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martedì 10 maggio 2016

Lì o là?


Ci sono cose possiamo dare per scontate, senza timore di smentita: l'amore della mamma, il fatto che non si vincerà mai la lotteria, le scarpe durante i saldi...
Fra queste, per me, c'era il fatto di poter usare indifferentemente le parole  e .
Poi, durante una cena con amici (quasi tutti meridionali trasferitisi qui a Bologna, come me), parlando di differenza grammaticali fra il nord e il sud uno mi dice: "al lavoro mi prendono in giro perché uso indifferentemente e ".
Sul momento, sono rimasto perplesso. Poi sono andato a controllare su Internet (cosa che, ormai, con gli Smart Phone si può fare in tempo reale, tanto che quasi ogni discussione si chiude con: "vediamo subito chi ha ragione") e ho scoperto che è vero: i due avverbi non sono perfettamente uguali.
Se non ci credete, andate a guardare, per esempio, sulla Treccani on line, alla voce "avverbi di luogo". Ecco cosa troverete: 

  • lì e i suoi composti si usano per indicare un luogo ben definito 

  •  e i suoi composti si usano per indicare un’area senza una determinazione precisa, anche se spesso i due avverbi sono usati come sinonimi perfetti
Attenzione, perché la stessa cosa vale per qui e qua:
Qui e i suoi composti si usano per indicare un luogo ben definito, qua e i suoi composti si usano per indicare un’area senza una determinazione precisa, anche se i due avverbi sono spesso usati come sinonimi perfetti
Pensateci la prossima volta che li usate.
Però, diciamoci la verità: non vi sembra un po' esagerato prendere in giro qualcuno per un'inezia del genere? 

venerdì 17 luglio 2009

Il dizionario dell’emigrante

Avrei dovuto intuire che l’italiano che si parla a nord è diverso da quello del sud (non parlo dei dialetti, ma della lingua nazionale) quando mio zio, che abita da una vita in Piemonte, mi chiese la prima volta “com’è?”, intendendo “come va?”, e io risposi “com’è cosa?” Eppure le difficoltà di capirsi si sono rivelate solo quando mi sono trasferito a Bologna. Una mia amica sostiene che il meridione comincia dove non ci si asciugai capelli col phon, ma col fono (che tra l’altro in Puglia va pronunciato con la o rigorosamente chiusa). Quando mi chiedono: “Phon è un vento caldo! Perché vi ostinate a dire fono?” Rispondo candidamente: “Perché fa rumore!” (Non è vero ma suona bene). E, sebbene siamo perfettamente consci della differenza fra verbi transitivi e intransitivi e non sbaglieremmo mai nello scritto, siamo soliti dire: esci la carne dal frigo, mi scendi il libro?, sali la spesa per piacere. Lo so che suona malissimo. Ma pensate a quanti secondi di vita si risparmiano rispetto a frasi come tiri fuori la carne dal frigo. L’hanno detto anche in un servizio del TG5: i settentrionali ci perdono un anno in tutta la vita perché non transigono sui verbi intransitivi… C’è da dire che gli errori non li facciamo solo noi: per esempio a nord non conoscono l’uso del passato remoto. Per non parlare dell’odiosa abitudine di mettere l’articolo ai nomi di donna e quella ancora peggiore di accorciare tutto: cognomi (il giovane Alessandro Manzoni sarà di certo stato soprannominato dagli amici il Manzo), parole (ci diamo un appunta, è un film peso) e frasi idiomatiche come “raga la tange è murata” (che se non l’avete capito significa che sulla tangenziale c’è troppo traffico e non si passa). E a questo punto i nordici si rimettono in pari sul conteggio degli anni persi… anzi passano in vantaggi se calcoliamo il tempo che risparmiano, non dovendo usare la fantasia per inventare i soprannomi. Per inciso “è peso” e “la Francesca” sono le prime due espressioni che vengono travasate nel linguaggio dell’immigrato meridionale. Ma non finisce qui…