lunedì 16 marzo 2015

ERA UNA NOTTE BUIA E TEMPESTOSA...

...era il tema della IX edizione della Terza Era di Minuti Contati. Come non pensare, allora, ai Peanuts? Ecco la mia interpretazione del tema (racconto classificatosi secondo, in quell'edizione)
Come noccioline

«È davvero strano» disse Lino guardando la macchina per scrivere. «Sicuro di non averlo scritto tu?»
Carlo sbottò: «Me ne ricorderei! In ogni caso, se non sono stato io, né tu, come lo spieghi?»
Lino ruotò la testa fino a inquadrare il cane: «Lui?» sussurrò. «Ti chiami Carlo e io Lino. Il tuo cane si chiama Snoopy. La frase scritta su quel foglio è indubbiamente sua.»
«Ho capito, mi sottoporrò ai test per la demenza senile. Contento?»
Lino annuì, poi imitando l’accento inglese aggiunse: «Un volta eliminato l’impossibile.»
«Sì, vabbè» disse Carlo, uscendo dalla stanza.
Sulla soglia, con Lino, c’era un uomo con una camicia rossa e una giacca nera.
«Carlo, lui è Ciro Cane, un detective privato.»
«Che ci fa qui?» ruggì Carlo.
«Mi occupo di casi impossibili» precisò Ciro.
«Un ciarlatano, insomma.» Carlo provò a chiudere la porta, ma Lino la bloccò.
«Ascoltalo, almeno.»
«Va bene, basta che faccia in fretta.»
Si sedettero.
«Lino mi ha spiegato tutto, ma permettimi di riepilogare. In questa casa accadono cose strane. È iniziata con la comparsa di fogli con la scritta era una notte buia e tempestosa. Il tuo cane ha preso a dormire sopra la cuccia e a ballare. La mia tariffa è di 50 Euro al giorno più le spese. Più, ovviamente, una donna che venga a letto con me.»
«Se ne vada!» urlò Carlo afferrando l’uomo per un braccio e aprendo la porta per sbatterlo fuori. Oltre la soglia, c’era un tizio identico a Totò con il pugno alzato. Quando li vide esclamò: «Oh, perdinci e per bacco! In questo mondo va tutto al contrario! Mi aprono prima di bussare. Ti buttano fuori, Capo, prima di aver sentito le mia battute. Ti conviene telefonare alla ragazza con cui hai appuntamento stasera e dirle di fare il test di gravidanza.»
Carlo chiuse la porta con un sospiro.
«Vuoi che vada via anch’io?» sussurrò Lino.
Sospirò: «No, rimani.»
«Che sta succedendo?»
Carlo si lasciò cadere sul divano, prese il telecomando, accese il televisore e iniziò a fare zapping. Ovunque edizioni speciali del telegiornale, ma l’argomento variava. Su un canale una grande astronave stava distruggendo gli edifici del potere di Roma, su un altro gli zombie in giro per Milano, su un altro ancora supereroi in lotta con un mostro gigantesco.
«Jung credeva che esistesse un inconscio collettivo. Alcuni scrittori, come Jean Rey o Valerio Evangelisti, hanno immaginato che quell’inconscio potesse alterare la realtà. È quello che sta succedendo. Abbiamo sovraccaricato il nostro immaginario. Le storie in cui ci siamo immersi sono venute fuori da lì e stanno per sommergerci. Qui, i sintomi si sono visti prima perché sono uno scrittore.»
«Ora ricordo» disse Lino, con l’espressione allucinata di chi ha appena scoperto la verità. «Solo un dettaglio: questa è casa mia, non tua, e io non ho mai avuto amico di nome Carlo, né un cane di nome Snoopy.»
Il beagle nell’angolo guaì a quella rivelazione.
«Sono io lo scrittore» continuò Lino. «Tu sei solo un bambino che non riceve mai biglietti di San Valentino.»
Carlo si guardò allo specchio e si accorse di non essere un vecchio, come ricordava. Sorrise a Lino: «Sai, è la prima volta che vedo un adulto.» Poi si diresse verso la porta, tirò la maniglia. «Vieni, Snoopy!»
«Dove vai?» gli chiese Lino.
«Devo trovare i miei amici. Non vorrei si imbattessero negli Zombie. Senza di noi, finirebbero sgranocchiati come noccioline.»

2 commenti:

Marco Contin ha detto...

Racconto geniale, complimenti

Angelo ha detto...

Grazie, Marco! Piccola curiosità, come ti sei imbattuto in questo vecchio post?