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lunedì 11 marzo 2024

L'intervista che mi ha voluto fare Salvatore Stefanelli

Riporto qui l'intervista che ha voluto farmi l'amico Salvatore Stefanelli per la vittoria al premio WorldSF Italia. L'originale la trovate sulla sua pagina Facebook


Eccoci tornati a parlare con un vincitore di un Premio Letterario, in questo caso riguardante la Fantascienza. Lui è Angelo Frascella ed è qui per raccontarci qualcosa della sua esperienza. Accogliamolo e commentiamo quanto ci ha detto. Grazie!

INTERVISTA VITTORIOSA

Cinque domande + una

§ Ciao Angelo. In poche parole, raccontaci la tua esperienza di partecipante al Premio e cosa hai provato con la tua vittoria. Quanto di questa vittoria ha influito sul tuo futuro di scrittore o nella tua vita?

Ciao Salvatore. È sempre un piacere essere ospite sulla tua pagina. 

Il racconto “Spes Ultima Dea”, con cui ho vinto il premio WorldSF (*), lo avevo già presentato al “premio Robot”, in un'altra versione e con un altro titolo (“Il seggio di Giove”). Anche se non era arrivato in finale, era stato segnalato come racconto meritevole. Questo risultato parziale mi ha portato ad analizzare a mente fredda il racconto per capire cosa funzionasse e cosa no e a riscriverne una gran parte.  La vittoria al World SF mi ha confermato che avevo lavorato bene e, soprattutto, mi ha premesso di creare una sorta di bussola con cui scovare i difetti della mia scrittura.  

(*) ex-aequo con il racconto “La felicità affogata” di Carlo Menzinger

§ Di cosa parlava il tuo racconto e ha avuto, per così dire, dei seguiti? 

Il racconto si svolge in un’Italia alternativa di un futuro non troppo lontano. La nostra nazione è divenuta leader nel progresso scientifico e tecnologico, tanto che per la terminologia tecnica si usano l’italiano o il latino anziché l’inglese.

In questo scenario, Ulisse Colonna, un imprenditore e innovatore illuminato, è scomparso misteriosamente da sei mesi, ma i media sembrano aver messo a tacere la notizia. Sylvia è una giornalista vecchio stile che preferisce non usare le IA per il suo lavoro, e per questo è caduta in disgrazia. Ma, per la stessa ragione, probabilmente è l’unica persona che può scoprire la verità su Colonna.

Più che un seguito, ho scritto un altro mio racconto che si svolge nella stessa ambientazione ucronica. Si intitola "L'ultimo programmatore" ed è stato pubblicato nell'antologia "Distopia vs Utopia" (Delos Digital) curata da Valeria Barbera e Andrea Tortoreto. 

§ Consigli per chi voglia partecipare a questo Premio o, a un Premio letterario in generale: cosa fare e cosa non fare, secondo te.

Sembrerà una banalità, ma quando si vuole partecipare a un concorso è bene capire che tipo di opera si aspettino i giurati. Mi è capitato di fare il giurato in una selezione di racconti fantascienza e trovarmi fra le mani racconti che di fantascientifico non avevano nulla. 

Inoltre occorre porsi sempre in maniera professionale: quindi evitare di inserire nella biografia frasi come “ho inviato il racconto solo perché mi ha convinto un collega” (l’ho trovato per davvero), evitare la punteggiatura casuale (per es. usare i segni corretti per i dialoghi, evitare i punti esclamativi sparsi come lo zucchero a velo su una torta, ecc.), fare attenzione alle ‘d’ eufoniche, insomma adottare tutti quei piccoli accorgimenti per evitare di urlare al mondo: “sono un principiante”.

Infine, è inutile mandare il vecchio racconto rimasto nel cassetto e di cui non si sa bene cosa fare, nella speranza di una botta di fortuna. Meglio prendersi il tempo occorrente, a costo di aspettare l’edizione successiva. e inviare un racconto che rappresenti il meglio delle vostre capacità in quel momento. 

§ Fatti una domanda e dacci la risposta

Qual è l’aspetto più difficile della scrittura per te?

L’autopromozione. È difficile farsi notare in mezzo a tanti altri che scrivono storie. Sarebbe necessario dedicare alla promozione almeno lo stesso tempo che si passa a scrivere, ma quando ci sono il lavoro e la famiglia, già trovare quello per la scrittura è un’impresa. Inoltre bisogna farlo nel modo giusto. Alcune strategie sono poco efficaci (per es. alle presentazioni, se non sei noto, è facile che ti ritrovi da solo con parenti e amici), altre possono sortire l’effetto contrario (per es. rispondere a ogni post nei gruppi di lettura che chieda suggerimenti sul prossimo libro, spammando il proprio titolo). Se poi si è un minimo timidi diventa davvero un monte impervio da scalare a mani nude.

§ Cosa stai scrivendo in questo periodo o, cosa vorresti scrivere?

Il tempo libero ultimamente scarseggia, purtroppo. Quindi più che altro sto raccogliendo le idee, a mano a mano che mi vengono. Cerco giusto di strutturale un po’ per avere un serbatoio da cui attingere quando di nuovo riuscirò a mettermici sopra con continuità.

§+1§ Raccontati in un racconto. 

Il mio compagno di banco teneva gli occhi chiusi, mentre il resto della classe rideva, si scambiava merendine, improvvisava giochi. E io mi stavo annoiando.
"Perché invece di sonnecchiare non giochiamo all’impiccato?"
"Hai mai notato che se serri bene le palpebre puoi vedere delle immagini? Sono messaggi telepatici che arrivano da un lontano pianeta, ma non lo sa quasi nessuno."
Ci provai anche io.
"Vedo solo delle macchie rossastre."
"Non aver fretta. Osservale bene."
Attesi e le macchie iniziarono ad avere un senso. C'era una guerra in corso su quel pianeta. Soldati armati di pistole a raggi, feroci robot e astronavi giganti attaccavano il palazzo della principessa. E lei lo difendeva insieme a poche guardie, ma con tanto coraggio.
"Hai ragione! La figlia del re di quel pianeta è in pericolo e ha bisogno di noi. Ma come facciamo? Il suo mondo è troppo lontano."
Cosimo ci pensò un attimo. "Dovremo diventare scienziati e costruire un razzo che ci permetta di raggiungerlo."
"Ragazzi, la ricreazione è finita. Ricomponetevi e ricominciamo la lezione. Aprite il libro di lettura a pagina quarantasette."
"Maestra, ma perché dobbiamo leggere delle storie inventate? Mio padre dice che gli unici libri utili sono quelli che insegnano qualcosa." Era quasi impossibile iniziare una lezione senza che Daniela ponesse un interrogativo sul perché facevamo ciò che facevamo.
"Non è vero ragazzi. Mentre leggete una storia di fantasia, voi siete davvero in quel mondo e vivete esperienze che altrimenti non potreste mai fare."
Quel pensiero mi colpì come se avessi appena trovato la mappa per un tesoro.
"Quindi se in una storia aiuto una principessa in pericolo, la salvo per davvero?"
La maestra mi sorrise. "Sì, Angelo, è proprio così."
La lampada sulla scrivania illuminava le parole sul mio foglio. Rileggendole mi sentii molto soddisfatto.
"Hai già iniziato i compiti, amore? Non hai giocato nemmeno un minuto dopo pranzo."
Il viso perplesso di mamma si era affacciato alla mia stanza.
"Non ho ancora iniziato i compiti. Sto scrivendo una storia."
Lei mi accarezzò i capelli, sbirciando sul foglio.
"Bravo. Quindi farai lo scrittore da grande?" 
Ci pensai un attimo.
"No, da grande farò lo scienziato. Ma intanto dovevo salvare la principessa. Mica può aspettare che finisca il razzo per andare da lei!"


Grazie, Angelo, sia per il racconto finale, una piccola chicca, secondo me, sia per quanto ci hai detto in merito alla tua vittoria al WORLD SF. Canestrini per il tuo futuro di scrittore e Buona Vita, sempre e comunque, per tutto il resto.

Grazie a te Salvatore per avermi ospitato sulla tua pagina e grazie a te che ti sei fermato a leggere questa intervista. Visto che il tempo è prezioso, mi hai fatto un grande regalo.

martedì 22 novembre 2016

"Le mie bambole" - un mio racconto su NASF 12


N.A.S.F. sta per "Nuovi Autori Science Fiction" e si tratta di un progetto amatoriale (gestito da un piccolo, ma agguerrito, gruppo di appassionati), nato per dare visibilità agli autori del "sottobosco" della fantascienza.
A questo scopo, ogni anno viene indetto un concorso per racconti di SF, arrivato alla sua dodicesima edizione. Il tema del bando era doppio “LA FRONTIERA/IL GIORNO DOPO”) (nel senso che se ne poteva scegliere uno dei due). Come già avevo fatto per la decima edizione (con un racconto che, tra l'altro è stato finalista al Premio Italia), quest’anno ho partecipato anche io con un racconto intitolato “Le mie bambole”, per il tema LA FRONTIERA.

Ecco l’incipit del nuovo racconto:
Mi sveglio sudata, nel mezzo della notte, anche se qui la notte è solo una convenzione. Stavo sognando di incontrarli ed erano identici a mia sorella.
Infinite copie della persona che più amo.
— Lei è una di noi, Nadia: non l'avevi capito? Siamo venuti per riprendercela.
Col sapore amaro dell'incubo ancora fra i pensieri, mi sgancio dalla cuccetta e fluttuo fino al bagno. Lungo il tragitto guardo dall'oblò: il Ponte di Einstein-Rosen, o wormhole come amano chiamarlo i più, mostra sempre lo stesso volto ricurvo. Il verme non è uscito dal buco: neanche oggi gli alieni sono tornati.
Il volume può essere acquistato qui:
Proprio per la sua natura di progetto amatoriale (considerando, oltretutto, che il concorso non prevede tassa d'iscrizione, ma richiede uno sforzo notevole di lettura e selezione), basato sull'attività di volontari, vale la pena fare almeno un pensierino all'acquisto dell'antologia. Date un'occhiata all'anteprima e, se vi convince, potreste pure decidere di acquistarla.

lunedì 20 maggio 2013

Campioni del mondo! Campioni del mondo!


Avevo annunciato, nel mio precedente post, di essere arrivato in finale per il premio Giulio Verne 2013. Per me, alla mia prima partecipazione, era già una gran bella soddisfazione. Oltretutto, considerando la concorrenza (il bravissimo Samuele Nava, già in finale lo scorso anno e Ida Vinella presente in tutte le precedenti finali) mai avrei immaginato di vincere.
E, invece, ce l’ho fatta! Con cuore accelerato e gambe tremanti sono salito su quel parco e ho ritirato targa e mega-assegno, come da tradizione!

Se qualcuno fosse curioso di leggere i racconti finalisti, il libro che li raccoglie può essere acquistati sul sito dell’editore della Vigna (che già aveva pubblicato il nostro Fantaweb 2.0).

Aggiungo che il Levantecon, che ha ospitato la manifestazione, è davvero una convention divertente ben organizzata e affollata, oltretutto, una volta tanto nella mia amata Puglia.

giovedì 27 ottobre 2011

Settima edizione del fun cool: il mio racconto

Gelo rilancia il suo fun cool, concorso di racconti in una frase. Siamo alla settima edizione e anche questa volta ho inviato il mio racconto.
Certo, potete cercarlo direttamente nel post del concorso, ma per tutti i miei fan (milioni di milioni), lo posto anche qui sotto (e se volete dirmi che eravate miei fan fino a quando non ho usato il termine "postare" fate pure).

Cinque cose da non dimenticare, per ritrovare la strada di casa

Quel giorno, di fronte a quegli occhi azzurri e quelle tette enormi, dimenticai le promesse matrimoniali, ma, quando mi mostrarono le foto scattate di nascosto, ricordai che non volevo perdere mia moglie e, in cambio delle foto, acconsentii alla discarica di rifiuti tossici, dimenticando che il mondo era anche dei miei figli; poi, per il debito che sentivo nei loro confronti, dimenticai le promesse fatte agli elettori e iniziai ad accettare bustarelle per comprare il mondo ai miei bimbi, ma dimenticai che le telefonate possono essere intercettate e arrivò il processo e, insieme, le minacce sui miei figli e io finsi di dimenticare tutti i “nomi” e accettai, in silenzio, il massimo della pena e, quando gli anni di galera furono passati e non trovai nessuno ad aspettarmi, capii: ero solo un brutto ricordo da cancellare.

giovedì 28 aprile 2011

Ritira il premio...


Un'altra edizione del Fun Cool si è conclusa. Questa volta sono arrivato dodicesimo (su ), laddove i primi undici ricevevano un premio (un libro intendo, escludendo i premi di consolazione come i mitici insulti di Gelo), con il racconto "Se ci avessimo pensato prima...".
Nella classifica finale, nella colonna "VINCE", accanto al mio nome era scritto "una esclamazione di fastidio". Eccomi, dunque, a ritirare il premio:
Uffa... non parteciperò più a questo concorso... non leggerò più i libri di Marolla... non aprirò più il frigo pur di non vedere Gelo... che bisogna fare per vincere sto premio? Bunga bunga col premier? Andate tutti a fun cool! 

giovedì 21 aprile 2011

Sesta edizione del funcool


La sesta edizione del funcool (il mitico concorso in una frase, sul Blog di Gelo) è in corso. Nell'attesa del responso finale, ecco il mio racconto (se lo cercate nel post del concorso è il n.54). 

Se ci avessimo pensato prima...
Il primo giorno si conobbero, il terzo si innamorarono, il quarto fecero l’amore riparandosi da sguardi indiscreti, l’ottavo lei baciò un altro, il nono ebbero una lite furiosa, il quattordicesimo lei lo nominò, il quindicesimo lui la colpì sulla testa con vaso di terracotta... e, mentre lei si afflosciava coperta di sangue in diretta televisiva, gli autori si sentirono molto tristi perché quell’evento, che avrebbe portato l’audience alle stelle, era l’unico che non avevano scritto loro.
 

domenica 10 ottobre 2010

Ecco il mio funcool


No, tranquilli, non vi sto insultando.
Il funcool è il simpatico concorso ideato da Gelostellato, per racconti in una frase (lunga quanto vuoi, purché il punto compaia solo in fondo).
In questa quinta edizione mi sono classificato nono (su 71 partecipanti... mica male, no?)
Qui sotto trovate il mio racconto.
Strategie frangirumore non convenzionali
Non capisco l'espressione sgomenta del poliziotto, mentre si accascia: credeva, forse, avessi sparato al motociclista che alle due di notte rumoreggiava al semaforo, come alla partenza di un gran premio, e al netturbino col suo assordante meccanismo per svuotare i cassonetti, perché poi arrivasse lui, il piedipiatti pieno di sè, con le sirene spiegate a svegliare la mia piccolina, che quando non dorme mi perfora il cervello con urla stridule?

venerdì 26 febbraio 2010

Quando lo scheletro esce dall’armadio

Quello che leggete nel titolo è il tema dell’ultima edizione di Minuti Contati (concorso di scrittura in tempo reale, con limite di tempo e limite di caratteri… è divertente: provateci!) finalmente tornata dopo due mesi di silenzio.

E qui sotto come al solito trovate il raccontino con cui partecipato.

Come vapore
“In fondo al vicolo c’è un portone ostruito da detriti. Scavalcali. Una volta nel chiostro interno urla il nome! Se vorrà verrà da te. Altrimenti va’ via. È meglio per te.” Giacomo era di fronte all'edificio. Era una follia essere in un paese fantasma per incontrare quell’uomo. Si guardò indietro. Il vicolo buio e imbottito di ragnatele somigliava al suo passato. Trasse un respiro profondo e scavalcò le macerie.
Il chiostro pareva in un altro universo. Pulito. Bianco. Vasi di piante ovunque. Ciascuna delle colonne che lo circondavano era decorata con motivi floreali. Giacomo vide un affresco sulla parete di fronte e percorse il perimetro del portico per osservarlo da vicino. Vi era raffigurato un uomo. Con la mano destra teneva una maschera sul volto. La sinistra scendeva lungo la gamba. Anche in essa vi era una maschera. Di fronte a lui un Cristo dallo sguardo severo gliene porgeva una terza. La firma sotto l’affresco diceva: Carbone. Per un attimo Giacomo pensò di correre via da lì, tornare dalla moglie e raccontare tutta la verità. Immaginò l’espressione di lei mentre l’amore che aveva provato evaporava in un istante. No. Non voleva esserci quando lei avrebbe saputo la verità. Con passo deciso, raggiunse il pozzo al centro del cortile e urlò quel nome. “CARBONE” Nulla accadde. Giacomo capì che lui non sarebbe arrivato. La voce dell’informatore gli risuonò nella testa: “Va’ via. È meglio per te.” Ormai aveva deciso. Non poteva tornare indietro. Cosa poteva accadergli? Carbone avrebbe potuto ucciderlo? Meglio che confessare tutto a Sara. Serrò i pugni per contrastare le lacrime. Poi urlò ancora più forte: “CARBONE. TI PREGO. SOLO TU PUOI AIUTARMI.” Ancora silenzio. Un silenzio di morte. Giacomo sentiva solo il battito del proprio cuore. Poi un rumore metallico alle sue spalle. Giacomo si voltò. E vide Carbone. Un gigante in abito francescano, con una catena al posto del cordone e due occhi così chiari che parevano aver visto il nulla, sotto una testa completamente rasata. Una profonda cicatrice gli incideva la guancia destra. L’uomo non parlò. Gli fece solo cenno con la testa. Poi si voltò e si diresse all’interno del convento.
Giacomo si era rilassato. Carbone lo aveva fatto sedere in una stanza piena di libri e gli aveva dato una tazza. “Erbe calmanti.” Aveva una voce profonda e quieta. Non vi era mobilio, tranne una panca di legno. I volumi formavano colonne ordinate alfabeticamente. “Tu sei un vero frate?” chiese Giacomo bevendo l’ultimo sorso di tisana. “No.” “Sembri una persona buona.” “L’apparenza inganna.” E mentre pronunciava queste parole a Giacomo parve che tutti i muscoli di Carbone si fossero contratti. Solo allora Giacomo prese coscienza della potenza fisica dell’uomo e pensò che Carbone avrebbe potuto frantumargli la testa come una noce, usando una sola mano. “Cosa cerchi da me?” Giacomo tornò cosciente del perché era lì e la disperazione lo afferrò alla gola: “Quello che cercano tutti. Evaporare.” “Sei sicuro di volerlo?” “Con la mia posizione, quando verrà fuori la storia...” “Non mi interessa lo scheletro nel tuo armadio. Solo: sai cosa significa evaporare? Vivrai lontano da tutti quelli a cui vuoi bene. Il tuo nome sparirà. La tua vita evaporerà. Non potrai avere rapporti veri con nessuno. Farai lavori che nessuno vuole. Abiterai in posti squallidi. Sarai come un fantasma in mezzo ai vivi. Lo vuoi?” “Sì. Ho qui per te un bel po’ di soldi…” “No. Voglio solo tutti i tuoi libri. Mi lascerai le chiavi di casa. Andrò a prenderli mentre non c’è nessuno. Non prenderò altro. Ora riposa.”
“Sei pronto?” Giacomo si svegliò sulla panca, faticando per un attimo a ricordare dove fosse. In silenzio seguì Carbone che, ora, indossava un jeans e un maglione. Al posto della cinta vi era sempre la catena. Mentre passava per il cortile, Giacomo alzò lo sguardo. Il sole del tramonto (o era l’alba?) illuminava le finestre del piano superiore. E vide decine di stanze stracolme di libri.

venerdì 8 gennaio 2010

Venghino, signori, venghino...

...a partecipare alla nuova edizione del Fun Cool 

È facile: basta scrivere un racconto in una frase e farlo arrivare (in un modo qualunque) a Gelo. Ma è anche difficilissimo perché bisogna far entrare in una sola frase un intero racconto. Vi ho convinto ad accettare la sfida? No? Allora leggete qui. La scadenza è domenica 17 gennaio, ma muovetevi: i racconti stanno già arrivando.

lunedì 21 dicembre 2009

Racconto scheletrico

Se da una parte sono molto soddisfatto del risultato dei corti, quest'anno mi è andato meno bene con le 300 parole di Scheletri (visto che mi sono classificato solo 34imo contro il nono posto dello scorso anno). In ogni caso, vi propongo anche qui il micro-racconto con cui ho partecipato.
Innamorati come polli allo spiedo
L'odore del pollo l’investì, appena sveglia. Uscita di casa Silvia notò una scritta accanto alla macelleria: IO E TE, INNAMORATI COME. La frase pareva unirsi all’insegna: Polli allo spiedo. Sbatté gli occhi. Il graffito era scomparso. Adorava la vita universitaria. Soprattutto da quando aveva conosciuto Luca. “A che pensi?” le chiese lui, accoccolato accanto a lei. “Che mi piace vivere qui. Mi sono affezionata persino all’odore.” “Luca e Silvia, innamorati come polli allo spiedo”, scherzò lui. Il cuore di Silvia sobbalzò. Aveva dimenticato la frase letta poche ore prima. Una scritta diversa ogni mattina le anticipava con precisione la giornata. CHI CADE, CADE. E, in facoltà inciampava sulle scale. NOI DUE STRETTI NELLA PIOGGIA. E la sera Luca la baciava sotto l’acquazzone. TI STO VICINO. Dopo la lezione, Silvia aveva invitato a casa una compagna. “Qui abitava Ricky”, esclamò questa entrando. “Chi?” “Il writer. Morì mentre suonava il pianoforte del bar all’angolo. Dicono non avesse mai suonato prima.” NELLE NOTTI PIÙ SCURE, STAMMI LONTANA. La luce mancava in tutta la via. Tranne che per quel debole bagliore vicino al muro. Silvia sussultò. La scritta stava comparendo sotto i suoi occhi. NON AVVICINAR Silvia invece si avvicinò. Il bagliore, di forma umana, pareva voltato verso di lei. Le faceva cenno di star ferma. Lei allungò la mano verso l’alone luminoso. Si ritrovò, tra le dita, una bomboletta spray. Distinse un uomo, forse Ricky. Piangeva, ripetendo: “Non dovevi” Nell’aria risuonò una voce, dolorosa come metallo incandescente: “IL PATTO È ASSOLTO: UN’ALTRA ANIMA, AL POSTO DELLA TUA. UN’ANIMA CHE POSSA DIVERTIRMI.” Ricky svanì. “ORA SEI MIA. ALMENO FINO A QUANDO...” “Qui abitava Silvia. Quella che ha dipinto il graffito.” “Silvia? È la firma sul racconto di cui, ogni giorno, trovo un pezzo.” Franco prese dei foglietti e lesse: L'odore del pollo l’investì, appena sveglia...

mercoledì 16 dicembre 2009

Piccole soddisfazioni dagli Ultracorti...

Come già dicevo qui, l'invasione degli UltraCorti è un concorso dell'Edizioni XII, che porterà alla pubblicazione di una antologia di Micro-racconti.
Già due miei racconti (da 1800 caratteri) si erano guadagnati la pubblicazione arrivando in semifinale.
Adesso, nella  finale, altri miei due racconti si sono qualificati (uno nella categoria 900 caratteri e un altro in quella da 200).
L'elenco completo dei racconti selezionati in finale la trovate qui. Se non avete voglia di cliccare sul link, i titoli dei miei due sono:
  • L'uomo nuovo (categoria 900 cc)
  • Messaggio dallo scienziato che scoprì la via di comunicazione con l'Aldilà (categoria 200 cc)

Ora aspettiamo solo che manca solo che venga reso noto il nome del vincitore del concorso (ovvero il Re dei Corti).

lunedì 7 dicembre 2009

Il Signore delle acque

Il gioco è sempre Minuti Contati. Si tratta di un concorso a tempo: l'Aguzzino dà il tema e lo START. Nel corso dell'ultima edizione sera il tema era "La vendetta dell'eterno secondo", da svolgere in 90 minuti e 3000 caratteri.

Qui di seguito trovate il mio raccontino (che non mi soddisfa al cento per cento... ma il tempo era scarso)

Il Signore delle acque

Il gruppetto di ragazzine mi travolge. Mi giro a guardare. Tre ragazzi, pantaloni strappati, tatuaggi, metallo ovunque e capelli biondi. Sono certo siano cantanti, anche se non li conosco. Sono troppo vecchio per la musica pop. “Dean, sei bello come un dio greco!”, urla una delle fanciulle. Eretica. Non sa cosa dice. Se avesse visto Apollo… ma lui ha scelto di esiliarsi sul sole. “Questo mondo non lo capisco” mi ha detto. Una ragazza si è fermata. Guarda me. “Tu non veneri i cantanti?”, le chiedo. “Non so nemmeno chi sono.” “E sai chi sono io?” “Mi scusi. Non volevo fissarla, ma lei è identico alla statua di Nettuno in piazza Maggiore.” Sorrido: “Nettuno. In anni recenti mi chiamavano così. Io preferisco Poseidone.” Aggrotta le sopracciglia, poi decide di stare al gioco: “Io sono Silvia. Se le offro un caffè, mi racconta che ci fa il dio del mare a Bologna?” “Bei tempi quelli in cui noi dominavamo il mondo. Il filosofi iniziavano a immaginare l’universo. E poi la poesia, l’arte, le guerre eroiche. Allora gli uomini sapevano di aver bisogno di noi. Bei tempi. Ma anche amari. Se solo fossi stati io il re dell’Olimpo. Dopo che uccidemmo Crono, ce li giocammo a sorte i regni. Zeus vinse terra e cielo, io il mare e ad Ade, poverino, toccò l’oltretomba. Fratelli, la mia vittoria non è la vostra sconfitta, disse Zeus. Se ne dimenticò in fretta. E fra noi iniziò la rivalità. Io ebbi un figlio, Teseo, grande eroe, campione dell’umanità. Lui mise al mondo Eracle e ancora oggi gli umani ricordano solo lui. L’altro giorno l’ho visto persino in un fumetto di supereroi. Io divenni patrono dei giochi istmici. Zeus si accaparrò quelli olimpici, che ancor oggi vengono celebrati. Provai a farlo fuori. E lui per vendetta mi mandò a costruire le mura di Troia. E ancora oggi voi ricordate Troia, ogni volta che qualcosa vi va male…” “Poi che accadde, Poseidone?”, Silvia sillaba il mio nome. Comincia a stancarsi di quello che crede sia un gioco. Sorseggio il caffè e continuo: “Ci avete dimenticati, convinti che tutto funzioni per leggi che vi siete inventati e avete chiamato scienza. Noi ci siamo adattati lavorare in silenzio, nascosti fra voi mortali. Nonostante ciò Zeus non la smetteva di fare il capo, sempre a ordinare e rimproverare. Hermes, come mai Internet non va oggi? Afrodite troppi divorzi.Non ne potevo più. Lo convocai sul tetto di un palazzo e lo sfidai. Sei invecchiato Zeus, gli dissi, è tempo che tu mi ceda lo scettro. Scommetto che non saresti capace di colpirmi con un fulmine nemmeno se io me ne stessi qui fermo. Ci scommetteresti il mare?, ribattè, ridendo. Se tu ti giochi cielo e terra. E fu così che mi scagliò la saetta più potente che avesse mai generato. Peccato che, come previsto, colpì il parafulmine.” “E dove è ora Zeus?” “È quel vecchio che chiede l’elemosina fuori.” Sìlvia comincia a ridere. “Grazie, chiunque tu sia. Mi hai rallegrato una giornata buia.” Si alza, paga il caffè e va via. Vado via anche io. Ho un mondo da governare, anche se non trovo più nessuno disposto a credermi. Forse dovrei smetterla di andare in giro con la tunica.

venerdì 30 ottobre 2009

Il Grande Pesce

Di Minuti Contati già vi ho parlato. Si tratta di un concorso a tempo: l'Aguzzino dà il tema e lo START. Lunedì sera il tema era "24 ORE NELLA VITA DI DIO: UNA GIORNATA CON IL SIGNORE DELL'UNIVERSO". Poi ci si vota e giudica a vicenda (lo scopo è ovviamente migliorarsi oltre che divertirsi)

Qui di seguito trovate il mio raccontino che, vi avverto preventivamente, viola la prima regola del Fight Club (... e questo mi ha attirato i fulmini di alcuni dei partecipanti e l'entusiasmo di altri). I nomi che trovate fanno dunque riferimento ad alcuni frequentatori del FORUM.

Ma bando alle ciancie ed ecco il racconto:

Il grande pesce

Prologo

“Amore, puoi sparecchiare tu? Stasera c’è Minuti Contati.” “Lo so Angelo. Me l’hai ripetuto sei volte, negli ultimi cinque minuti.” “Ci sono. Bellissimo il tema: 24 Ore nella vita di Dio.” Angelo scrocchia le dita e accosta le ciglia cercando di avviare l’immaginazione. Non parte. Al suo posto, si mettono in moto le gambe. Su e giù per la stanza. “Nessuna idea?” “Ce ne vorrebbe una originale.” “Cerca dentro di te.” “Una suora muore e scopre che nell’aldilà c’è il Budda.” “Dio è dentro ciascuno di noi.” “E questo? Dio è un grande pesce. Il che spiegherebbe i pesci disegnati nelle catacombe.” “Ascolta la Sua Voce dentro di te.” Dopo alcuni minuti Angelo esce dal silenzio meditativo: “Catì, nessuna voce. Vado a letto.”

1

E ANCHE COL CONCORSO INTERNET PER ASPIRANTI SCRITTORI HO FALLITO. POSSIBILE CHE IN QUESTI TEMPI MODERNI NON CI SIA NESSUNO IN GRADO DI FARSI PORTAVOCE DELLE MIE PAROLE? NEMMENO QUESTI CHE PRETENDONO DI AVERE IMMAGINAZIONE? SI MERITEREBBERO UN ALTRO DILUVIO UNIVERSALE. NON SALVO NESSUNO QUESTA VOLTA. RICOMINCIO DA ZERO. DAI TOPI. UN GRANDE TOPO SENZIENTE. COME TOPOLINO. RAGIONIAMO CON CALMA. PER PARLARE CON GLI UOMINI DEVO PARLARE IN MODO CHE MI CAPISCANO. AI TEMPI DI MOSÈ DOVEVO PARLAR LORO DA UN ROVO ARDENTE. OGGI L’UNICA VIA PASSA PER IL TUBO CATODICO.

2

“Catì, la prossima edizione di Minuti Contati sarà dal vivo: una sorta di reality show. Posso andare?” Non è un’espressione di approvazione quella sul volto di Caterina. La sua voce però concede: “Ma è la prima e ultima volta.”

3

I concorrenti sono tutti seduti nell’aula di una scuola elementare. Di fronte ai banchi, un grande palco teatrale. Ovunque telecamere manovrate da tipi robusti e riccioluti che sorridono e non parlano. Nemmeno i concorrenti parlano molto. “Piscu, davvero tu non sai nulla?” “No, Angelo. Come te. Uno dei tipi ricci, senza aprire bocca, mi ha fatto accomodare qui e se n’è andato.” Si sente un sospiro collettivo quando la tenda si apre. Per un momento pare non ci sia nessuno sul palco. Poi si ode un lento ticchettio. Un uomo zoppo raggiunge il centro del palco. A ogni passo con la gamba destra, si poggia sul bastone e il viso tradisce una smorfia. L'uomo inizia a parlare: “Benvenuti a tutti. O quasi. Chi si fa chiamare Giuda?” Un mano si alza. “Vai fuori. Serafini chi è? E Angelo? Voi due al primo banco.” Trombe suonano, luci brillanti colorano la sala. Poi una voce profonda da attore, proveniente da chissà dove, recita: “Dio disse sia fatta la luce. E la luce fu.” Applausi scrosciano senza che nessuno batta le mani. I concorrenti si scambiano sguardi spaesati. L’uomo sul palco riprende: “Lo conoscete vero? È il racconto di quando ho creato tutto.” La voce dell’uomo non è gradevole come quella dell’attore. Suona asciutta e dura. Come quella di una madre arrabbiata, che, in fondo, vuol bene al figlio. “L’avete sentito migliaia di volte. Eppure non l’avete mai capito davvero. Avete costruito chiese, fatto guerre, condannato o persino perdonato, sulla base di un libro di cui non avete mai compreso un bel niente. E sapete che vi dico?” Il vento si alza nell’aula-teatro. I concorrenti cercano invano la ventola lì attorno. Poi la voce dell’uomo si addolcisce: “Ho sbagliato io. Ho usato parole troppo difficili e scelto persone sbagliate per riportarle su carta. Ora voi mi aiuterete.” Una musica festosa si alza nell’aria. La bocca dell’uomo si apre in un ampio sorriso: “Per 12 ore io vi racconterò tutta la Verità sulla Vita, sull’Universo e su di Me. Poi nelle successive 12 ore ognuno di voi la riassumerà per iscritto. Chi di voi riuscirà a far passar meglio la Verità, sarà il profeta del nuovo Libro Sacro. Domande?” Un braccio si alza timida: “Mi scusi ma lei chi è?”

4

“La risposta alla domanda ultima è 42?” “No.” “Perché stasera ti sei incarnato in uno zoppo?” “Devo ricordare com’è brutto soffrire per non distruggere l’umanità quando mi fa arrabbiare.” “E perché hai creato la sofferenza?” “Allora non avete capito nulla? Ricominciamo da capo. Il senso profondo della creazione è...”

5

L’aula è silenziosa. Dio siede dietro la cattedra. Prende uno degli Aspiranti Libri Sacri e solo allora i concorrenti sussurrano: “di chi sarà?” Man mano che legge, Dio scuote la testa sempre più forte, generando un vento che disperde tutti i fogli. Gli angeli riccioluti svolazzano in giro a raccoglierli, li riordinano e, sorridendo, li posano davanti al Signore.

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“È stato difficile. Molti scritti sono belli, hanno stile, sono avvincenti. Ma in essi non passa il mio messaggio. Leggete qui: Dio non interviene sul dolore, perché nel dolore vi è la salvezza. Quando ve l’avrei detta questa cavolata? Alla fine ho scelto il più brutto. In esso, però, vi è un lontano riflesso di un barlume appannato di una brutta copia della Verità.”

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“Stasera abbiamo ospite il nuovo profeta, scelto da Dio in persona, nel corso di un reality show. Il suo Libro Sacro è già un best seller. Allora, Angelo, ci può riassumere la Verità che Dio ha consegnato alla sua penna?” “Dio è un Grande Pesce. Questo spiega i graffiti nelle catacombe..."

sabato 17 ottobre 2009

In finale nell' invasione degli UltraCorti

L'invasione degli UltraCorti è un concorso delle edizioni XII, giunto alla seconda edizione e finalizzato alla pubblicazione di una raccolta di micro-racconti. Tre le categorie: 200 caratteri (pesi piuma) , 900 (pesi medi) e 1800 (pesi massimi).

Il concorso è giunto alla fase finale e due miei racconti (da 1800 cc) sono stati selezionati per essere inserirti nell'antologia. I titoli sono "Le mani di Satana" e "Dopo l'Apocalisse"

Il concorso non finisce qui, perché ora ciascun finalista avrà diritto a "sparare" una nuova terna di racconti (uno per ogni categoria) per ogni racconto giunto in finale. Al termine il vincitore sarà proclamato "Re dei Vorti" (!?)

La notizia completa la trovate qui. Se vi interessa dare un'occhiata al libro realizzato l'anno scorso con questo concorso lo trovate invece qui.

mercoledì 30 settembre 2009

il buono, il brutto e il vampiro

Minuti Contati è un gioco divertente che mensilmente viene proposto nel Forum delle Edizioni XII. All'ora X del giorno designato vengono svelati il TEMA dell'edizione in corso, il TEMPO a disposizione (minimo un'ora, massimo tre ore) e il numero di caratteri tollerati (tra i 1000 e i 5000). Questo mese il tema era “Il buono, il brutto e il vampiro”. Ecco la mia prova:
 
La via per la salvezza “Non sono d’accordo, paparino.” “Guardati attorno Lory. Siamo in una strada in mezzo al nulla. Tiriamoli su.” “E se sono cattivi?” “Non vedi che sono tre frati?” Il SUV si fermò accanto ai tre e uno degli sportelli posteriori si aprì. Dai vetri scuri si intravedeva una mano che li invitava a entrare. “Saliamo” disse Marco. Oreste lo guardò con le palpebre semichiuse come sempre: “No.” “Raul non sta bene. E ha fame.” “E tu sai come diventa, quando sta così.” La labbra di Oreste si richiusero sui denti gialli e sgradevoli, arricciandosi come se avessero succhiato un limone. Marco, seppure abituato ai lineamenti fastidiosi del confratello, non poté fare a meno di osservarli. Era convinto che Oreste fosse un messaggio che Dio gli inviava quotidianamente: Marco, vai oltre le apparenze. “Oreste, sono certo che l’auto è il soccorso dalla Provvidenza. Raul troverà in sé la forza di controllarsi. Vero Raul?” Marco accompagnò la frase con una risata rassicurante. Raul, il cui volto era nascosto del tutto dal cappuccio e le cui mani affondavano nelle larghe maniche del saio, si limitò ad annuire. “Benvenuti. Mi chiamo Kevin” li salutò l’uomo al posto di guida. Poi rimise in moto il mezzo: “Dove vi portiamo?” “Al monastero di Ostuni. Ma solo se siete di strada” disse Mauro con allegria “Siamo rimasti in panne in un viottolo di campagna.” La ragazzina bionda che occupava il posto del passeggero non aveva staccato un attimo gli occhi da Raul. “Padre Raul ha un problema alla pelle e non sopporta la luce del sole”, si affrettò a spiegare Oreste con la sua parlata monotona. “Ora può scoprirsi: questo gioiello ha i vetri oscurati.” “Un frate può portare i capelli lunghi come te, padre Marco?” Raul affondò le unghie nel sedile e serrò i denti. La ragazzina era davvero insolente. Perché padre Raul è così pallido? Padre Oreste non potrebbe sbiancarsi i denti?  E quel troglodita di suo padre non la rimproverava. “Padre Raul quando hai sentito la chiamata?” Raul serrò ulteriormente le mandibole. Aveva troppa fame. Il digiuno è la via per la salvezza, gli diceva Marco. Ora chi avrebbe avuto bisogno di essere salvata era quella ragazzina. “In verità Raul non era una bella persona. Ha fatto cose terribili.” Oreste fece una pausa per gustare gli ulivi che scorrevano velocemente. “Il perdono ci distingue dalle bestie. Così l’abbiamo accolto, certi che potrà trovare la vera conversione del cuore.” “Ma davvero tu ami Dio, anche se ti ha fatto così brutto?” Raul scattò veloce come un serpente, la mano tesa verso la ragazzina. Kevin inchiodò e Raul si ritrovò sul sedile anteriore. Con fatica provò a tirarsi su. Kevin disse: “Perdonate Lory. È qui da secoli, ma si ostina a voler capire gli umani.” Raul si voltò. Kevin sorrideva. Al posto dei denti, vi erano delle zanne. Era buio quando scaricarono i tre cadaveri in una strada di campagna. “Il sangue dei religiosi è più gustoso, vero?” “Sì, paparino. E il più buono dei tre era Marco.” Al ricordo di quel sapore Lory si passò la lingua sulle labbra.

sabato 25 luglio 2009

Concorsini…

Forse è la consapevolezza che difficilmente avrei trovato persone disposte a leggere quello che scrivo (tranne qualche parente e qualche amico) e ancora meni pronte a darmi un giudizio sincero su cosa va bene e cosa va male nella mia scrittura a spingermi lnel mondo dei piccoli concorsi on-line in cui mi cimento non tanto nell’ottica di competere quanto di migliorare.  Ecco allora un veloce aggiornamento sulle mie partecipazioni. Se avete dubbi che in una singola frase possa entrarci una storia, non state considerando che una frase (intesa come “senza il punto in mezzo”) può essere lunga come quella con cui ho aperto il post. Se ancora non ci credete, guardate il simpatico fan-cool concorso per racconti in una frase. Il mio micro-racconto c’è già. Che aspettate a inviare il vostro? Arriva inaspettato il quarto posto nell’edizione speciale di Minuti Contati… e non dico inaspettato per modestia, quanto per il fatto di aver potuto sfruttare solo 50 dei 100 minuti a disposizione… come si intuisce dai refusi che decorano il mio racconto. Per il resto ho piazzato (per ora) tre racconti nella dodecimazione delle prime due batterie dei Corti. Presto vi aggiornerò anche sul racconto in 100 parole di Scheletri.

mercoledì 10 giugno 2009

Rapidi aggiornamenti...

Iniziamo dal Circo Massimo: anche il secondo racconto è caduto agli ottavi di finale... in ogni caso sono contento di essere arrivato fin qui!

Audiofumetti dell'Insonne: udite, udite, la serie è completa. Se volete ascoltarla è sempre qui. Ringrazio Francesco (la mente dell'operazione), Daniela Zaccagnino, Gino Marchetti, Maura Bussolotto e Francesco Pratesi e per questa bella avventura.

Infine, per il concorso i Corti, sempre opera delle Edizioni XII, due dei tre mini-racconti che avevo inviato alla prima batteria (il concorso si articola su tre batterie...) si sono qualificati per la semi-finale. Non posso rivelarvi i titoli, però, perché, per ora, devono rimanere rigorosamente anonimi...

martedì 26 maggio 2009

Circo Massimo - Fine seconda fase

È finita la seconda fase del Circo Massimo.

I due racconti da me inviati avevano superato le eliminatorie. Purtroppo "Doveva solo accendere le stelle"(il racconto fantastico) è rimasto sul campo e il suo viaggio fra i gladiatori finisce qui, in maniera piuttosto ingloriosa.  Invece il racconto di fantascienza, "La vita in un segmento", ha superato anche questa fase e passerà agli scontri a eliminazione diretta. Certo posso dichiararmi soddisfatto: se leggete i racconti in gara vedrete che il livello è molto alto e molti racconti meritovoli sono rimasti fuori.

Inutile dire che, se avessi dovuto scommetere su uno dei due, avrei scommesso sul primo... giusto per confermare che un autore non può mai giudicare da solo il suo lavoro. 

In ogni caso non credo che "Doveva solo accendere le stelle" sia un cattivo racconto. 

Probabilmente, come dice stefanoventa sul forum: " leggendo gli altri mi sono accorto che il mio racconto come quello di Angelo era un pesce fuor d'acqua [...] perché in effetti non era né carne né pesce rispetto ai fantastici puri che ho letto."

Mi consolo con la parte positiva di due giudizi dati al mio racconto sul forum:

Daniele_QM ha scritto: "Ho letto 'doveva solo accendere le stelle'. A parte la genialità dell'idea, a naso lo avrei collocato nella fantascienza, anche se pure questa sezione è pertinente. Geniale dunque, anche se forse manca di pathos e non coinvolge quanto avrebbe potuto."

Sempre stefanoventa aveva scritto: "Ho letto anche io 'doveva solo accendere le stelle'. E' davvero delizioso: l'idea di base come diceva Daniele è veramente intrigante, geniale. Tra l'altro è un tema che a me piace molto. Però anche io ho ravvisato una mancanza di pathos e direi che è dovuta un po' alla scrittura didascalica e un po' ad alcuni passaggi dei dialoghi che per natura stessa dei "personaggi" sono speculativi: ci sono duemila anni di teologia, filosofia e e matematica condensati in sette pagine, renderli scorrevoli e bilanciati non è affatto facile"

In ogni caso se qualcuno dei viandati di questo blog avesse voglia di leggerlo e di dirmi che ne pensa, ogni giudizio sarebbe gradito.

lunedì 27 aprile 2009

Il calendario degli scontri.

Se volete seguire in diretta gli scontri del concorso Circo Massimo e fare il tifo (per me ovviamente) o semplicemente guardare di tanto in tanto l'andamento del torneo, qui trovate il calendario della sezione fantascienza e qui quello della sezione fantastico.
La prima tornata d'incontri si svolge il 5 maggio...

lunedì 20 aprile 2009

Nell'Arena...

Quando ho inviato due racconti per il concorso Circo Massimo, delle edizioni XII, speravo che almeno uno superasse le eliminatorie. Con grande gioia ieri ho scoperto che ce l’hanno fatta tutt’e due.

Da ora in poi il torneo si svolgerà in una serie di scontri faccia a faccia (ogni voto di un giurato equivarrà ad un colpo andato a segno nello scontro i due racconti-gladiatori).  I miei due racconti saranno leggibili on line qui per tutta la durata del concorso:

    ... 
Se avete voglia di leggere e commentare potete lasciare le vostre opinioni in proposito qui sul blog oppure sul forum apposito.  Se semplicemente volete divertirvi a seguire gli scontri rimanete collegati sul sito delle edizioni XII.