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martedì 27 aprile 2010

La sposa acrobatica

Lo sguardo di Carla, nel percorrere quella strada, era attratto, di solito, dalla piccola e antica Basilica della Madonna di Siponto. Quel giorno però, proprio di fronte alla chiesetta, una sposa era in piedi su un muretto. Il sorriso contagioso di lei era incorniciato dal velo che ondeggiava al vento. Una spettacolare bandiera bianca di chi si era voluto arrendere alla felicità di una vita insieme. Lo sposo ai piedi del muretto la osservava. Gli occhi azzurri di lui, che levati verso l’alto parevano riflettere il cielo, erano pieni di apprensione e ammirazione. Apprensione perché la sua sposa poteva mettere un piede in fallo e farsi male e ammirazione per lei che, al contrario di lui, era capace di lasciarsi andare all’euforia. Carla provò a raccontare a Luciano tutte le sensazioni che aveva raccolto da quella scena. “Ma smettila”, rispose lui. “Dove le hai viste queste cose? Sono solo due sfigati che hanno voglia di stare al centro dell’attenzione. E quel poveraccio di un fotografo rischia di farsi investire per immortalare un momento che fra un paio di anni entrambi vorranno dimenticare. Già li vedo. È il secondo anniversario di nozze e non hanno più nulla da dirsi. Di questo giorno per cui hanno speso un sacco di soldi, si ricordano solo la fatica inutile e la noia degli invitati…” “Perché noia? Io mi diverto ai matrimoni…” “Sì, certo. Come se io non ci fossi mai venuto. Solo il pensiero della messa infinita e dei finti buoni sentimenti mi danno la nausea. Le cose bisogna viversele così come vengono. Quello che conta sono le emozioni e il divertimento. La vita è così breve che vincolarsi a una persona per tutta la sua durata è un tale spreco!” Carla incrociò le braccia ed emise un grugnito infastidito. Nel frattempo avevano superato la basilica, così lei abbassò il parasole per godere, sfruttando lo specchietto per il trucco, ancora un po’ della gioia riflessa dei due sposini. Lei ora era giù dal muretto e rideva. Anche lui sorrideva, di gioia ma anche per il sollievo che fosse andato tutto bene e la sposa fosse scesa sana e salva dalla sua posa acrobatica. Poi si abbracciarono forte. L’ultima immagine che Carla vide, prima che la strada svoltasse, furono due puntini, uno bianco e uno scuro, che si fondevano in un'unica forma. Sua madre gliel’aveva detto: assicurati che l’uomo con cui vuoi passare la tua vita, desideri le stesse cose che vuoi tu. Carla sospirò e decise che, appena giunti a destinazione, avrebbe mollato Luciano. Non prima però. Lui era così vigliacco che sarebbe stato capace di lasciala a piedi, sul ciglio della strada.

domenica 18 gennaio 2009

Fra terra e cielo

Buongiorno dolce creatura sospesa fra la terra e il cielo. Troppo bella e pura per la polvere di quaggiù. Troppo esili le nuvole per farvi il nido che vorresti. Allora prova a chiudere gli occhi e pensa solo al vento che ti tiene su e ti accarezza le ali. Domani troverai una nuvola su cui posarti, ma oggi vivi appieno il volo per arrivarci. Anche quando ti darà vertigine. Anche quando la meta ti sembra irraggiungibile. Ti accorgerai che il vento è lì a sostenerti.

mercoledì 17 dicembre 2008

Visto che siamo in periodo di regali...

«Auguri» disse Sicomoro, porgendo a Zucchetta un pacco avvolto in carta da imballaggio.
Zucchetta afferrò avidamente l'oggetto, senza badare alla confezione. Soppesò il pacchetto, lo annusò e lo carezzò delicatamente esplorandone rilievi e avvallamenti. Si sentiva eccitata come quando da bambina caricava un giocattolo a molle, assaporando il gusto del movimento futuro.  Nemmeno per un attimo guardò Sicomoro. Non ce n’era bisogno.  Infine decise che il momento era giunto. Con un gesto secco strappò via la carta. Parigi si materializzò attorno a lei. Era di nuovo a passeggio lungo la Senna, davanti a Notre Dame, dentro al Louvre. Il portatovaglioli che stringeva fra le mani era esattamente quello che decorava la loro tavola, ogni mattina a colazione, durante il loro viaggio di nozze: lo riconobbe dalla scalfittura sul bordo destro. «Come hai fatto a trovarlo?» gli chiese abbracciandolo. Lui si limitò a sorridere. Inutile svelarle che l'aveva preso dall'albergo il giorno dalla partenza e tenuto da parte per un giorno speciale. «Come vuoi. Non dirmelo. Buone nozze d'argento anche a te amore mio».

domenica 30 novembre 2008

Album di viaggio

Potrei scrivere un post in cui mi lamento di Trenitalia. Fin troppo facile dopo essere rimasto bloccato, per più di due ore, su un treno in mezzo alla campagna innevata, senza luce né riscaldamento. Potrei ironizzare sull’imminente inaugurazione della linea ad alta velocità fra Milano e Bologna: venerdì ci abbiamo messo ben sei ore a coprire questa distanza con un Eurostar. Per fare meglio basterebbe viaggiare in sella a un mulo. Ciò che invece è rimasto nella mia testa è una sequenza di quadri.
Milano sotto una nevicata fitta: l’opposto di ciò che sono. Un uomo di mare.
Un dirigente in divisa, completo grigio scuro e cravatta, che pranza sul treno con sushi, portato alla bocca con le bacchette e insaporito con le opportune salse. Fuori posto come un McDonald nel centro di Venezia (che pure ho visto).
La nostalgia della mia terra che mi abbraccia, mentre leggo l’ultimo romanzo di Carofiglio: le strade di Bari, dove ho studiato e vissuto per anni, quel cielo azzurro rimasto nel ricordo di chi la Puglia l’ha lasciata da tempo. E non è un azzurro reso più intenso dalla memoria, quel colore che mi accoglie ogni volta che scendo giù. E per ora il treno và.
Il mio sconosciuto compagno di viaggio che fotografa il panorama: “È bellissimo. Sembra di essere sulla transiberiana”. C’è ancora qualcuno capace di stupore.
Il treno fermo. L’attesa. La campagna bianca sovrastata da un cielo altrettanto bianco e il buio della carrozza. Il freddo, bianco come la neve, che mi assale ora che il riscaldamento è spento.
Uomini con tute gialle impermeabili, che camminano fuori dal treno alla ricerca del danno. Sembrano astronauti, che in una danza silenziosa ispezionino la nave spaziale per trovare il punto in cui il meteorite ha bloccato il motore. Torneremo interi sul nostro pianeta?
Poi, ore dopo, di nuovo in moto trainati da una locomotiva diesel: un moto lento e silenzioso. La carrozza è ancora buia e fredda. Dal finestrino scorrono immagini irreali: una coperta di neve ha nascosto il tempo attorno a noi. Il mondo scorre più lento.
Il mio sconosciuto compagno di viaggio mi annuncia: “Siamo già sul sito di Repubblica”. Lui, infatti, continua a lavorare, connesso ad Internet. La voce del mangiatore di Sushi, tramite il telefono, organizza riunioni, tesse affari e alimenta il flusso di denaro nelle casse della sua azienda. “La lentezza è nemica della nostra vita”, sembrano volermi dire, “non permettiamo che essa vinca”.
Lo sguardo di Caterina, che mi accoglie a casa e cancella i residui di freddo accumulati. Assaporo, lentamente, la gioia di lei.

martedì 18 novembre 2008

Scene di vita quotidiana

Angelo  : "Amore, leggi questa mail! Ilaria torna a trovarci" Caterina : "Si trasferisce a Bologna?" Angelo : "Sempre esagerata tu. Viene per il week-end dell'Immacolata. Aspetta che rispondo alla sua mail" Caterina : "Dai scrivo io. Spostati. Spostati! Eh spostati" Angelo : "...Ahi, ahi. Mi fai male. Non tirare pizzichi. La gamba ahi... ok scrivi tu..." ... Ciao ila!!! Che bello che vieni!!! Certo che andremo a prendere il caffè di Porta Nova!!!! Dovrai assaggiare in due soli giorni la mia esperienza di un mese!! Il caffè allo zabaione, il torinese, il nuvola e la meravigliosa cioccolata calda!!!!....e poi....
...
Caterina : "Angelo smettila di farmi il solletico!!!!! Spostati un attimino che sto scrivendo!" ..... Oh, finalmente mi sono ri-impadronito della tastiera! Nell'attesa del tuo arrivo riproveremo il tuo canto preferito : "Diamo lode al signor, diamo loooodee", che domenica, al coro, ci è venuto maluccio.  .... Caterina : "Mi ritrovo con dieci lividi e a testa in giù solo perchè volevi scrivere questo?" Angelo  : "Tu hai la tua casella e-mail e il tuo computer. Perchè devi usare il mio?" Caterina : "Perchè siamo in comunione di beni!" Angelo : "Questo computer è il mio! E' il mio! E' il mio...tesssssoro!"
PS. immagine presa in prestito da qui

domenica 3 febbraio 2008

Una strana coppia di bevande

Non si conoscevano da molto, ma erano già innamorati. Chiunque fosse entrato in quel momento nel locale, gettando uno sguardo fugace su di loro non avrebbe avuto alcun dubbio che erano una coppia: lo gridava la distanza nulla fra i loro corpi, il modo in cui i loro sguardi erano sincronizzati. I loro amici avevano la certezza che entro pochi giorni si sarebbero messi insieme. Lei gli disse : “prendiamo una coca cola ed una cioccolata calda in due”. Lui chiese, dubbioso sull’accoppiamento fra i due sapori: “Perché la cioccolata calda?” “Perché col freddo che fa qui fuori ci vuole proprio.” “E perché la coca cola?” “Perché ho sete.” Il ragionamento non faceva una piega. Almeno agli occhi di lui innamorato. E poi non poteva rischiare di deluderla proprio in quella fase iniziale di conoscenza. Era, pensò lui, come se lei gli stesse dicendo ‘puoi accettare ciò che sono, anche se sono differente dal resto del mondo e condividere questa mia diversità?’, una specie di test e lui era intenzionato a superarlo. “Va bene” disse lui Il cameriere portò le ordinazioni. La bottiglia e la tazza di cioccolata l’una accanto all’altra, pensò lui, somigliavano alla coppia che sarebbero potuti divenire loro due. Lei, frizzante con la sua simpatia ed il suo umorismo dal sapore fresco e dissetante. Lei di cui non si poteva fare a meno una volta che si era conosciuta. Lei capace di tirarlo su quando lui si sentiva triste. Lei con quelle belle forme curve e sensuali. Lei così trasparente, incapace di nascondergli nulla come quella bottiglia. Lui, caldo e accogliente, dolce, magari troppo, ma con quel retrogusto amaro che impari a conoscere solo col tempo. Lui capace di riscaldare il cuore di lei quando si sentiva triste. Lui magari un po’ troppo tondo, ma affidabile. Lui con quel braccio poggiato sul fianco di chi l’aveva aspettata troppo tempo. Apparentemente diversi l’uno dall’altro, ma fatti l’uno per l’altro, pensava lui. Si sa quando si è innamorati si tende a diventare un po’ più “cretini” o semplicemente a vedere la poesia persino in oggetti che normalmente sarebbero stati solo un frammento periferico del mondo intorno a sè. Assaggiarono assieme la cioccolata, due cucchiaini, ma una sola tazza, confidenza raggiunta in breve come se si conoscessero da sempre. Poi bevettero un sorso di coca cola. Lui la guardò pensando “avrò superato il test?” Lei pensò “buona la cioccolata con questo freddo. Buona anche la cola con la sete che avevo” e gli sorrise. Dal punto di vista di lei non vi era stato alcun test. Lei non aveva avuto alcun dubbio che lui avrebbe condiviso quella strana coppia di bevande: nella sua testa già sapeva che erano fatti l’una per l’altra. Coma una tazza ed una bottiglia.

mercoledì 12 dicembre 2007

Giulietta e i sette nani...

Se fossi stato in un parco tematico che rappresentava l’Inferno di Dante mi sarei stupito di meno a trovarmeli di fronte…magari uno per ogni peccato capitale: Dotto a rappresentare la Superbia, Brontolo per l’Ira, Pisolo per l’Accidia… Invece eccoli lì al terzo piano della casa di Giulietta a Verona. D’accordo quella casa è una pura finzione, letteratura che si fa mattone. Ma davvero non riuscivo a capire quale ragione ci potesse essere per la loro presenza in quell’edificio. Si erano forse nascosti per sfuggire all’Organizzazione per la Liberazione dei nani da giardino? Forse erano sette degli invitati alla festa in maschera dell’opera Shakespeariana, col costume da sette nani? Magari mi ero materializzato in un universo in cui le storie di Giulietta e Biancaneve si erano fuse in un unico minestrone. Questa idea mi inquietava alquanto : chissà quante opere avevano subito lo stesso trattamento in questo mondo…romanzi, film, fumetti, frullati tutti assieme “I Promessi sposi e i Quaranta Ladroni”, “La febbre di quel Mercoledì Sera da Leoni”, “Alien contro Predator”, “Jason contro Freddy”… Mi voltai verso la mia Armonia : anche il suo volto esprimeva perplessità. Lei, si era goduta quell’incursione nel mondo dell’immaginazione, con quel suo romanticismo più giocoso che sdolcinato. Si era affacciata al balcone facendosi fotografare in posa da attrice carica di retorica, poi aveva improvvisato qualche frase dell’opera teatrale con un’espressione da gran diva ed ampi movimenti delle mani. Ora osservava quei nani che sembravano fuori luogo, più della donna che ci aveva detto di fare silenzio pochi minuti prima, neanche fossimo in un luogo sacro. Si voltò verso di me sorridente, attendendosi una battuta stupida di quelle mie. La guardai con serietà : “E’ una metafora! E’ chiaro” “Di che?” mi rispose spiazzata. “In fondo Romeo e Giulietta si sono innamorati senza quasi conoscersi. Un amore breve ma intenso, rafforzato dalla volontà delle rispettive famiglie di impedirlo e culminato nella tragica morte di entrambi. E’ per questo che noi tutti ricordiamo e amiamo la loro storia” feci una significativa pausa di silenzio. “Dunque?” “Supponiamo che le cose fossero andate bene, che Romeo fosse stato informato del piano del frate e nostri due eroi si fossero sposati. Bene, secondo te quanto sarebbe durato il loro matrimonio? Sarebbero davvero vissuti per sempre felici e contenti o forse il loro amore si sarebbe scontrato con la scarsa conoscenza che avevano l’uno dell’altro, col modo avventuroso in cui era nato acquietatosi in una normale vita di coppia. Ecco perché la metafora dei nani.” Sguardo perplesso della mia Armonia che non capiva più se parlavo sul serio o la stavo prendendo in giro. “La metafora dei nani: loro scavano in miniera ed estraggono minerali preziosi. Ecco cosa avrebbero dovuto fare Romeo e Giulietta se la loro storia fosse continuata! Scavare a fondo ed estrarre ciò che di prezioso avevano dentro!” Mi guardo in silenzio poi mi sorrise e disse: “Bello, ma secondo me è stato solo un arredatore con uno strano senso dell’umorismo”. Mi diede un bacio sulla guancia e poi aggiunse “più strano del tuo”