lunedì 7 novembre 2011

Parola di Bradbury

Ho trovato per caso in biblioteca un bellissimo libro di Ray Bradbury sulla scrittura, un libro carico di energia e di gioia e gusto per la scrittura, intitolato "Lo zen nell'arte della scrittura".
Nell'introduzione Bradbury dà una delle più belle spiegazione del perché scrivere che mi sia  capitato di leggere.
Eccola qui:
"Ricordate il pianista che disse che se non si fosse esercitato ogni giorno se ne sarebbe accorto lui, se non l’avesse fatto per due giorni se ne sarebbero accorti i critici, dopo tre giorni gli spettatori, se ne sarebbero accorti.
 Questo è vero in parte per gli scrittori. Non che il vostro stile, qualsiasi esso sia, si dissolva nel giro di pochi giorni.
 Ma quello che succederebbe è che il mondo vi raggiungerebbe e proverebbe a disgustarvi. Se voi non scriveste tutti i giorni, i veleni si accumulerebbero, e voi comincereste a morire, o a fare pazzie, o entrambe le cose.
 Dovete essere ubriachi di scrittura, in modo che la realtà non possa distruggervi.
 Perché la scrittura ammette esattamente la verità, la vita, la realtà che voi siete capaci di mangiare, bere, digerire senza iperventilare e cadere come un pesce morto nel vostro letto.
 Ho imparato, nei miei viaggi, che se resto un giorno senza scrivere comincio ad agitarmi. Due giorni e mi vengono dei tremiti. Tre giorni e do segni di pazzia. Quattro e potrei benissimo essere un maiale che si rotola nel fango. Un’ora di scrittura è un tonico. Sono sulle mie gambe, corro in cerchio e strillo per avere un paio di ghette pulite.
 Quindi di questo, in un modo o nell’altro, si parla in questo libro.
 Prendere un pizzico di arsenico ogni mattina per poter sopravvivere fino al tramonto. Un altro pizzico di arsenico al tramonto per poter più che sopravvivere fino all’alba.
 La microdose di arsenico che inghiottite adesso vi prepara a non essere avvelenati e distrutti più tardi.
 Il lavoro nel mezzo della vita è questa dose. Manipolare la vita, mischiare le sfere brillanti e colorate con quelle scure, miscelare una varietà di verità. Usiamo i grandi e bei fatti dell’esistenza per unirli agli orrori che ci affliggono direttamente nelle nostre famiglie e nelle nostre amicizie, o attraverso i giornali o la televisione."

5 commenti:

gelostellato ha detto...

sì. bello. :)

Anonimo ha detto...

scrivere è contagio. leggere è contagio.
pensare è una malattia la cui cura è agire.

scrivere è dunque sia malattia contagiosa che autoterapia.

baci
m.m.

anna ha detto...

E' propio vero!
La scrittura la si deve sentire nel cuore e nella carne.
Solo così avrà nel suo interno, quella spinta vitale che coinvolge
e fa amare l'opera dello scrittore
"poesieinsmalto"

Cristiano Sabbatini ha detto...

Condivido pienamente!

Ric ha detto...

Se c'e' una cosa che stilisticamente mi da' il mal di mare, sono le paroletutteattaccate fatte per sortire chissa' quale suono o ubriachezza da affanno per pronunciarle anche solo in silenzio nella mente che, per anni e forse non a caso, ci chiede di scandire, di dare metrica. No? In ogni caso, bell'estratto da questo libro! Viene voglia, tanta voglia di scrivere, di tornare a macchiarsi di lettere.