mercoledì 12 marzo 2008

In trappola...



E’ di fronte a me e so che non è umana. Fisicamente è in tutto e per tutto uguale a noi, ma i suoi occhi raccontano il suo odio verso uomini e donne, la diffidenza verso la nostra specie e la certezza di essere meglio di noi e di doversi perciò difendere dalla nostra stessa esistenza.
Sta per sferrare il suo attacco ed io non so se potrò uscirne indenne. Di certo se sopravvivrò, in pochi mi crederanno, quando lo racconterò. Sorrideranno, facendo cenno di sì con la testa, ma dentro di sé penseranno “Si lamenta tanto, ma è solo un esame. Quante storie. Non capisce nemmeno un po’ che è fortunato a poter frequentare l’università. Io, che dopo la scuola ho cominciato a lavorare so quanto è duro il mondo del lavoro. Potessi perdere tempo io a studiare”.

Loro non possono capire lo stomaco che si contrae, lo stimolo a vomitare, la necessità di ripetere fino all’ultimo secondo, la speranza che non mi chieda quella unica cosa che sono sicuro di non aver compreso bene, il terrore quando sta per chiamare il prossimo e so che il prossimo sarò io, le gambe pesanti mentre mi dirigo verso la sedia, il senso di vuoto nella testa, il gelo dei suoi occhi crudeli, la voglia di alzarmi e scappare via, la sensazioni di essere in trappola e la certezza che lei, che mi guarda con quegli occhi freddi e crudeli è la prima a non comprendere.

Tira fuori lo scritto. L’ho fatto bene. Ma questo so è solo la condizione minima.
Vedo la sua bocca che si apre, ma le parole arrivano in ritardo alle mie orecchie e poi sembrano fermarsi lì, come avessero trovato un ostacolo lungo le strada che avrebbero dovuto condurle al cervello. La percezione che la mia testa sia in panne è acuita dal suo sguardo che da crudele è divenuto inquisitorio: lei ha raggiunto la consapevolezza che è di fronte ad un traditore della fede rappresentata dalla sua materia, io so che sto per essere messo al rogo e la mia testa annaspa cercando di focalizzare le sua parole.
Finalmente prendo coscienza della sua domanda e precipito nell’abisso: l’unica che non avrei voluto mi ponesse è la prima a cui mi chiede di rispondere.
In stato confusionale comincio a balbettare frasi sconnesse.
“E’ chiaro”, esclama lei il cui sorriso aguzzo si fa ancora più minaccioso, mentre comincia a pregustare il sapore della preda, “lei ha copiato il compito scritto”.
Io, consapevole che lo svolgimento è frutto della mia fatica e che sto per buttare all’aria mesi di studio, provo a difendermi, a dire che non è vero, ma so che la battaglia è perduta.
Andiamo avanti. Sono confuso, faccio fatica a rispondere su argomenti su cui sono preparatissimo.
“Diciannove”, dice lei, “ma solo perché sono generosa”.

Sono in trappola. Accetto perché non potrei affrontarla di nuovo, perché il mio amor proprio e la mia sicurezza sono in fiamme su un rogo in mezzo ad una folla urlante, perché mi sento completamente stupido ed immeritevole e vado via da quell’aula con la sensazione di aver sbagliato tutto: iscrivermi a quella facoltà, studiare, persino nascere. Ha vinto lei, mi ha distrutto dentro mi sento l’essere più inutile del mondo. Me ne renderò conto solo fra qualche giorno che non sono io ad essere sbagliato ma quella donna: colei che dovrebbe insegnarci ad amare quella materia e invece ci vorrebbe solo dimostrarci che siamo degli inetti.

2 commenti:

Simone ha detto...

Ma che esame era? Se era tipo fisica o meccanica razionale 19 è un votone! ^^

Simone

Angelo ha detto...

Ciao Simo :)

In realtà è passato tanto tempo e non fu tanto il voto in sè a mettermi in crisi, ma il modo in cui fui trattato... ma magari se ti scrivo il nome della materia e poi la prof passando per caso da qui si ritrova descritta così e mi querela :D

PS la descrizione mi è venuta fuori da un esercizio proposto in quel corso di scrittura che segnalavo sul tuo sito.
Diceva di descrivere un momento in cui ti sei sentito in trappola. Mi è tornato in mente quell'esame e mi sono chiesto se riuscivo a rendere comprensibile quella sensazione così soggettiva che è il panico da esame ;)