venerdì 13 gennaio 2017

3% (Serie Netflix)


3% è una serie Brasiliana di fantascienza, prodotta da Netflix a partire da una precedente serie auto-prodotta e distribuita tramite youtube (e il fatto che in brasile si produca una serie di fantascienza, mentre in Italia non si va molto lontani da don Matteo dovrebbe farci riflettere). La serie è disponibile anche qui da noi, purtroppo senza doppiaggio in italiano . Dico "purtroppo" perché molti utenti italiani lo snobberanno per questa ragione: peccato, perché la serie merita di essere vista.

3% racconta di un Brasile distopico (ma neanche tanto) in cui la povertà è imperante e l’entroterra è un luogo di povertà, soprusi e baracche. L’unica via di salvezza è una società, apparentemente utopica, costruita dalla “coppia fondatrice” su questo luogo misterioso chiamato offshore. La storia non è ambientata, però, su questo offshore, che rimane invisibile a noi (ma anche agli abitanti dell'entroterra che la considerano una terra promessa o, meglio ancora, un paradiso terrestre), né nella baraccopoli (che però, di tanto in tanto, vediamo).
Lo scenario principale è un grande edificio in cui avviene il processo di selezione per raggiungere l’offshore (o, come dicono tutti, il Processo).  Si può partecipare a questa selezione una sola volta nella vita, al compimento dei vent’anni. Solo il 3% dei "concorrenti" è destinato a superarla e si tratta di detiene il merito e può essere, quindi, considerato un essere umano a tutti gli effetti. La maggior parte delle persone accetta passivamente questa situazione (anche grazie a un sapiente uso della religione come strumento di marketing): si tratta, per quasi tutti, di un dato di fatto che non può essere modificato. I pochi che si ribellano sono considerati da tutti "terroristi". Nel serial seguiamo le vicende di alcuni concorrenti, ma anche di colui che gestisce il Processo, in un momento critico, visto che la sua gestione è messa in dubbio dal primo omicidio verificatosi sull’offshore.

L’idea può sembrare non originalissima e ricordare i meccanismi dei reality show, ma la serie è scritta benissimo: personaggi a tutto tondo (ci si affeziona persino al “cattivo” di turno), storia avvincente e densa di significato. Al centro di tutto, il concetto spesso sopravvalutato di meritocrazia (certo, il merito è importante, ma come si fa davvero a misurare? Ed è giusto chi non “merita”, debba vivere in un inferno in Terra? E il mondo costruito da questi meritevoli sarà davvero così bello?).
Forse la prossima serie ci mostrerà l’offshore, ma già dai riflessi che ne vediamo in questa possiamo capire come questa società non sia poi così ideale, ma si tratti di un luogo dominato dall’ambizione, dalle lotte di potere e dalla totale mancanza di pietà e spirito di fratellanza (per citare un mio amico, in Minuti Contati, “Il primo vince, gli altri si rotolano nel fango”), terribilmente somigliante al nostro mondo occidentale.

giovedì 22 dicembre 2016

Rogue One e i bimbi...


Sono affezionato a Star Wars da quando l'ho visto la prima volta (purtroppo in televisione: credo fossero gli anni '80 e io facevo le scuole medie). Da meno tempo (sei anni circa) sono padre e mia figlia ha iniziato a guardare la serie non tanto per merito mio, quando di alcune sue amichette.
L'anno scorso perciò siamo andati a vedere l'Episodio VII al cinema con la famiglia due di queste amiche (sorelle fra loro), visto che anche il padre è, come me, un fan, dopo che io l'avevo già visto da solo.
Quest'anno, volendo ripetere l'esperienza, ci siamo organizzati con largo anticipo, abbiamo preso i biglietti per il primo sabato pomeriggio dopo l'uscita del film, temendo di non trovare posto... e la compagna di classe di mia figlia si è beccata l'influenza. In ogni caso siamo andati a vedere Rogue One con la metà della famiglia superstite (padre e figlia grande).
La sera prima ci eravamo riguardati, con mia moglie e mia figlia, l'episodio IV e l'entusiasmo era alle stelle.
Poi, alla fine di Rogue One, mia figlia ha detto: "papà, è stato un gran sacrificio vedere questo film. Non mi piaciuto per niente", facendomi sentire davvero in colpa. Io non posso che comprendere: quando ero piccolo e guardavo un film in cui il gioco si faceva duro e accadevano cose brutte ai personaggi che mi piacevano, dentro di me dicevo "farò finta che questa cosa non sia accaduta" (poi, ovviamente, la trama non me lo permetteva). Se credete che stia esagerando, ricordate che, se per voi Jar Jar è odioso, probabilmente per vostro figlio è uno dei personaggi più simpatici (infatti Episodio I col piccolo Anakin è, per mia figlia, il più bello della serie).
Di fatto, Rogue One è bello, un gran film secondo me, ma proprio per i motivi che me lo fanno apprezzare (realismo, atmosfera cupa e gag praticamente assenti, a parte un paio battute del robot, una visione non edulcorata della guerra e della resistenza, la linea che separa il bene dal male non così netta e un finale che non si può definire lieto, nonostante...) che lo rendono inadatto ai bambini (almeno quelli al di sotto di una certa età, soprattutto se sensibili).
Insomma, se state pensando di portare vostro figlio a vederlo, prima, se possibile, andatelo a guardare da soli e decidete se sia il caso. 
Io avrei fatto meglio a fare in questo modo. Ora dubito che l'anno prossimo avrà voglia di l'Episodio VIII.
E pensare che ho evitato di farle vedere Episodio III, per evitare di "rovinarle la serie", con la crudezza della strage dei bambini e del destino di Anakin.

mercoledì 14 dicembre 2016

Doctor Who, ripensadoci su...


A inizio ottobre ho pubblicato un post sul doctor Who: avevo visto il mio primo episodio (partendo dalla Quinta Stagione dell'era moderna, in quanto la prima disponibile su Netflix) e la prima impressione non era del tutto positiva.
Com'era giusto (non si può giudicare una serie così amata e longeva da una prima impressione), sono andato avanti e ho visto tutta la Quinta Stagione.
I due episodi successivi (La bestia di sotto e L'arma di Churchill) mi hanno lasciato ancora un po' freddino. Se ho apprezzato l'ambientazione del primo sull'astronave buia su cui si era trasferita l'Inghilterra, mi hanno lasciato un po' perplesso i Dalek, antagonisti del secondo. So che qui fioccheranno le maledizioni dei fan, ma, nel 2010 anno di produzione di questa stagione, vedere degli scatoloni con le ruote che potevano andare bene ai tempi del Pianeta Proibito (anzi no, dai Robby è decisamente meglio) mi ha lasciato con una forte impressione di anacronismo.
Poi però sono arrivati gli Angeli Piangenti (Il tempo degli Angeli e Carne e pietra), con un'accoppiata di episodi fantastici, e ho cominciato a farmi conquistare anche io. È  vero, anche in questi episodi, a pensarci bene, non è che sia tutto coerente dal punto di vista narrativo. Gli autori preferiscono far prevalere su di essa la spettacolarità. Se non l'avete capito mi riferisco, in particolare, alla scena in cui (SPOILER ALERT) Amy deve passare in mezzo agli Angeli tenendo gli occhi chiusi. L'espediente non è così verosimile, ma la scena funziona magnificamente. E allora va bene così (STOP SPOILER).
Da lì è stata tutta discesa, fino al magnifico finale. E persino lo speciale di Natale mi è piaciuto un sacco.

Alla fine ho capito perché il Doctor Who piace tanto: stupisce (ho iniziato a vedere la serie successiva e l'idea del Silenzio è magnifica), e questo in una serie di SF è essenziale, diverte, emoziona, ma soprattutto ha dei personaggi complessi e completi (il dottore, Amy e Rory e River Song) a cui non ci si può non affezionare.
Insomma, viva il dottore!

lunedì 5 dicembre 2016

Se vinco io, vinco io. Ma se vinci tu non ci sto...


Riassunto delle puntate precedenti per chi capitasse su questa pagina fra un po' di tempo, quando i ricordi saranno sbiadite e le polemiche su Facebook viaggeranno verso nuove avventure: domenica scorsa abbiamo votato per il referendum costituzionale, dopo settimane di urla virtuali sui Social Network. Il giorno delle votazioni Piero Pelù, sostenitore del NO ha postato su Facebook una foto che proverebbe che le matite copiative si riuscirebbero a cancellare con una normale gomma.
I sostenitori del NO si sono ancora di più infervorati, le segnalazioni di contestazioni ai seggi si sono moltiplicate. Alla fine il NO ha vinto.

Queste le due mie considerazioni in proposito:

  • Supponiamo per un momento che avessero davvero deciso di farci votare solo per finta e abbiano sostituto tutte le matite copiative con delle banali H (perché le 2B sono più difficili da cancellare), perché per essere sicuri di vincere volevano correggere i nostri voti a modo loro. Consideriamo ora il numero di seggi che ci sono in ogni città, il numero di città in Italia e il numero di persone coinvolte in ogni seggio. Consideriamo che mettersi a cancellare un bel po' di NO, per farli passare in minoranza, non è un'operazione che si può fare in modo tanto nascosto: non è come mettersi una mina fra le dita e tracciare di nascosto una X su una scheda bianca. Pensate quando eravate a scuola e, durante l'ora di disegno il vostro compagni banco si metteva a cancellare facendovi tremare il banco e lasciando un bel po' di resti di gomma sul banco. Insomma l'azione deve essere plateale e bisogna avere come complici buona parte dei membri della commissione, per effettuare il broglio. Dunque, alla fine quanti centinaia di migliaia di persone in Italia avrebbero dovuto essere coinvolte in questo imbroglio?
  • Voglio essere un po' più drammatico e fantapolitico, ma lasciatemelo fare: il No ha vinto e quindi la storia delle matite si perderà nel tempo "come lacrime nella pioggia" (almeno fino alle prossime elezioni). Supponiamo, però, che avesse vinto il Sì: le proteste si sarebbero levate alte sui FB e, forse si sarebbero concretizzate in manifestazioni di piazza. I manifestanti avrebbero urlato forte, perché la "democrazia è caduta, il Sì ha vinto con l'inganno" (l'ha detto Pelù su FB: deve essere per forza vero) e il risultato elettorale sarebbe stato disconosciuto. Insomma una parte degli italiani non avrebbe accettato l'esito di un voto democratico... Forse sarebbe andato a finire comunque tutto a tarallucci e vino o forse no, ma se fossi la Democrazia andrei subito a costruirmi una Panic Room...

martedì 22 novembre 2016

"Le mie bambole" - un mio racconto su NASF 12


N.A.S.F. sta per "Nuovi Autori Science Fiction" e si tratta di un progetto amatoriale (gestito da un piccolo, ma agguerrito, gruppo di appassionati), nato per dare visibilità agli autori del "sottobosco" della fantascienza.
A questo scopo, ogni anno viene indetto un concorso per racconti di SF, arrivato alla sua dodicesima edizione. Il tema del bando era doppio “LA FRONTIERA/IL GIORNO DOPO”) (nel senso che se ne poteva scegliere uno dei due). Come già avevo fatto per la decima edizione (con un racconto che, tra l'altro è stato finalista al Premio Italia), quest’anno ho partecipato anche io con un racconto intitolato “Le mie bambole”, per il tema LA FRONTIERA.

Ecco l’incipit del nuovo racconto:
Mi sveglio sudata, nel mezzo della notte, anche se qui la notte è solo una convenzione. Stavo sognando di incontrarli ed erano identici a mia sorella.
Infinite copie della persona che più amo.
— Lei è una di noi, Nadia: non l'avevi capito? Siamo venuti per riprendercela.
Col sapore amaro dell'incubo ancora fra i pensieri, mi sgancio dalla cuccetta e fluttuo fino al bagno. Lungo il tragitto guardo dall'oblò: il Ponte di Einstein-Rosen, o wormhole come amano chiamarlo i più, mostra sempre lo stesso volto ricurvo. Il verme non è uscito dal buco: neanche oggi gli alieni sono tornati.
Il volume può essere acquistato qui:
Proprio per la sua natura di progetto amatoriale (considerando, oltretutto, che il concorso non prevede tassa d'iscrizione, ma richiede uno sforzo notevole di lettura e selezione), basato sull'attività di volontari, vale la pena fare almeno un pensierino all'acquisto dell'antologia. Date un'occhiata all'anteprima e, se vi convince, potreste pure decidere di acquistarla.

martedì 15 novembre 2016

Parlando di Real Mars


Real Mars, terzo romanzo di Alessandro Vietti, racconta di una missione verso Marte, in un futuro non così lontano, finanziata dalla televisione allo scopo di costruire un reality show incentrato sulla vita a bordo dei quattro astronauti.

Una missione su Marte finanziata dalla TV? Vi sembra davvero una cosa così assurda? Pensateci bene: qualunque cosa si debba fare, oggi, deve avere un ritorno economico immediato. Occorre ridurre l’emissione di gas inquinanti e generare energia pulita per non distruggere il pianeta? Qual è il tempo di rientro dell’investimento iniziale? Cinque anni? Troppo: non posso aspettare tanto. Bisogna trovare la cura per una malattia rara, ma terrificante? No, mi dispiace: non è possibile guadagnarci sopra. Hai scritto un libro o una sceneggiatura per un film? Non m’interessa se è un capolavoro: mi va bene pure che sia una schifezza purché, io ci possa fare soldi (magari perché sei già famoso).

Così, l’idea su cui si basa Real Mars, è terribilmente plausibile e affascinante. Se l’idea è buona, lo è ancora di più la realizzazione, perché Vietti dimostra una rara maestria nel giocare col linguaggio e lo stile non solo allo scopo di renderci spettatori del programma, ma anche per ricreare tutto quel rumore mediatico che si genera attorno a un fenomeno di successo: dai commenti dei personaggi noti, del Vaticano, delle riviste, alle pubblicità, ai Tweet senza tralasciare il brulicare di vite, attorno al programma, spesso immerse nel dolore (e che da quel dolore cercano sollievo, sbirciando le giornate dei quattro astronauti).

Il romanzo che ne risulta è bello, divertente e drammatico allo stesso tempo, perché all’ironia che lo pervade fa da contrappeso la cognizione della sofferenza che permea l’esperienza degli uomini; è un romanzo che se fosse pubblicato da una casa editrice grande (magari col nome di uno scrittore più famoso in copertina) si guadagnerebbe una larga attenzione mediatica, entrerebbe in classifica, genererebbe dibattiti e farebbe parlare di sé anche opinionisti e tuttologi … allora forse è meglio che rimanga nell’underground; altrimenti rischierebbe lo stesso destino dell’immagine che chiude il libro, che auto-amplificandosi finisce con l’invertire il proprio significato e diventare paradosso di se stessa.

Bravo, Alessandro. Ora aspettiamo il tuo prossimo lavoro.

lunedì 14 novembre 2016

Elenco delle pubblicazioni di Angelo Frascella

Ecco l'elenco delle mie pubblicazioni, suddivise per tipologia:

Racconti lunghi

"Le mie bambole", in "N.A.S.F. 12 a cura di Massimo Baglione e Carlo Trotta, edizioni "Il mio libro", 2016 (qui la scheda per l'acquisto e l'anteprima)

"Il paradosso di Alice", in "Strani nuovi mondi 2013", "Fermenti" n. 14, ed. della Vigna, 2013-Racconto vincitore del Premio Giulio Verne 2013

"La vita in un segmento", in "Fantaweb 2.0", a cura di Matteo Ciccone, "Fermenti" n. 10, ed. Della vigna, 2011 (qui potete leggere l'incipit)

"Il privilegiato", in "N.A.S.F. 10", a cura di Massimo Baglione e Carlo Trotta, edizioni "Il mio libro", 2014 (Qui la scheda per acquisto e l'anteprima)



"Senza ricordi", in "E-Heroes - Storie di Supereroi Europei", Copertina di Luca Oleastri, illustrazioni interne A.A. V.V., Edizioni Scudo 2013
NOTA: questo racconto narra la prima avventura del supereroe tarantino "Black Noise". Prima o poi darò un seguito alle sue vicende.

"I quattro lati dell'Artefice" in "Il segreto dell'universo", Edizioni Scudo 2013


Micro-racconti

"La coscienza si SPOC" e "Crowd-killing" su "Il Magazzino dei Mondi 3" edito da Delos Book, novembre 2016. Inoltre "La coscienza di SPOC" è presente anche su Writers Magazine Italia 47 Speciale Fantascienza














"Dalla Terra alla Luna" su Robot n.76 edito da Delos Books, Gennaio 2016


 "Lo spacciatore", "L'uomo a dondolo" e "Implicazioni inaspettate delle cifre decimali di Pi Grecoin "Il Magazzino dei Mondi 2a cura di Franco Forte, "Fantascienza.com" n. 21, ed. Delos Books, 2014

NOTA: "Lo spacciatore" è stato pubblicato anche nella Writers Magazine Italia 34, Speciale Fantascienza

"Ritratto di donna in attesa" in "365 storie d'amore" a  cura di Franco Forte, "Atlantide" n. 10, ed. Delos Books, 2013

"La via per la salvezza", "Il Grande Pesce", "Divise" e "Tutto quello che ho fatto" su "Minuti Contati - L'Antologia", Nero Press 2012

"Il cercatore di anime", in "365 racconti sulla fine del mondo", a cura di Franco Forte, "Atlantide" n. 9, ed. DelosBooks, 2012

"Sotto il vestito", in "Il magazzino dei mondi", a cura di Franco Forte, "Fantascienza.com" n. 18, ed. Delos Books, 2011 (Pubblicato anche nella Writers Magazine n.24 speciale fantascienza)

 "La sete", in "365 racconti horror per un anno", a cura di Franco Forte, "Atlantide" n. 8, ed. Delos Books, 2010



"Le mani di Satana", "Dopo l'apocalisse", "L'uomo nuovo", "Messaggio dallo scienziato che scoprì la via di comunicazione con l'aldilà" e "La leggenda dell'uomo che non attraversò mai la strada", in "L'invasione degli ultracorti", a cura di Raffaele Serafini, "Pigmei" n. 2, Edizioni XII, 2010

NOTA: sono particolarmente affezionato a questo volumetto, visto che rappresenta il mio esordio su carta e visto che, purtroppo le Edizioni XII che facevano libri bellissimi non esistono più.



Audiofumetti


Prima di essere pubblicato su carta, ho avuto il piacere e l'onore di partecipare alla seconda stagione della serie rediofonica dell'Insonne (una specie di spin-off dell'omonim fumetto). sotto l direzione di uno degli autori della serie (Franscesco Matteuzzi) e con la benedizione del "papà" di Desdy Metus, Giuseppe Di Bernardo. Non ringrazierò mai entrambi gli autori per questa opportunità (e anche i miei compagni di viaggio Gino, Daniela e Franscesco. La serie intera è qui oppure qui.

Gli episodi che ho scritto io sono: 



NOTA: gli episodi di questa seconda stagione è legata da una certa continuity, quindi, soprattutto i miei ultimi due episodi potrebbero parere "monchi" senza l'ascolto dell'intera serie