Visualizzazione post con etichetta racconti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta racconti. Mostra tutti i post

lunedì 11 marzo 2024

L'intervista che mi ha voluto fare Salvatore Stefanelli

Riporto qui l'intervista che ha voluto farmi l'amico Salvatore Stefanelli per la vittoria al premio WorldSF Italia. L'originale la trovate sulla sua pagina Facebook. 


Eccoci tornati a parlare con un vincitore di un Premio Letterario, in questo caso riguardante la Fantascienza. Lui è Angelo Frascella ed è qui per raccontarci qualcosa della sua esperienza. Accogliamolo e commentiamo quanto ci ha detto. Grazie!

INTERVISTA VITTORIOSA

Cinque domande + una

§ Ciao Angelo. In poche parole, raccontaci la tua esperienza di partecipante al Premio e cosa hai provato con la tua vittoria. Quanto di questa vittoria ha influito sul tuo futuro di scrittore o nella tua vita?

Ciao Salvatore. È sempre un piacere essere ospite sulla tua pagina. 

Il racconto “Spes Ultima Dea”, con cui ho vinto il premio WorldSF (*), lo avevo già presentato al “premio Robot”, in un'altra versione e con un altro titolo (“Il seggio di Giove”). Anche se non era arrivato in finale, era stato segnalato come racconto meritevole. Questo risultato parziale mi ha portato ad analizzare a mente fredda il racconto per capire cosa funzionasse e cosa no e a riscriverne una gran parte.  La vittoria al World SF mi ha confermato che avevo lavorato bene e, soprattutto, mi ha premesso di creare una sorta di bussola con cui scovare i difetti della mia scrittura.  

(*) ex-aequo con il racconto “La felicità affogata” di Carlo Menzinger

§ Di cosa parlava il tuo racconto e ha avuto, per così dire, dei seguiti? 

Il racconto si svolge in un’Italia alternativa di un futuro non troppo lontano. La nostra nazione è divenuta leader nel progresso scientifico e tecnologico, tanto che per la terminologia tecnica si usano l’italiano o il latino anziché l’inglese.

In questo scenario, Ulisse Colonna, un imprenditore e innovatore illuminato, è scomparso misteriosamente da sei mesi, ma i media sembrano aver messo a tacere la notizia. Sylvia è una giornalista vecchio stile che preferisce non usare le IA per il suo lavoro, e per questo è caduta in disgrazia. Ma, per la stessa ragione, probabilmente è l’unica persona che può scoprire la verità su Colonna.

Più che un seguito, ho scritto un altro mio racconto che si svolge nella stessa ambientazione ucronica. Si intitola "L'ultimo programmatore" ed è stato pubblicato nell'antologia "Distopia vs Utopia" (Delos Digital) curata da Valeria Barbera e Andrea Tortoreto. 

§ Consigli per chi voglia partecipare a questo Premio o, a un Premio letterario in generale: cosa fare e cosa non fare, secondo te.

Sembrerà una banalità, ma quando si vuole partecipare a un concorso è bene capire che tipo di opera si aspettino i giurati. Mi è capitato di fare il giurato in una selezione di racconti fantascienza e trovarmi fra le mani racconti che di fantascientifico non avevano nulla. 

Inoltre occorre porsi sempre in maniera professionale: quindi evitare di inserire nella biografia frasi come “ho inviato il racconto solo perché mi ha convinto un collega” (l’ho trovato per davvero), evitare la punteggiatura casuale (per es. usare i segni corretti per i dialoghi, evitare i punti esclamativi sparsi come lo zucchero a velo su una torta, ecc.), fare attenzione alle ‘d’ eufoniche, insomma adottare tutti quei piccoli accorgimenti per evitare di urlare al mondo: “sono un principiante”.

Infine, è inutile mandare il vecchio racconto rimasto nel cassetto e di cui non si sa bene cosa fare, nella speranza di una botta di fortuna. Meglio prendersi il tempo occorrente, a costo di aspettare l’edizione successiva. e inviare un racconto che rappresenti il meglio delle vostre capacità in quel momento. 

§ Fatti una domanda e dacci la risposta

Qual è l’aspetto più difficile della scrittura per te?

L’autopromozione. È difficile farsi notare in mezzo a tanti altri che scrivono storie. Sarebbe necessario dedicare alla promozione almeno lo stesso tempo che si passa a scrivere, ma quando ci sono il lavoro e la famiglia, già trovare quello per la scrittura è un’impresa. Inoltre bisogna farlo nel modo giusto. Alcune strategie sono poco efficaci (per es. alle presentazioni, se non sei noto, è facile che ti ritrovi da solo con parenti e amici), altre possono sortire l’effetto contrario (per es. rispondere a ogni post nei gruppi di lettura che chieda suggerimenti sul prossimo libro, spammando il proprio titolo). Se poi si è un minimo timidi diventa davvero un monte impervio da scalare a mani nude.

§ Cosa stai scrivendo in questo periodo o, cosa vorresti scrivere?

Il tempo libero ultimamente scarseggia, purtroppo. Quindi più che altro sto raccogliendo le idee, a mano a mano che mi vengono. Cerco giusto di strutturale un po’ per avere un serbatoio da cui attingere quando di nuovo riuscirò a mettermici sopra con continuità.

§+1§ Raccontati in un racconto. 

Il mio compagno di banco teneva gli occhi chiusi, mentre il resto della classe rideva, si scambiava merendine, improvvisava giochi. E io mi stavo annoiando.
"Perché invece di sonnecchiare non giochiamo all’impiccato?"
"Hai mai notato che se serri bene le palpebre puoi vedere delle immagini? Sono messaggi telepatici che arrivano da un lontano pianeta, ma non lo sa quasi nessuno."
Ci provai anche io.
"Vedo solo delle macchie rossastre."
"Non aver fretta. Osservale bene."
Attesi e le macchie iniziarono ad avere un senso. C'era una guerra in corso su quel pianeta. Soldati armati di pistole a raggi, feroci robot e astronavi giganti attaccavano il palazzo della principessa. E lei lo difendeva insieme a poche guardie, ma con tanto coraggio.
"Hai ragione! La figlia del re di quel pianeta è in pericolo e ha bisogno di noi. Ma come facciamo? Il suo mondo è troppo lontano."
Cosimo ci pensò un attimo. "Dovremo diventare scienziati e costruire un razzo che ci permetta di raggiungerlo."
"Ragazzi, la ricreazione è finita. Ricomponetevi e ricominciamo la lezione. Aprite il libro di lettura a pagina quarantasette."
"Maestra, ma perché dobbiamo leggere delle storie inventate? Mio padre dice che gli unici libri utili sono quelli che insegnano qualcosa." Era quasi impossibile iniziare una lezione senza che Daniela ponesse un interrogativo sul perché facevamo ciò che facevamo.
"Non è vero ragazzi. Mentre leggete una storia di fantasia, voi siete davvero in quel mondo e vivete esperienze che altrimenti non potreste mai fare."
Quel pensiero mi colpì come se avessi appena trovato la mappa per un tesoro.
"Quindi se in una storia aiuto una principessa in pericolo, la salvo per davvero?"
La maestra mi sorrise. "Sì, Angelo, è proprio così."
La lampada sulla scrivania illuminava le parole sul mio foglio. Rileggendole mi sentii molto soddisfatto.
"Hai già iniziato i compiti, amore? Non hai giocato nemmeno un minuto dopo pranzo."
Il viso perplesso di mamma si era affacciato alla mia stanza.
"Non ho ancora iniziato i compiti. Sto scrivendo una storia."
Lei mi accarezzò i capelli, sbirciando sul foglio.
"Bravo. Quindi farai lo scrittore da grande?" 
Ci pensai un attimo.
"No, da grande farò lo scienziato. Ma intanto dovevo salvare la principessa. Mica può aspettare che finisca il razzo per andare da lei!"


Grazie, Angelo, sia per il racconto finale, una piccola chicca, secondo me, sia per quanto ci hai detto in merito alla tua vittoria al WORLD SF. Canestrini per il tuo futuro di scrittore e Buona Vita, sempre e comunque, per tutto il resto.

Grazie a te Salvatore per avermi ospitato sulla tua pagina e grazie a te che ti sei fermato a leggere questa intervista. Visto che il tempo è prezioso, mi hai fatto un grande regalo.

mercoledì 25 ottobre 2023

Altri due miei racconti in giro per il mondo

 


Nel 2023 altri due miei racconti hanno lasciato la sicurezza di casa per andarsene in giro per il mondo.

  • "La Terza scelta" è un racconto con una vena satirica sulla politica e la possibilità di prevedere il futuro, che è stato finalista nel concorso Short Kipple. È stato di recente pubblicato sul quinto numero del World SF Magazine, rivista dell'associazione omonima. Disponibile sia in formato cartaceo (molto bello per le illustrazioni a colori) sia ebook. Link per l'acquisto qui  
  • "Sono solo ombre" è un racconto un po' pessimista legato al cambiamento climatico, che parla di scelte, amore paterno ed egoismo, pubblicato sul primo numero della fanzine "Il Magazzino dei Mondi" curato da Matteo Ciccone (*). Link per l'acquisto qui, solo cartaceo
(*) già curatore dell'Antologia "Fantaweb 2.0", pubblicata dalle Edizioni della Vigna, in cui compariva il mio racconto "La vita in un segmento". In bocca al lupo a Matteo per questa sua nuova iniziativa!

venerdì 8 settembre 2023

Sta per uscire il mio nuovo libro: "Spes Ultima Dea"

"Spes Ultima Dea", la Novella (o Romanzo Breve) con cui ho vinto (ex-aequo) la prima edizione del premio World SF Italia, sta per uscire in libreria, edito da Tabula Fati.


Per stuzzicare la vostra curiosità, ecco l'incipit della novella:


𝐿𝑎 𝑚𝑎𝑔𝑔𝑖𝑜𝑟 𝑝𝑎𝑟𝑡𝑒 𝑑𝑒𝑙 𝑡𝑒𝑚𝑝𝑜 𝑙𝑎 𝑝𝑎𝑠𝑠𝑜 𝑎 𝑑𝑜𝑟𝑚𝑖𝑟𝑒.
𝑆𝑒𝑐𝑜𝑛𝑑𝑜 𝑖𝑙 𝑚𝑒𝑑𝑖𝑐𝑜 𝑠𝑎𝑟𝑒𝑏𝑏𝑒 𝑚𝑒𝑔𝑙𝑖𝑜 𝑠𝑒 𝑓𝑎𝑐𝑒𝑠𝑠𝑖 𝑢𝑛 𝑢𝑛𝑖𝑐𝑜, 𝑙𝑢𝑛𝑔𝑜 𝑠𝑜𝑛𝑛𝑜, 𝑚𝑎 𝑠𝑝𝑟𝑒𝑐ℎ𝑒𝑟𝑒𝑖 𝑞𝑢𝑒𝑙 𝑝𝑜𝑐𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑚𝑖 𝑟𝑖𝑚𝑎𝑛𝑒.
𝐴 𝑣𝑜𝑙𝑡𝑒 𝑎𝑠𝑐𝑜𝑙𝑡𝑜 𝑖 𝑡𝑢𝑜𝑖 𝑚𝑒𝑠𝑠𝑎𝑔𝑔𝑖 𝑝𝑒𝑟 𝑟𝑖𝑐𝑜𝑟𝑑𝑎𝑟𝑚𝑖 𝑐ℎ𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑖𝑙 𝑠𝑜𝑙𝑜 𝑎 𝑐𝑜𝑛𝑜𝑠𝑐𝑒𝑟𝑒 𝑙𝑎 𝑣𝑒𝑟𝑖𝑡𝑎̀, 𝑎𝑛𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑒 𝑡𝑢 𝑐𝑟𝑒𝑑𝑖 𝑖𝑜 𝑠𝑖𝑎 𝑖𝑚𝑝𝑎𝑧𝑧𝑖𝑡𝑜.
𝐶𝑜𝑚𝑒 𝑜𝑔𝑛𝑖 𝑝𝑎𝑧𝑧𝑜, 𝑝𝑒𝑟𝑜̀, ℎ𝑜 𝑢𝑛 𝑝𝑖𝑎𝑛𝑜 𝑖𝑛𝑓𝑎𝑙𝑙𝑖𝑏𝑖𝑙𝑒 𝑒 ℎ𝑜 𝑖𝑛𝑡𝑒𝑛𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑖 𝑠𝑒𝑔𝑢𝑖𝑟𝑙𝑜 𝑓𝑖𝑛𝑜 𝑖𝑛 𝑓𝑜𝑛𝑑𝑜. 𝐿’𝑢𝑛𝑖𝑐𝑜 𝑖𝑛𝑐𝑜𝑛𝑣𝑒𝑛𝑖𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑒̀ 𝑐ℎ𝑒 𝑡𝑒𝑟𝑚𝑖𝑛𝑎 𝑐𝑜𝑛 𝑙𝑎 𝑚𝑖𝑎 𝑚𝑜𝑟𝑡𝑒.

martedì 5 gennaio 2021

Il mio racconto "Il privilegiato" in edicola su Urania Collezione

Sull'appendice del numero di Urania di Gennaio 2021, "Starman Jones" di Robert Heinlein, comparirà il mio racconto "Il privilegiato". Anche se è il mio terzo a uscire su Urania, non ci si abitua mai e la soddisfazione è sempre grande.

Qui sotto la copertina:




martedì 21 maggio 2019

Un altro lettore per "la stirpe di Prometeo"

Scusate la monotonia, ma ho trovato un altro commento al mio racconto comparso su Urania n. 195.
E anche se il mio cognome lo ha citato male, a un lettore che ti dice che il tuo racconto è ottimo si perdona tutto...




lunedì 20 maggio 2019

Quando qualcuno di accorge di un tuo racconto...

Comparire su Urania è bello ed emozionante, ma, si sa, chi compra i volumi per il romanzo, non è detto che poi legga il racconto in appendice. Ecco perché imbattersi in un Tweet che parla del tuo racconto (addirittura nel giorno del tuo compleanno) è ancora più esaltante. Perché si scrive per essere letti e trovare un lettore che non solo ha dato attenzione a quello che hai scritto ma ha deciso anche di segnalarlo on-line è una bella soddisfazione.


martedì 22 novembre 2016

"Le mie bambole" - un mio racconto su NASF 12


N.A.S.F. sta per "Nuovi Autori Science Fiction" e si tratta di un progetto amatoriale (gestito da un piccolo, ma agguerrito, gruppo di appassionati), nato per dare visibilità agli autori del "sottobosco" della fantascienza.
A questo scopo, ogni anno viene indetto un concorso per racconti di SF, arrivato alla sua dodicesima edizione. Il tema del bando era doppio “LA FRONTIERA/IL GIORNO DOPO”) (nel senso che se ne poteva scegliere uno dei due). Come già avevo fatto per la decima edizione (con un racconto che, tra l'altro è stato finalista al Premio Italia), quest’anno ho partecipato anche io con un racconto intitolato “Le mie bambole”, per il tema LA FRONTIERA.

Ecco l’incipit del nuovo racconto:
Mi sveglio sudata, nel mezzo della notte, anche se qui la notte è solo una convenzione. Stavo sognando di incontrarli ed erano identici a mia sorella.
Infinite copie della persona che più amo.
— Lei è una di noi, Nadia: non l'avevi capito? Siamo venuti per riprendercela.
Col sapore amaro dell'incubo ancora fra i pensieri, mi sgancio dalla cuccetta e fluttuo fino al bagno. Lungo il tragitto guardo dall'oblò: il Ponte di Einstein-Rosen, o wormhole come amano chiamarlo i più, mostra sempre lo stesso volto ricurvo. Il verme non è uscito dal buco: neanche oggi gli alieni sono tornati.
Il volume può essere acquistato qui:
Proprio per la sua natura di progetto amatoriale (considerando, oltretutto, che il concorso non prevede tassa d'iscrizione, ma richiede uno sforzo notevole di lettura e selezione), basato sull'attività di volontari, vale la pena fare almeno un pensierino all'acquisto dell'antologia. Date un'occhiata all'anteprima e, se vi convince, potreste pure decidere di acquistarla.

domenica 19 giugno 2016

Tutto scorre

Non vi parlo della canzone dei Negramaro nè dei verdi conigli dalle facce buffe. Non vi parlo neppure della filosofia di Eraclito (tra l'altro secondo Wikipedia, Eraclito non disse mai "Panta Rei", così come Macchiavelli non disse mai "il fine giustifica i mezzi", come già ricordava il mio professore di filosofia al Liceo).
Ma sto divagando: il "tutto scorre" del titolo di questo post è il tema della Superspeedy Edition di Minuti contati, tenutasi lo scorso maggio e in cui il mio racconto "Il nonno con la coda" si è classificato secondo.

Se avete voglia, potete leggere il racconto, intitolato "Il nonno con la coda" sulla vetrina di MC oppure potete ascoltarlo, andando sul podcast che periodicamente Radio Impronta Digitale dedica al contest. Per far ciò andate qui, selezionate al puntata del 13-06-2016 e andate al minuto 48:28.



mercoledì 1 giugno 2016

Un mio racconto selezionato per la "WMI 47 speciale fantascienza"

Sono attualmente in corso le selezioni per 50 micro-racconti (dimensione massima 2000 caratteri) di fantascienza per il numero 47 del Writers Magazine Italia.
Non è facile condensare una storia di fantascienza, che tipicamente deve basarsi su un'idea, ma anche su un'ambientazione non quotidiana e che, di conseguenza, necessita di spazio per essere introdotta al lettore.
Così sono particolarmente contento di essere stato selezionato un'altra volta (sono giù presente su entrambi i precedenti numeri speciali,n.24 e n.50, dedicati alla narrativa speculativa, della rivista).
Il racconto selezionato s'intitola "La coscienza di SPOC" e qui potete leggerne la prima metà, com'è usanza di questo forum. A proposito, la copertina dello speciale sarà questa:


Inoltre, come già avvenuto nelle precedenti selezioni, uscirà anche un volume (intitolato "il magazzino dei mondi 3") che, oltre ai racconti selezionati per lo speciale, conterrà altri racconti fra quelli presentati al contest. Qui ci sarà anche il mio racconto intitolato "Crowd-killing", la cui prima metà potete leggere qui.
Visto che, come sapete, frequento molto spesso anche il Forum di Minuti Contati, mi fa piacere ricordare che altri quattro amici del forum (Fernando Nappo, Mario Pacchiarotti, Flavia Imperi e Beppe Roncari) saranno presenti nello speciale: a riprova che l'esercizio nella scrittura paga.

lunedì 25 aprile 2016

Un’Era è passata (1)


Siamo arrivati all’ultima edizione della Quarta Era di Minuti Contati (o, per gli amici, MC), un’Era particolare in cui il contest si è evoluto: ha, finalmente, un sito (tra l'altro molto bello) è un forum tutto suo (ricordo che era nato sul mitico forum delle Edizioni XII e, alla sua chiusura, aveva traslocato su quello del Nero Cafè) che tra l'altro inizia a proporre altre ottime iniziative come il Laboratorio e il Camaleonte. Così, grazie all’impegno di Maurizio Bertino (e di un manipolo di persone che lui ha saputo coinvolgere nell’organizzazione e che non cito per timore di scordarne qualcuno) il numero di partecipanti è aumentato. Tanti scrittori importanti sono stati coinvolti come giudici. Insomma, il gioco si è fatto duro.

Per celebrare questo divertentissimo contest on-line (e non solo) di scrittura, voglio riepilogare la mia storia, in questa Era.

Demo edition
Si comincia con un’edizione di prova per testare il Forum. Il tema è “Il passato è una bestia feroce”, (come ben sanno tutti quelli che hanno lasciato brutti racconti in giro per la rete) e io propongo “i figli degli altri” racconto ispirato alla disfatta ambientale a cui è costretta quotidianamente la mia città.
Posizione nella classifica finale: quinto.

1) Tonani edition
La prima vera edizione di questa Era si apre con un ospite d’eccezione Dario “Mondo9” Tonani. Ben 41 autori accolgono la sfida. Il tema è “IL GUASTO (improvvisamente qualcosa smette di funzionare: allarme, panico, piano B...)” (insomma, la serata tipica di un autore che sta partecipando a MC). Il mio racconto “Scarpette di cristallo” è una satira fantascientifica del consumismo e della moda.

Il racconto si qualifica in finale (arrivando secondo nel suo girone) e arriva decimo.
Tonani commenta “Idea davvero intrigante, resa con proprietà e senso del racconto. Il più classico dei guasti software s’intreccia qui con la fiaba di Hans Christian Andersen. Marketing invasivo, civetteria femminile, il futuro visto con senso critico e spirito di riflessione. Meditate gente, meditate…”

2) Di Giulio Edition
Si continua con Matteo Di Giulio, scrittore, saggista e traduttore, che propone, come tema, “Combattere” (Come sono avvezzi a fare, ogni mese, gli autori di MC). A contendersi il titolo, 26 racconti.

Il mio si intitola “Solo un vecchio”, storia di una star del Wrestling (ispirato a una biografia di un vero wrestler) sul viale del tramonto. Anche questo arriva in finale (arrivando primo nel suo girone) e si classifica terzo. 
Commento di Di Giulio: “Racconto ben strutturato, che sfrutta bene i dialoghi. Originale l’idea di partenza e il suo sviluppo. Stonano alcune immagini un po’ cliché (strinse i denti, il binomio rhum-xanax), ma non rovinano l’atmosfera decadente. Intrigante anche l’utilizzo di personaggi reali e di un mondo che, ricorrendo alla nostalgia, riesce ad affascinare.”

3) Baraldi Edition
Il mese successivo entra in scena la regina del noir italiano, Barbara Baraldi. Il tema è: “C'è una luce che non si spegne mai” (Probabilmente è quella di Maurizio Bertino, che, quando c’è un’edizione di MC, passa la notte a controllare i racconti e predisporre i gruppi).

Il mio racconto si intitola “gli inquilini del buio”, storia di un gruppo di ragazzi prigionieri di un misterioso mondo privo di luce (e qui si comincia a vedere la mia tendenza a darmi la zappa sui piedi cercando di inserire scenari troppo complessi in 3000 caratteri). 
In ogni caso, per questa volta mi va ancora bene. Mi qualifico in finale (arrivando quarto nel mio girone) e arrivo nono. Barbara commenta: “Idea originale. Inizio folgorante che fa sorgere immediatamente delle domande. I personaggi bambini sono ben tratteggiati, mi piace questa oscurità di fondo in contrasto con il nome di Maria Sole: la speranza che alla fine viene strappata. A tratti la narrazione è un po’ nebulosa, sicuramente a causa delle poche battute a disposizione.”

E qui si chiude il primo post di questa retrospettiva.
Ci risentiamo presto, con le edizioni successive.

venerdì 22 aprile 2016

Ultimo racconto di questa Era di Minuti Contati

Anche la Quarta Era di Minuti Contati volge alla conclusione.
Questa ultima edizione vede l'intervento di ben cinque ospiti di lusso che faranno da giudici per i racconti finalisti (Augusto Chiarlie, Asilinn, Marco Cardone, Luca Terenzi e Lorenzo Marone).

Il tema era "Falsi Dei".
Ecco il mio racconto (che potete anche leggere e magari commentare direttamente sul forum):

L'idolo

Non si arresta il flusso di fan giunti a porgere l’ultimo omaggio a Branko Petrović. L’attore, noto a tutti come Branko, era entrato nel mito per la sua interpretazione di Philip K. Dick nel film “Valis”.
La testa della moglie eclissò il televisore: “Guarda questa. Non sembra Noemi?”
Randy alzò le spalle: “Può essere.”
L’attore è rimasto ucciso, sul set del film “Tesla”, da un colpo di pistola che avrebbe dovuto essere a salve.
“Povera Noemi. Ci starà male per giorni. Forse dovrei togliere dalla sua stanza i poster di quel poveretto.”
Branko interpretava il grande scienziato, divenuto, negli ultimi anni, un simbolo per chi si pone fuori dalla scienza ufficiale.
Un rumore di chiavi nella toppa, impedì a Randy di risponderle.
La donna si avventò sul telecomando, lo strappò dalle mani del marito e spense il televisore.
La ragazza entrò in soggiorno a passi lenti. Il mascara sciolto sul viso faceva pensare a una prefica.
“Non credevo tornassi così presto, amore” disse la madre, accarezzandole i capelli.
“Non siamo nemmeno riusciti ad avvicinarci. Il traffico lì intorno è impazzito. Avrei tanto voluto” la voce si spezzò in un singhiozzo, “vedere il suo viso per l’ultima volta.”
“Non ti sembra strano, Noe, che sia stato ucciso proprio durante le riprese di un film su Tesla?” suggerì Randy.
I singhiozzi della ragazza si interruppero.
Randy continuò: “E perché avrebbero dovuto girare una scena in cui qualcuno gli spara?”
La voglia di vivere tornò sui lineamenti della ragazza. “Vero! Lo hanno ucciso per mettere a tacere la verità! Forse è ancora vivo! Come Elvis! Corro a scriverlo su Twitter.”
La moglie lo guardò con gratitudine.

Randy avanzava fra volti sorridenti, stringendo mani a destra e sinistra.
“Grande colpo.”
“Grazie, Ran. Io ho i diritti di tutti i suoi vecchi film.”
“Possiamo vederlo?”
“Una sera potrebbe recitarci Shakespeare.”
Lui sorrideva e andava avanti. Arrivato in fondo, si voltò, alzò una mano e subito si fece silenzio.
“Sto andando a parlare con lui.”
Superò le guardie e raggiunse l’alloggio in cui lo stavano ospitando.
Non si stupì di trovare Branko seduto per terra, con l’espressione vuota. Reagivano quasi tutti così.
“Questa stanza ha ospitato anche Elvis, sai?”
Branko alzò gli occhi, ora pieni di rabbia. “Perché?” sibilò.
“Per tanti motivi. Non ultimo, quello di far interessare la gente a complotti fasulli, scie, UFO, vaccini, lasciandoci agire indisturbati dove davvero ci interessa.”
“Avreste potuto uccidermi per davvero.”
“E privarci di un talento come il tuo? Se accetterai di aiutarci, avrai una nuova vita. Altrettanto colma di successi.”
Branko sospirò. “Avete messo il mio nome in una costellazione, in modo che io sia venerato da tutti, mentre voi siete i veri dei che plasmano il mondo con le loro mani.”
Randy rise. “Sei intelligente. Sono contento di averti lasciato vivere. Dimenticavo: inutile che cerchi di scappare. Ti abbiamo cambiato i connotati. Se uscissi di qui e dicessi di essere lui, ti prenderebbero per un mitomane fuori di testa.”


lunedì 21 marzo 2016

Un risveglio improvviso

È da un po’ che non pubblico qui i racconti nati nel contest “Minuti Contati”. Nell'edizione di Febbraio, in cui la guest star (e giudice) era lo scrittore Romano De Marco, sono arrivato terzo (era da un po’ che non raggiungevo il podio). Il tema era: “un risveglio improvviso”. Questo il mio racconto (che trovate anche sulla vetrina di MC o, se volete divertirvi a leggere i commenti, direttamente sul Forum):

I tecnici del reparto manutenzione

Nico si svegliò urlando. L’aria gli riempì i polmoni, gli occhi si aprirono. Si mise seduto sul letto.
Era vivo. Anche questa volta. La visione della donna evanescente che armeggiava sulla scrivania gli tolse quella certezza.
«Chi sei?»
La donna si voltò di scatto: «Mi vedi? Non è possibile.»
«Sei un angelo? Sei venuta a prendermi?» balbettò Nico.
La donna rise e quel suono ridiede lucidità alla mente di Nico. La donna aveva in mano le chiavi di casa perse da Nico la sera prima.
«Ladra!» Afferrò il cellulare dal comodino e compose il 113.
«Non ti conviene. Loro non mi vedrebbero e richieresti di finire in manicomio.»
«Ti sembro cretino?»
«Fammi una foto» disse lei, mettendosi in posa.
Nico sbuffò, puntò su di lei il cellulare… e si accorse che non riusciva a inquadrarla. Che fosse davvero morto?
«Mi chiamo Namma. Sono un tecnico della manutenzione.»
Decise di stare al gioco: «E cosa si sarebbe rotto?»
«Un piccolo buco nella realtà. Niente di che, ce ne sono in continuazione. Solo che le tue chiavi ci erano cascate dentro e occorreva recuperarle per riportare in pari la massa dell’universo. Vieni a vedere.»
Raggiunse Namma e lo vide: un piccolo caleidoscopio di colori e luci che fluttuava qualche millimetro sopra la scrivania.
«Finché ci finisce dentro un mazzo di chiavi» continuò Nemma, «il problema si risolve. Il brutto è quando ci cade dentro uno di voi.»
«Vuoi dire che le persone scomparse…»
Lei annuì, solenne. «Tu, però, non dovresti vedere né me né lo strappo. Credo ci sia qualcosa da riparare anche qua dentro» aggiunse battendogli un dito sulla testa. Poi, come se chiamasse qualcuno, urlò: «Enlil, ho bisogno di te.»
Un uomo diafano comparve accanto a Nemma.
Il nuovo venuto estrasse dal vestito una piuma e gli solleticò la testa.
«Crede di potermi riparare?» chiese Nico, con voce tremante.
«Spero di sì o dovremo ritirarti dalla realtà.»
Nico si passo la lingua sulle labbra e sospirò.
«Fra qualche istante non dovresti più vederci, né ricordarti di noi.»
Nico chiuse gli occhi. Li riaprì. I due erano ancora lì.
Finse di non vederli.
«Che sonno! Che diavolo ci faccio in piedi?»
Barcollò fino al letto e infilò la testa sotto le coperte. Stringendo i pugni e gli occhi, si sforzò di domare la curiosità.
Solo quando i primi raggi di luce penetrarono dalla finestra osò guardare. Non c’era più nessuno.
 
Ne aveva visti almeno tre, intenti a riparare buchi luminescenti, ed era solo a metà della strada verso l’ufficio. Si era sforzato di non fissarli ma, ora, uno squarcio si era aperto davanti ai piedi un’anziana signora. Non si sarebbe dovuto impicciare, lo sapeva. Invece accelerò e la spinse fuori dalla traiettoria.
«Maleducato!» urlò l’ignara donna.
Non pareva esserci nessun tecnico lì attorno. Nico sorrise felice.
 
Anche Nemma sorrideva mentre sbirciava, con Enlil, la scena.
«Un altro guardiano è stato reclutato!»
«Merito tuo, Nemma. A questo non avrei dato neanche una mina.»
Lei sorrise e si godette il temporaneo riconoscimento. Al prossimo candidato, avrebbero di nuovo litigato.

lunedì 16 marzo 2015

ERA UNA NOTTE BUIA E TEMPESTOSA...

...era il tema della IX edizione della Terza Era di Minuti Contati. Come non pensare, allora, ai Peanuts? Ecco la mia interpretazione del tema (racconto classificatosi secondo, in quell'edizione)
Come noccioline

«È davvero strano» disse Lino guardando la macchina per scrivere. «Sicuro di non averlo scritto tu?»
Carlo sbottò: «Me ne ricorderei! In ogni caso, se non sono stato io, né tu, come lo spieghi?»
Lino ruotò la testa fino a inquadrare il cane: «Lui?» sussurrò. «Ti chiami Carlo e io Lino. Il tuo cane si chiama Snoopy. La frase scritta su quel foglio è indubbiamente sua.»
«Ho capito, mi sottoporrò ai test per la demenza senile. Contento?»
Lino annuì, poi imitando l’accento inglese aggiunse: «Un volta eliminato l’impossibile.»
«Sì, vabbè» disse Carlo, uscendo dalla stanza.
Sulla soglia, con Lino, c’era un uomo con una camicia rossa e una giacca nera.
«Carlo, lui è Ciro Cane, un detective privato.»
«Che ci fa qui?» ruggì Carlo.
«Mi occupo di casi impossibili» precisò Ciro.
«Un ciarlatano, insomma.» Carlo provò a chiudere la porta, ma Lino la bloccò.
«Ascoltalo, almeno.»
«Va bene, basta che faccia in fretta.»
Si sedettero.
«Lino mi ha spiegato tutto, ma permettimi di riepilogare. In questa casa accadono cose strane. È iniziata con la comparsa di fogli con la scritta era una notte buia e tempestosa. Il tuo cane ha preso a dormire sopra la cuccia e a ballare. La mia tariffa è di 50 Euro al giorno più le spese. Più, ovviamente, una donna che venga a letto con me.»
«Se ne vada!» urlò Carlo afferrando l’uomo per un braccio e aprendo la porta per sbatterlo fuori. Oltre la soglia, c’era un tizio identico a Totò con il pugno alzato. Quando li vide esclamò: «Oh, perdinci e per bacco! In questo mondo va tutto al contrario! Mi aprono prima di bussare. Ti buttano fuori, Capo, prima di aver sentito le mia battute. Ti conviene telefonare alla ragazza con cui hai appuntamento stasera e dirle di fare il test di gravidanza.»
Carlo chiuse la porta con un sospiro.
«Vuoi che vada via anch’io?» sussurrò Lino.
Sospirò: «No, rimani.»
«Che sta succedendo?»
Carlo si lasciò cadere sul divano, prese il telecomando, accese il televisore e iniziò a fare zapping. Ovunque edizioni speciali del telegiornale, ma l’argomento variava. Su un canale una grande astronave stava distruggendo gli edifici del potere di Roma, su un altro gli zombie in giro per Milano, su un altro ancora supereroi in lotta con un mostro gigantesco.
«Jung credeva che esistesse un inconscio collettivo. Alcuni scrittori, come Jean Rey o Valerio Evangelisti, hanno immaginato che quell’inconscio potesse alterare la realtà. È quello che sta succedendo. Abbiamo sovraccaricato il nostro immaginario. Le storie in cui ci siamo immersi sono venute fuori da lì e stanno per sommergerci. Qui, i sintomi si sono visti prima perché sono uno scrittore.»
«Ora ricordo» disse Lino, con l’espressione allucinata di chi ha appena scoperto la verità. «Solo un dettaglio: questa è casa mia, non tua, e io non ho mai avuto amico di nome Carlo, né un cane di nome Snoopy.»
Il beagle nell’angolo guaì a quella rivelazione.
«Sono io lo scrittore» continuò Lino. «Tu sei solo un bambino che non riceve mai biglietti di San Valentino.»
Carlo si guardò allo specchio e si accorse di non essere un vecchio, come ricordava. Sorrise a Lino: «Sai, è la prima volta che vedo un adulto.» Poi si diresse verso la porta, tirò la maniglia. «Vieni, Snoopy!»
«Dove vai?» gli chiese Lino.
«Devo trovare i miei amici. Non vorrei si imbattessero negli Zombie. Senza di noi, finirebbero sgranocchiati come noccioline.»

venerdì 6 marzo 2015

Nomination al Premio Italia


È tanto che non mi faccio sentire e, in effetti, sto trascurando il blog più del solito. Interrompo la serie negativa, per segnalare che il mio racconto "Il privilegiato" pubblicato sull'antologia NASF 10, è candidato per il Premio Italia, per la categoria "racconto su pubblicazione non professionale". L'elenco completo delle nomiation la trovate qui.
(Approfitto per ricordare che le antologie NASF sono frutto dell'impegno lodevole e disinteressato di un gruppo di ragazzi che gestiscono anche il relativo forum: http://www.assonuoviautori.org/forumnasf/).
Se qualcuno degli aventi diritto (*) fosse indeciso su quale racconto votare e, cercando informazioni sui racconti di questa categoria, si dovesse imbattere in questo post, ricordo che "Il privilegiato" (di Angelo Frascella... aggiungo il mio nome per aiutare i motori di ricerca a portarvi qui) è, per puro caso, leggibile dall'anteprima del volume. Basta, dunque, cliccare qui http://reader.ilmiolibro.kataweb.it/v/1102315/NASF_10#!"  e andare al primo racconto (pagina 9 del volume o 10 del contatore laterale). 

(*)Nel caso vi chiediate chi può votare, il suffragio non è universale, ma limitato a chi ha partecipato a precedenti edizioni della Italcon oppure è socio della WorldSF

giovedì 11 dicembre 2014

Sliding doors


Continua la carrellata con i miei racconti della terza era di Minuti Contati, cioè il contest di scrittura più veloce del Web. Il tema dell'ottava edizione era "Sliding Doors". Qui sotto il mio racconto che, in questa edizione, è risultato vincitore.

Il rasoio di Occamo


Mi piacciono i temi di fantasia, ma il professor Occamo non ce li dà quasi mai.
La traccia era “La rivolta degli animali”. Ho appena finito di leggere il mio racconto alla classe. Mi sento svuotato, come un padre che abbia sacrificato il figlio a qualche dio.
Occamo mi guarda attraverso quegli occhiali a specchio, così non so se la bestia che si porta dentro è pronta a mordere.

A.
“Bravo, Piero, hai scritto un gran bel racconto.”
Vorrei mettermi a saltare davanti alla cattedra.
I compagni applaudono.
“Mi hai fatto emozionare” sussurra Clara, rossa in viso. La sento solo perché è in prima fila.
A fine lezione, quando tutti sono usciti, mi avvicino Occami : “Professore, crede potrei diventare scrittore, da grande?”
Lui sorride, forse per la prima volta in tre anni di scuola: “Credo che tu abbia la stoffa. Ma il talento senza applicazione non porta da nessuna parte. Ti consiglio di leggere tanto, di studiare e, intanto, di non smettere mai di scrivere.”
Faccio qualcosa che non mi sarei mai aspettato: lo abbraccio. Da stasera, decido, raddoppierò il tempo dedicato a lettura e scrittura.

B.
“Piero, ti rendi conto di che storia infantile tu ci abbia propinato? Lascia perdere. Non fa per te.”
I compagni iniziano a ridere. Clara ha gli occhi lucidi. Distolgo lo sguardo: so di piacerle, ma sono troppo stupido per lei.
Ha ragione il mio amico Paolo. Inutile pensare di iscrivermi al Liceo. Andrò all’Alberghiero con lui.

A.
“Auguri al mio nipote da 110 e lode!”
Vorrei urlare che la laurea in Ingegneria l’ho presa solo per fare contenti i miei. Non vedo l’ora che finisca la festa, per stare solo con Clara. Leggeremo i nostri racconti, abbracciati di fronte al mare.

B.
“Non ne posso più di alzarmi la mattina alle tre, per andare a lavorare in pasticceria”.
“Fai ancora in tempo a iscriverti all’università, sai?”
Papà non vuol accettare che io non sia quel pozzo d’intelligenza che desiderava.
“Uffa.”
“E pensare che, fino alla terza media, ti piaceva tanto studiare.”
Ha ragione Paolo: dovrei iscrivermi all’università e fingere di fare qualche esame. Mio padre, per un po’, sarebbe contento e io potrei godermi la vita.

A.
“Il tuo romanzo è un dannato capolavoro, ma oggi, Piero, nessun vuol leggere capolavori. Il pubblico cerca storielle da dimenticare dopo un paio di giorni. Scrivi qualcosa di commerciale. Che ne so, un libro sentimentale che faccia piangere le donne o uno young adult di plastica. Quando sarai famoso, ti pubblicheranno anche questo, pagandolo a caro prezzo. Che ne dici?”
Sono tentato di cedere, ma mi viene in mente la voce di Clara: “Sei sicuro che fare l’ingranaggio dell’editoria usa e getta sia l’alternativa al tuo lavoro schifoso? Piuttosto, licenziati e trova un impiego che ti soddisfi.”

B.
Che genio Paolo, quando mi ha trascinato ai provini del Grande Fratello. Mai avrei immaginato che mi avrebbero preso e tantomeno, di vincerlo.
Ora mi pagano per andare in discoteca! Che ficata! E questo tipo dice che, se gli firmo il contratto, mi pubblica un Best Seller. Vinciamo pure lo Strega, qualunque cosa sia.
“Signor Dondamori, io non so scrivere un libro.”
Lui ride: “Il libro non devi mica scriverlo! Basta che mettiamo il tuo nome in copertina.”

A.
“Professore, ci racconta la storia di come ha lasciato il lavoro da Ingegnere, si è laureato in Lettere ed è diventato insegnante?”
Piero sorride: “Non ora, Sofia. Oggi voglio spiegarvi la struttura un racconto.”
“Professore, mio papà, nella libreria, ha dei libri con il suo nome sopra. Di nascosto ne ho letto uno. Mi sembrava bello.”
Arrossisco. Ha ragione Clara: anche se pubblico con una piccola casa editrice, avrei dovuto usare uno pseudonimo. Poi sorrido: che gusto c’è a pubblicare, se poi nessuno sa che sei stato tu?

B.
Sono famoso e ricco. I miei libri, vendono decine di migliaia di copie. Le televisioni fanno a gara per avermi. Le donne mi si gettano ai piedi.
Perché, allora, mi sento infelice?
La verità è che non merito niente di tutto ciò. La verità è che non ho nessuno che mi ami.
Dannato Occamo. È stata colpa sua.
So dove abita. Apro il cassetto e prendo il rasoio affilato, comprato qualche giorno fa apposta per lui. Stasera andrò a fargli visita. Almeno una cosa potrò dire di averla fatta con le mie mani.

venerdì 5 dicembre 2014

Il privilegiato - N.A.S.F. 10


Due giorni fa è arrivato a casa il N.A.S.F. 10, cioè il volume nato dalla decima edizione del concorso N.A.S.F., organizzata dal Forum Nuovi Autori Science Fiction. Per chi fosse interessato all'acquisto del libro (o anche solo a sbirciarne l'anteprima), il link  è questo: http://www.assonuoviautori.org/NASF/nasf10.php. 
Il volume contiene il mio racconto intitolato "Il privilegiato", di cui qui sotto torvate l'incipit:

Antonio scese dall’auto e assaporò l’aria fresca, colma di pollini e polvere. Da troppo tempo non usciva dalla città. Chiuse gli occhi e si godette il sole, non filtrato, sulla pelle.
Per un attimo.
Poi si spalmò la crema protettiva. Un cenno di abbronzatura avrebbe insospettito i paranoici che vivevano al riparo della Cupola.
Si allontanò dall’auto, attento che nessuno, o niente, lo seguisse. Correva voce che la polizia stesse mandando in giro dei droni per schedare chi si aggirava fuori dalla macchina, all’esterno della Cupola. Certo, lui avrebbe potuto usare, come giustificazione, il proprio lavoro. Ma, senza attrezzatura, non sarebbe stato credibile. “Sto diventando ossessionato come un DECA” si disse.
Scrollò le spalle e raggiunse l’ingresso del locale.

martedì 2 dicembre 2014

Una nuova schiavitù


Continuo con il recupero dei miei racconti per Minuti Contati, III era. Siamo all'edizione di giugno, il cui tema è: " Una nuova schiavitù". Il mio racconto, intitolato Omicida "seriale", si classifica quinto. Eccolo a voi:

Omicida "seriale"

“No, dai, non possono far finire così la puntata!”
“Salvo, andiamo a letto.” Sara si alza dal divano si stropiccia gli occhi.
Lui china la testa e le fa un sorriso dolce: “Solo l’inizio della puntata successiva.”
Lei si gratta l’orecchio, come sempre quando è stanca: “Lo hai detto anche due puntate fa. Sono le tre e domani si lavora. E poi, quando guardi The Walking Dead, la notte ti agiti e urli nel sonno.”
Lui accascia le spalle: “I primi tre minuti?”
“Fai come vuoi. Vado a dormire.”
Ancheggia sensuale anche quando è assonnata. Se la raggiungesse subito, ci scapperebbe una sveltina, ma ha impresso nella testa il viso di Rick che alza la cornetta del telefono. Chi sarà all’altro capo?
I primi tre minuti e poi andrà da lei, dice fra sé mentre avvia la sesta puntata.

“Hai visto altre due puntate, senza di me?”
Sara lo fulmina, mentre lui beve la seconda tazza di caffè. Le palpebre sono troppo pesanti, ma deve riuscire a riprendersi.
Si sforza di spalancare gli occhi e, allora, la vede: una piccola ferita sul braccio. Non c’è altra spiegazione. È stato morso ed entro poche ore sarà uno zombie.
“Salvo, sei in ritardo. Datti una mossa.”
Lui torna in sé. “Tranquilla amore. M’infilo una maglietta e sono in strada.”
“Non vorrai uscire senza doccia pure oggi? Sono tre giorni che non ti lavi. Puzzi come un… un morto vivente.”
“Tanto in bicicletta sudo. Appena arrivo in negozio, mi do una lavata e mi cambio. Ho la maglietta pulita nello zaino.”
Prima che lei possa protestare, è già fuori.

Le strade sono quasi deserte. È solo fine Giugno: non possono essere tutti in vacanza. Che ci sia stata un’apocalisse zombie durante le notte?
La risposta è davanti ai suoi occhi e si trascina con fatica sul marciapiede: la gamba strascicata, il movimento lento, il braccio che si muove a scatti. Sono segni inequivocabili. Un altro attraversa la strada, con la lentezza di un bradipo.
Di sicuro non può raggiungere l’ipermercato. Si troverebbe nel bel mezzo dell’infestazione.
Deve andare a recuperare Sara. Scapperanno nello chalet di campagna dei suoi.
Prima, però, ha bisogno di un’arma in grado di dilaniare una scatola cranica.
La mazza da baseball che tiene in casa andrà benissimo

Nessun cliente, nel negozio di abbigliamento in cui lavora Sara, ma è giunto lo stesso troppo tardi: la collega le sta mordendo una spalla. Lei sta emettendo un gemito terrificante. La mazza di Salvo si abbatte sulla testa della morta vivente.
“Cretino? Ma sei cretino? Che le hai fatto? Bea, stai bene?”
“Ti stava mordendo. E tu urlavi”
“Stava mimando il morso che Suarez ha dato a Chiellini, nella partita di ieri. E io stavo ridendo.”

Il giudice è entrato con la sentenza. Salvo sa che la linea di difesa è debole. Dovrà passare parecchi anni chiuso in una stanza. Ma da ogni cosa si può trarre del bene. Si volta verso Sara, seduta in prima fila: “Se mi rinchiudono, mi devi fare un favore. Metti tutte le serie sull’hard disk e portamelo.”
Ci pensa un attimo e aggiunge: “E non dimenticare Prison Break!”

martedì 18 novembre 2014

Il sonno della ragione genera mostri

È da un po' che non inserisco sul blog i racconti che sto scrivendo in Minuti Contati. Iniziamo col recupero, dunque.
Il tema dell'edizione di Maggio era "il sonno della ragione genera mostri". Io ho partecipato con questo racconto, che, in questa edizione, si è classificato terzo.


Dicono che voi siete il male
I due colpi sulla porta bloccarono il respiro di Simone. Quando giunsero gli altri quattro, lui riprese a respirare, ma il cuore non rallentò: alla fine i Contro avrebbero scoperto il segnale e lo avrebbero incastrato.
“Chi è?” Dallo spioncino vedeva una donna con, in braccio, un bebè.
“Dottore, mi faccia entrare.”
Con impeto, dettato più dalla paura che dalla furia, Simone spalancò la porta, tirò dentro la donna e si richiuse l’uscio alle spalle: “Non chiamarmi così! Non sai che è proibito? E se passasse qualche spia dei Contro?”
“Non le farebbe niente. Anche loro stanno capendo che c’è bisogno di medici.”
“Chi sei? Chi ti manda?”
“Mi chiamo Anna, mi manda Corinna. Vorrei vaccinasse il mio bambino. L’epidemia di morbillo è fuori controllo: non voglio che lui muoia.”
La voce piagnucolosa irritò il medico. Era colpa di quelle come lei: madri invasate che avevano cominciato un’assurda crociata contro i vaccini, contro le cure per il cancro e contro tutto il sapere scientifico. Loro avevano permesso ai Contro di prendere il potere.
Sospirò, fece schioccare le dita e contò fino a dieci. Anna non c’entrava: era giovane e, al tempo dell’insurrezione, doveva essere una bimba. E poi, c’era un bambino da salvare.
“Mettilo su questo lettino.”
Durante la visita, il piccolo non piangeva. Anzi, mentre Simone si piegava su di lui, gli tirò i baffi e rise. Simone si lasciò sfuggire un sorriso.
“La mia amica Corinne me lo ha detto che lei sembra burbero, ma è un uomo buono.”
Simone si affrettò a rimettere il broncio: “Gli scopra il braccio.”
Gli fece l’iniezione. Il bambino iniziò a piangere. Anna lo strinse a sé.
“Quello che hai detto sui Contro che hanno bisogno dei dottori: lo immagini tu o te l’ha detto uno di loro?”
Anna, cullando il piccolo, alzò gli occhi in alto, in cerca di un ricordo: “Un po’ e un po’. Qualcuno di loro comincia a dire che le aziende farmaceutiche producevano di veleni, ma, ora che gli Illuminati sono sconfitti, dei medici onesti e dei farmacisti capaci di preparare le medicine da soli potrebbero bloccare la crescita esponenziale del tasso di mortalità.”
Simone si versò del whiskey: “Qualcuno dice questo. Gli altri che rispondono?”
Lei esitò. Poi rispose: “Che i primi sono traditori della causa, che voi uomini di scienza siete il male e che le epidemie vengono diffuse dagli scienziati sopravvissuti allo sterminio, come estrema vendetta.”
“Dagli all’untore” disse lui scuotendo la testa. Buttò giù il contenuto del bicchiere: “Io ti ho aiutato. Ora ho bisogno del tuo aiuto.”
Lei annuì. Il bambino, intanto, si era addormentato.
Simone scrisse in fretta una lista su un foglio: “Mi devi procurare queste cose. Servono per preparare altro vaccino. Altrimenti non ne avrò nemmeno per il richiamo che tuo figlio dovrà fare fra un anno.”
Aveva aggiunto l’ultima frase per motivare la donna, ma sapeva di averla già convinta.
Lei infilò il biglietto in tasca e si avviò verso la porta.
“Anna, se qualcuno di loro ti ferma e ti chiede cosa ho somministrato al bambino…”
“Lo so: dirò medicine omeopatiche” sorrise.
“In fondo, non è una bugia sai? La nostra è una Rete di persone e di conoscenza ed è l’unico modo per contrastare la loro Rete virtuale d’ignoranza.”
Il sorriso di lei si aprì ancora di più: “Curare il simile con il simile.” Poi gli diede un bacio rapido sulla guancia e uscì.

venerdì 20 giugno 2014

Paranoie

Qualche post fa, avevo parlato della gestione dei due punti, per un presunto errore in un mio racconto nell'edizione di Aprile di Minuti Contati, ma mi ero dimenticato di mettere sul blog il racconto. Il tema era "paranoie" e il mio racconto si è classificato terzo, in quell'edizione

Lo sguardo del bagnino

“Ne sono certa.”
“Livia, non siamo in un film di Pierino.”
Berto avrebbe voluto usare un tono più severo. La guardò bene, in quel bikini che ne metteva in risalto i difetti. Gambe storte e sedere a pera. Le studiò il viso: il naso adunco e il mento proteso in avanti: l’incarnazione della befana. E quegli occhi a palla che facevano pensare a un camaleonte. No, non se la sentiva di essere severo, se voleva illudersi che il bagnino la bramasse, al punto da spiarla mentre si cambiava nella cabina.
“Berto, mi ami?”
Lui ripensò ai quarantacinque anni di solitudine, fino a quando non l’aveva incontrata: “Certo.”
“Allora devi credermi. Era scritto anche sull’oroscopo: questa settimana, attirerai l’interesse dell’uomo più bello che tu abbia mai visto.”
Berto, professore di scienze alle scuole medie e materialista convinto, respirò a fondo e annuì di nuovo. Sapeva quanto fosse inutile provare a convincerla che le stelle sono ammassi di gas incandescenti e non amuleti.

“Ha tenuto il binocolo su di me, per tutto il tempo del bagno.”
Berto era uscito dal mare più accaldato di quando vi era entrato. Come ogni anno, le aveva chiesto di vedere un posto nuovo e, come ogni anno, erano a Rimini.
“Vigila sui bagnanti. Siamo solo finiti nel suo campo visivo.”
“E, ora che siamo sulla spiaggia, invece di sorvegliare i bagnanti, guarda me.”
Si voltò. In effetti, stava guardando verso di loro, ma appena incrociò gli occhi di Berto si voltò per scrutare l’orizzonte.

Berto aveva otturato con cura i buchi della cabina e badava a mettersi sempre nella linea visiva fra il bagnino e Livia. Avrebbe dovuto lamentarsi col direttore. Era certo, però, che quello si sarebbe fatto solo una grassa risata alle loro spalle. Era meglio convincere Livia a fare le valigie in anticipo. O, magari, smetterla con quella stupida fissazione e concentrarsi sul romanzo che teneva aperto, senza riuscirne a leggere neppure una riga.
“Professor Bertuzzi! È davvero lei!”
Berto sussultò, si raddrizzò sulla sdraio e si voltò verso il bagnino comparso accanto a lui. Finalmente, lo osservò da vicino e lo riconobbe: Attilio Fanelli, mediocre alunno di tanti anni prima. Si ricordava di lui soprattutto per le vivaci discussioni in cui lo coinvolgeva sulle scienze occulte, pur di distrarlo dalla necessità di spiegare o interrogare. Sorrise rilassato, si voltò verso la moglie per spiegarle: il ragazzo aveva creduto di riconoscerlo, ma voleva accertarsi dell’identità del vecchio professore, prima d’importunarlo. Anche lei si era tirata su e rivolgeva ad Attilio un inutile sguardo languido.
“Professore” continuò il bagnino, “per un errore del destino, lei ha sposato la donna che, in tutte le mie precedenti reincarnazioni, è stata la mia anima gemella.”
Berto sentì la propria mascella aprirsi in un’espressione ebete.
“Le devo chiedere di non impedire un amore più grande della vita.”
Sul viso di Livia si era dipinta la soddisfazione di chi ha sempre ragione. La donna si alzò in piedi e scrollò le spalle: “Scusa, caro, non posso oppormi al fato.”
Mentre guardava i due allontanarsi, Berto cercò dentro di sé il dolore dell’abbandono. Vi trovò, invece, il sollievo della liberazione.
Iniziò a ridere sguaiatamente, indifferente agli sguardi degli altri bagnanti.

mercoledì 2 aprile 2014

Una droga dagli inaspettati effetti

L'edizione Marzolina di Minuti Contati si è conclusa. Io mi sono classificato terzo con questo racconto:

Magico Gel Sidney
“Perché non me lo compri, mamma?”
Il commesso del Sidney Store, con le orecchie di Rattolino in testa, si precipitò in soccorso della bambina: “Signora, non mi dica che non si fida del Magico Gel?”
“Non si possono alterare le percezioni di un cervello in formazione e illudersi di non provocare danni.”
“Si figuri. Pensi a quanto avremmo da perdere se un solo bambino stesse male.”
Lia fece, con la mano, il gesto di scacciare la mosca.
“I vecchi film Sidney” continuò lui, “abituavano i bambini a subire l’immaginazione altrui. Il Gel restituisce loro la fantasia.”
Lia sbuffò e prese in braccio la figlia, che iniziò a piangere.
Il commesso si avvicinò a Lia: “Gliene metto una dose in tasca. Lo provi lei, per prima. Ne sarà contenta.”
Lia uscì dal negozio. Appena avesse avuto le mani libere, avrebbe buttato via quello schifo.

Lia prese lo spolverino dal mucchio della roba sporca: non le piaceva più, ma, per comprarne uno nuovo avrebbe dovuto chiedere i soldi al marito e sorbirne i rimproveri. Sbuffò e infilò le mani nelle tasche del soprabito. Si trovò in mano un involucro di plastica: che diavolo era? Ci mise qualche secondo a ricordare.
Lo provi. Ne sarò contenta.
Quante polemiche, interrogazioni parlamentari e servizi televisivi aveva suscitato quel coso. Forse avrebbe dovuto provarlo, per sapere a quali pericoli andava in contro la figlia.
Si spalmò il gel sulle palpebre chiuse, aspettò che venisse assorbito e le riaprì. Il mondo non era cambiato.
Un po’ delusa, si accorse che qualcosa batteva contro la finestra. L’aprì. Una musica soave le accarezzò le orecchie e uno stormo di uccelli entrò in casa: erano rosa, gialli, blu e iniziarono a prendere le robe sporche dal cesto e a infilarle nella lavatrice.
Lia urlò, si rifugiò in cucina e si lasciò cadere sulla sedia.
“Caffè?” cantò una caffettiera, con voce tenorile, mentre una tazzina ridacchiava.
In camera da letto, una donna volteggiava, lasciando cadere piccole stelle luminose da una bacchetta magica.
“Sono la fata madrina” disse.
Con un colpo di bacchetta, trasformò la tuta di Lia in un vestito luccicante.
“Fata madrina, potresti trasformare tutto il mio armadio?” chiese speranzosa.
“Certo che posso.”
Lia aprì le ante. Era colmo di capi d’alta moda. Lia iniziò a ridere, così forte da avere le lacrime agli occhi.

Lia entrò nel Sidney Store, sollevando di peso un bambino che le sbarrava il passo.
“Mi dia dieci pacchetti di Magico Gel” disse, combattendo con l’affanno.
“Le avevo detto che ne sarebbe stata contenta” sorrise il commesso, sparendo nel retro.
Doveva sbrigarsi! Il magnifico vestito che indossava, si stava per trasformare nella vecchia pezza comprata da H&F.
Il commesso tornò col Magic Gel.
“Sono sicuro che la bambina sarà contentissima” disse, facendole l’occhiolino.

Si preparò a usare il gel. Stavolta avrebbe chiesto, alla fata, di far apparire soldi in quantità. Iniziò a ridere da sola, pensando alle facce delle proprietarie delle boutique, quando quei soldi sarebbero letteralmente spariti dalle loro mani.