venerdì 5 settembre 2008

O Puglia Puglia mia...

Ho ancora negli occhi distese sterminate di ulivi, terra rossa, pianura in qualunque direzione si estenda il mio sguardo, acqua limpida, vigne da cui pendono infiniti grappoli di uva matura... E purtroppo ho ancora nel naso quell'odore di benzina che invade così spesso la mia città. Perchè si parla tanto dell'ILVA a Taranto. La ricorda anche Caparezza nella sua "Vieni A Ballare In Puglia" : Abbronzatura da paura con la diossina dell'ILVA. Qua ti vengono pois più rossi di Milva e dopo assomigli alla Pimpa). Ma non c'è solo lei ad avvelenarci. Quasi ogni giorno, durante la mia permanenza estiva, un odore nauseabondo e soffocante dalla raffineria invadeva le strade del centro. Me l'ero scordato, ma mi ha accolto già mentre il treno passava per la zona industriale alle porte di Taranto ed una signora pochi posti più in là mi ha sorriso amaramente e mi ha detto "siamo arrivati". Ho ancora nelle orecchie la rabbia della Mia Armonia, che mi chiedeva "ma come potete accettare una situazione del genere? Perché non vi ribellate?" Già. Perché? Perché quelle industrie danno anche da mangiare? Un cibo tossico, che piano piano avvelena la città. Perché la paura della fame è più forte? Forse perché l'unica ribellione che conosciamo è scappare via dalla nostra terra, pur col cuore a pezzi e come dice Caparezza :
"O Puglia Puglia mia tu Puglia mia, ti porto sempre nel cuore quando vado via e subito penso che potrei morire senza te. E subito penso che potrei morire anche con te."

4 commenti:

Daniela Zeta ha detto...

ciao Angelo.

La zona industriale di Taranto è forse la cosa che più mi ha spaventato nella mia vita. Era notte e bisogna passare di là "per forza". Tu sicuramente sai meglio di me a cosa mi riferisco, io non ho orientamento nemmeno a casa mia.
Posso solo dirti che mi ricordava la città apocalittica di "Johnny Mnemotic" (o almeno così credo si chiami il film) e pensavo a quando la realtà fosse già ad un passo avanti alla fantasia.
L'odore colpì anche me. Fortissimo, di metallo o così lo associavo.

La tua città invece è bellissima ed accogliente. Te lo dico da turista ma deve suggerirti che sono le cose che vivi e hai vissuto tu che te la rendono così ai tuoi occhi, ma non è l'unica realtà. Ce ne sono tante.

Caparezza è un grande, nonostante la popolarità dice quello che pensa. Io credo poi che sia una canzone d'amore alla sua terra e lo capisco benissimo come se fosse anche la mia (del resto siamo troppo vicini per non capirci).

E capisco anche le ragioni che dai dell'accettazione di una situazione del genere.

Sono realista ma non perdo comunque la speranza che un giorno non so quanto lontano le cose possano cambiare, per tutti.

Angelo ha detto...

Ciao Dani e grazie del commento!

PS La prossima volta che passi dall'infernale zona industriale di Taranto, guarda anche le fiamme sempre accese su alcune ciminiere della raffineria: a me fanno sempre pensare a Blade Runner...

Rachele ha detto...

Ribellarsi...certo, facile a dirsi, difficile a farsi. L'ILVA è la nostra distruzione e allo stesso tempo la nostra fonte di vita. Sull'ILVA ci muoiono migliaia di famiglie, quelle stesse che ci mangiavano, sull'ILVA si perdono un sacco di soldi, quegli stessi che cede ai suoi lavoratori, spesso troppo pochi per arrivare a fine mese, spesso unica fonte di sussistenza. Ed è un circolo vizioso che contiinua e continua, si parlerà di depuratori, di nuove norme, di inquinamento, ma finchè non si giungerà ad una soluzione FATTIBILE per una città in dissesto, morta dentro, fuori e nell'animo dei cittadini, non si potrà fare nulla di concreto.

Angelo ha detto...

Hai ragione Rachele.

Mio padre lavorava lì e quindi se ho potuto crescere e studiare è stato grazie allo stipendio che lui prendeva da lì.
Però ho visto anche la vita che si fa lì dentro e le condizioni in cui si lavora quell'industria malsana.
Quando mi sono laureato e l'unica opzione possibile a Taranto era entrare all'Ilva, anche se come ingegnere, ho fatto la valigia, col cuore colmo di tristezza e sono partito, piuttosto che cedere al ricatto di quel "mostro" di acciaio e diossina...