un paio d’ali. Vanno via. Proverai di nuovo a chiamarli domani?

lunedì 29 settembre 2008

Il modo giusto

Qual è il modo più giusto per affrontare il dolore? Viverlo con onore, come il capitano che, sulla nave che affonda, aspetta che l'onda lo travolga? Pensare che l'importante è che il sole sorga anche domani? Tenere piedi e mani sempre in movimento affinché il cervello vada più lento, o spegnerlo del tutto guardando la tv (possibilmente un programma brutto)? Arrabiarsi col Signore, o chi per lui lassù? Piangere per ore? Crogiolarsi nel dramma? Stare in silenzio? Urlare: "mamma mia!"? Dormire? Chiedersi perché? Scrivere poesia? Fare a pezzi cose? Pregare? Chiedersi quali rose su di esso si possano coltivare? Qual è il modo più giusto? Chi me lo può spiegare?