venerdì 29 gennaio 2010

Discorsi da pausa caffè...

[Pausa caffè. Bob mostra un articoletto sul quotidiano]

Bob: Leggete qua. "La pausa caffè fa bene al cervello - Secondo la ricerca della New York University, durante i momenti di pausa, il cervello fa ordine e rielabora tutte le informazioni, consolidando quelle importanti ed eliminando (o mettendo da parte) quelle superflue. Le studiose hanno lavorato con un gruppo di volontari. A tali soggetti sono state mostrate coppie d'immagini, dopodiché è stato concesso una pausa di alcuni minuti, con la raccomandazione di rimanere svegli. Allora, gli scienziati hanno richiesto 'a sorpresa' di ricordare le immagini viste in precedenza."

Carl: Vediamo se funziona: tu che immagine hai visto prima di venire in pausa?

Bob: L'immagine di una porta socchiusa e del tuo viso che spunta dicendo :"caffè?"

Alice: E pensare che c'è gente che è pagata per fare uno studio scientifico che dica che una pausa fa bene. Mi sa che noi abbiamo sbagliato qualcosa!

Carl: L'altro giorno ho letto di uno studio dell'impatto ambientale delle cicche di sigaretta.

Bob: Ma quello è importante. Pensate che all'ambiente occorrono cento anni per "digerire" un mozzicone.

Alice: No, no. Per quello basta un po' più di un anno. Per i pannolini servono duecento anni.

Carl: Ma vuoi dire che è meglio fumare che fare figli?

Bob: O forse che quelli che, nei film, fumano in sala parto sono i peggiori nemici dell'ambiente...

(PS: l'articolo è qui)

martedì 26 gennaio 2010

Assenza prolungata...

Troppo tempo che non aggiorno il blog.

Il fatto è che in questi giorni sono troppo impegnato a progettare il cinema in 4D. L'idea è semplice: ti vedi un film che dura tre ore, poi esci dalla sala e fuori sono passati solo cinque minuti...

giovedì 7 gennaio 2010

Venghino, signori, venghino...

...a partecipare alla nuova edizione del Fun Cool 

È facile: basta scrivere un racconto in una frase e farlo arrivare (in un modo qualunque) a Gelo. Ma è anche difficilissimo perché bisogna far entrare in una sola frase un intero racconto. Vi ho convinto ad accettare la sfida? No? Allora leggete qui. La scadenza è domenica 17 gennaio, ma muovetevi: i racconti stanno già arrivando.

mercoledì 30 dicembre 2009

Pensavo di scrivere...


...tanti post in questi giorni: auguri di Natale, magari una lettera di protesta a Babbo Natale contro la solita invasione televisiva di film americani su di lui con morale buonista natalizia (tra l'altro il vecchio Santa Claus, da un punto di vista narrativo, è piuttosto privo di interesse. Troppo piatto e buono. Sarebbe molto più interessante la befana...), i classici propositi per l'anno nuovo, un aggiornamento sulla chiavi di ricerca e tanto altro.
Il tempo, però, è davvero poco e non ho fatto ai passanti neppure gli auguri di Natale. Corro ai riparo con gli auguri di buon inizio d'anno.
Attenti agli oroscopi che in questi giorni stanno prendendo il posto dei film sul vecchio vestito di rosso (ma la nostra non era una società in cui la scienza ha modificato il modo di pensare?)

domenica 20 dicembre 2009

Racconto scheletrico

Se da una parte sono molto soddisfatto del risultato dei corti, quest'anno mi è andato meno bene con le 300 parole di Scheletri (visto che mi sono classificato solo 34imo contro il nono posto dello scorso anno).
In ogni caso, vi propongo anche qui il micro-racconto con cui ho partecipato.

Innamorati come polli allo spiedo
L'odore del pollo l’investì, appena sveglia.
Uscita di casa Silvia notò una scritta accanto alla macelleria: IO E TE, INNAMORATI COME. La frase pareva unirsi all’insegna: Polli allo spiedo.
Sbatté gli occhi.
Il graffito era scomparso.

Adorava la vita universitaria. Soprattutto da quando aveva conosciuto Luca.
“A che pensi?” le chiese lui, accoccolato accanto a lei.
“Che mi piace vivere qui. Mi sono affezionata persino all’odore.”
“Luca e Silvia, innamorati come polli allo spiedo”, scherzò lui.
Il cuore di Silvia sobbalzò. Aveva dimenticato la frase letta poche ore prima.

Una scritta diversa ogni mattina le anticipava con precisione la giornata.
CHI CADE, CADE. E, in facoltà inciampava sulle scale.
NOI DUE STRETTI NELLA PIOGGIA. E la sera Luca la baciava sotto l’acquazzone.

TI STO VICINO.
Dopo la lezione, Silvia aveva invitato a casa una compagna.
“Qui abitava Ricky”, esclamò questa entrando.
“Chi?”
“Il writer. Morì mentre suonava il pianoforte del bar all’angolo. Dicono non avesse mai suonato prima.”

NELLE NOTTI PIÙ SCURE, STAMMI LONTANA.
La luce mancava in tutta la via. Tranne che per quel debole bagliore vicino al muro. Silvia sussultò. La scritta stava comparendo sotto i suoi occhi.
NON AVVICINAR
Silvia invece si avvicinò. Il bagliore, di forma umana, pareva voltato verso di lei. Le faceva cenno di star ferma. Lei allungò la mano verso l’alone luminoso. Si ritrovò, tra le dita, una bomboletta spray.
Distinse un uomo, forse Ricky. Piangeva, ripetendo: “Non dovevi”
Nell’aria risuonò una voce, dolorosa come metallo incandescente: “IL PATTO È ASSOLTO: UN’ALTRA ANIMA, AL POSTO DELLA TUA. UN’ANIMA CHE POSSA DIVERTIRMI.”
Ricky svanì.
“ORA SEI MIA. ALMENO FINO A QUANDO...”

“Qui abitava Silvia. Quella che ha dipinto il graffito.”
“Silvia? È la firma sul racconto di cui, ogni giorno, trovo un pezzo.”
Franco prese dei foglietti e lesse: L'odore del pollo l’investì, appena sveglia...

mercoledì 16 dicembre 2009

Questione di fiducia


Avete mai provato a tenere il conto delle persone che vi provano a fermarvi, mentre fate un giro per il centro? Escludendo, ovviamente amici e conoscenti. Io sì.
Fra i tre e i sei mi fermano per chiedermi qualche spicciolo (almeno sono sinceri ed economici).
Un paio di ragazzi africani vorrebbero vendermi i libri che, dicono, sono di scrittori del loro continente.
Un tipo con un banchetto mi chiede “una firma contro la droga”. Mi avvicino, per capire meglio. Magari firmo. Lui aggiunge che ci sarebbe da dare un’offerta di almeno dieci euro.
Poi una ragazza, con un sorriso e un pettorale, mi dice “aspettavo proprio te”. La guardo per un istante e lei immediatamente chiede soldi per la causa X.
Un’altra ragazza, poco più in là, mi piazza in mano una cartolina. “Per soli dieci euro te la porti a casa e fai del bene alla causa Y”.
Poi qualcuno mi chiede “Ti piace leggere?” “Certo che mi piace. Sono un lettore acrobatico [=di quelli che leggono persino a testa in giù sull’autobus N.d.B.].” Quasi senza accorgertene, mi trovo trascinato in un negozio. No, non vogliono un rene. Tentano solo di convincermi a firmare un abbonamento che mi costringerebbe a comprare un libro, a loro scelta, ogni mese.
E in fondo alla strada chi c’è ad aspettarmi? Il ragazzo in giacca e cravatta che mi vuol invitare a un corso per migliorare la memoria. La mia, non la sua che, pure, ne avrebbe bisogno, visto che una volta, per provare a neutralizzarlo, gli ho risposto “tanto poi mi dimentico di venirci.” Lui c’è rimasto malissimo, ma il giorno dopo si era già scordato di me: “Posso invitarti a un corso per migliorare la tua memoria?”
E tutto questo nell’arco di dieci minuti.
Ora non voglio discutere la legittimità di ciascuno di questi soggetti.
Il problema è che, ormai, se qualcuno mi ferma per strada, penso subito che sia interessato solo a chiedermi denaro.
Sarebbe bello un mondo in cui qualcuno mi fermasse e mi dicesse: “Ti piace leggere.” “Sì” “Dai.! E hai letto qualche bel libro di recente? Sai, mi piace chiederlo a degli sconosciuti. Scopro un sacco di autori nuovi in questo modo…”

Dopo il giro (o meglio lo slalom) in centro rientro a casa. Nemmeno tre minuti dopo suonano alla porta.
“Amore aspettavi qualcuno?”
“No.”
Vado ad aprire.
“Buongiorno, potremmo parlare con lei del senso della vita?” Amanti della filosofia e del confronto dialettico? No testimoni di Geova.
Mezz’ora e di nuovo: DLIN DLON.
“Se mi fa accomodare, le pulisco tutti i tappeti.” Gruppo di volontariato per la salute dei tappeti? No, venditori di qualche marchingegno per pulire.
DLIN DLON.
“Posso farle vedere la mia biancheria?” Streap tease a domicilio? No. Venditori ambulanti di mutande.
DLIN DLON.
“Le piace leggere.” Anche qui? Ma mi hanno pedinato?

E così, un po’ per volta hanno minato la fiducia nella purezzadelle intenzioni altrui. Chi mi cerca chiede soldi. O (peggio?) l’anima.
Così quando l’altra sera hanno bussato e, fra le parole che mi diceva il tipo, ho colto solo “dare soldi” e “Anna”. Ho detto “Ha sbagliato. Qui non abita nessuna Anna.”
Il tipo insiste e non ho alcuna voglia di aprire. Perché quando fai entrare i venditori porta a porta o peggio i cercatori di anime, puoi stare tranquillo che il tempo perso sarà tanto.
Così persisto nel tentativo di convincerlo ad andare via: non voglio comprare nulla.
Niente.
Spossato, apro. È il fattorino della pizzeria Anna. Ieri sera abbiamo ordinato due pizze e hanno sbagliato il conto.
Oh, bene, penso, è qui per chiedere soldi che mancavano nel conto.
Invece no. Mi hanno caricato due euro in più per sbaglio ed qui per restituirli.
Non credo alle mie orecchie.
Mi è capitato due o tre volte, in pizzeria, di accorgermi che stavano provando a fregarmi sul conto e ho avuto difficoltà a convincerli che avevo ragione. Mi è successo di ritrovarmi un elastico nella pizza e doverla pagare ugualmente.

Per i successivi due giorni, mi sono sentito in colpa col fattorino per non essermi subito fidato. Poi ho capito la fiducia è una merce rara e ora la pizzeria Anna può ha un cliente fisso in più. Perché la mia fiducia se l’è meritata.

martedì 15 dicembre 2009

Piccole soddisfazioni dagli Ultracorti...


Come già dicevo qui, l'invasione degli UltraCorti è un concorso dell'Edizioni XII, che porterà alla pubblicazione di una antologia di Micro-racconti.
Già due miei racconti (da 1800 caratteri) si erano guadagnati la pubblicazione arrivando in semifinale.
Adesso, nella  finale, altri miei due racconti si sono qualificati (uno nella categoria 900 caratteri e un altro in quella da 200).

L'elenco completo dei racconti selezionati in finale la trovate qui. Se non avete voglia di cliccare sul link, i titoli dei miei due sono:
  • L'uomo nuovo (categoria 900 cc)
  • Messaggio dallo scienziato che scoprì la via di comunicazione con l'Aldilà (categoria 200 cc)

Ora aspettiamo solo che manca solo che venga reso noto il nome del vincitore del concorso (ovvero il Re dei Corti).